Il lato oscuro e lo Spirito

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Il rispetto ossessivo delle regole
la vergogna
Il lato oscuro dove ricaccio
i pensieri che non sento conformi alla mia morale

La vergogna e il problema del male

Mi è capitato di leggere il titolo molto intrigante e sempre attuale di un libro, che mi ha indotto a comprarlo ed a leggerlo subito: Murray Stein, Elena Caramazza: “Temporalità, vergogna e il problema del male” (Ed. Moretti & Vitali – Bergamo, 131 pagg.).

Dice la presentazione: “E’ un carteggio tra gli autori, che nasce dopo una conferenza di Murray, nell’Aprile 2016, dal titolo: Musica per il tempo che verrà – La “Lezione di piano” di Wolfgang Pauli.”

In copertina l’immagine di una scultura in terracotta di Elena Caramazza, che rappresenta Teilhard de Chardin: la cosa mi sorprende e mi incuriosisce. Infatti, W. Pauli (austriaco 1900 – 1958) è un personaggio a me ben noto. E’ un fisico, uno dei padri fondatori della meccanica quantistica e  Premio Nobel nel 1945 per la sua scoperta del Principio di Esclusione, relativo alla struttura dell’atomo. I testi di chimica sui quali avevo basato i miei studi universitari, infatti, si fondavano tutti sugli studi di Pauli, molto spesso espressamente citato.

Tra materia e psiche

Che cosa aveva a che fare  Pauli con un testo compreso in una collana di psicanalisi junghiana?

Ho così scoperto che Wolfgang Pauli, dopo aver conosciuto Carl Gustav Jung (1875 – 1961), psichiatra,  padre della psicologia analitica, aveva riscontrato un parallelismo tra la fisica quantistica e la teoria del profondo. In entrambi i casi, infatti, se pure in campi scientifici estremamente diversi, esiste un problema tuttora irrisolto: come comprendere in un’unica teoria, da un lato i principi della meccanica classica newtoniana e quelli della meccanica quantistica e dall’altro la mente cosciente ed il profondo dell’animo? Quali i rapporti tra l’uno e l’altro polo in entrambi i casi? Nella “Lezione di piano”  Pauli si cimenta nel dare una risposta, sulla quale poi Stein e Caramazza si confrontano nel loro carteggio.

Di questo libro, piccolo ma molto intenso, mi hanno colpito molto nell’animo queste parole: Esistono

persone che vivono rispettando scrupolosamente un sistema di regole rigide, che osservano leggi o ordinamenti religiosi che vietano tassativamente di coltivare determinati pensieri o sentimenti (i farisei? n.d.r.). Quando queste immaginazioni affiorano in superficie….(fantasie, sogni, associazioni casuali), prima che possano essere rimosse e relegate nelle profondità dell’inconscio, insorge la vergogna. La psicoterapia non rappresenta un’opzione valida per queste persone perché esse non tollerano gli affetti e i pensieri che esprimono la loro ombra e di conseguenza non sono in grado di integrarli. La paura della vergogna e della colpa blocca il processo. Il risultato è il conflitto nevrotico cronico.

La cosa mi riguarda. Il mio lato oscuro e la luce evangelica

“Non mi aspetta un futuro roseo” mi sono detto, “ma certamente il problema sussiste: mi riconosco in questa rappresentazione.”

Riconosco l’esistenza in me di un “lato oscuro”, profondo, nel quale ricaccio pensieri ed emotività che non sono conformi alla mia morale.

E’ il lato oscuro che mi fa ricordare le parole di Gesù:

Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall’interno e rendono impuro l’uomo” (Mc. 7, 21-23).

Aggiungerei: la voglia di potere e di supremazia, la protervia, la voglia di possedere,  la rapacità, la malizia, la diffidenza, la mormorazione e tanto altro.

Mi vengono in mente queste altre parole di Gesù:

Io sono venuto come luce nel mondo, affinché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre. Se uno ode le mie parole e non le osserva, io non lo giudico; perché non sono venuto per giudicare il mondo, ma a salvare il mondo (Gv. 12, 46-47).

“Io sono la via, la verità e la vita”

Dunque, dico a me stesso, Gesù non è venuto a salvarci “scontando i nostri peccati”, ma opponendosi a quella forza di attrazione che, come un buco nero, abbiamo nel profondo e che ci trascina verso il “male”. Infatti, in altra parte, Gesù stesso dice: “E quando sarò innalzato dalla terra, attirerò a me tutti gli uomini” (Gv. 12, 32). Lui infatti è “via, verità e vita” e solo credendo in Lui possiamo stare lontano dal male.

Per questo ”Propose loro ancora questa parabola per mostrare che dovevano pregare sempre e non stancarsi” (Lc 18,1). Solo ora capisco il senso di questa raccomandazione: pregare sempre non già come atto meritorio, ma per tenerci attaccati al Signore, costantemente attratti da Lui, agganciati a Lui, per non cadere nel baratro.

Dice ancora Gesù:

Se dunque voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono!”.

Io non so dire da dove venga questo “lato oscuro” che è presente nel nostro animo, ma so, sulla parola di Gesù, che solo aprendoci al suo Spirito potremo evitare di scivolarci dentro.

Credo in Gesù di Nazareth e credo che solo  con il supporto del suo Spirito potrò avere oltre ai suoi “sette santi doni” (Fortezza, Sapienza, Scienza, Intelletto, Consiglio, Pietà, Timore del Signore) la pace e la gioia di amare e di essere amato.

Poi c’è la guerra. E la pace

Ecco la pace: la guerra è proprio la massima espressione di quel “lato oscuro” che c’è in noi, simbolo massimo del “male”. Con la guerra si esaltano l’odio, il rancore, l’astio, la voglia di vendetta, di sangue e di morte. Si dà libero sfogo alla violenza, all’uccisione dei più deboli come vecchi e bambini, allo stupro e alla devastazione, accompagnati dalla esplosione dell’indigenza e della povertà estrema.

La pace, quella vera,  è proprio un dono dello Spirito, che si basa sul riconoscimento dell’altro e del diverso come un dono, per costruire insieme un futuro migliore: non come  la pace del mondo, che,  basata unicamente sul potere di dissuasione delle armi, è solo una “non guerra”, pronta a scoppiare in qualsiasi momento.

C’è un’ultima questione, che vorrei solo porre  all’attenzione del lettore e che viene affrontata nel testo che sopra ho citato: “perché non era possibile un mondo senza male?” Potrebbe esistere il bene se non esistesse il male?

“L’anima profondamente religiosa di Giobbe, riconoscendo i suoi limiti, preferisce prostrarsi ed adorare il mistero”: questa la risposta che ne dà Elena Caramazza.

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Lizzola

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