"Profili" è il titolo di una collana curata dalle ACLI su personalità significative del mondo cattolico bergamasco.
Il primo opuscolo è dedicato a Franco Pizzolato: è un'intervista a cura di Martino Rovetta.
Pubblichiamo una scheda dello stesso Rovetta a la presentazione a cura di Daniele Rovetta
Tra l'inverno e la primavera di quest'anno ho avuto la fortuna di intervistare Luigi Franco Pizzolato, docente emerito di Letteratura cristiana antica presso la Cattolica di Milano. Un'occasione unica per conoscere un pezzo di storia del secondo Novecento e per riflettere sul cattolicesimo democratico.
Le esperienze, i maestri

Tradizione e tradimento. Descriverei così il retrogusto che mi ha lasciato l’intervista che potrete leggere nel libro disponibile su moltefedi.ito acquistabile direttamente presso la sede provinciale delle Acli di Bergamo, in via S. Bernardino, 59 in cui il filo sottile della storia che solca i cambiamenti d’epoca percorre tracciati riconoscibili e distese totalmente inedite.
La cronistoria del secondo Novecento si intreccia ai vissuti personali di Franco Pizzolato, agli insegnamenti dei tanti maestri incontrati, e ai numerosi libri letti, studiati e fatti diventare cultura viva. Un racconto affascinante in cui ai ricordi di infanzia, alle analisi lucide sul contesto locale, alle idee personali e agli orizzonti futuri si accostano le figure riconoscibili del cattolicesimo democratico tra cui spiccano Giuseppe Lazzati, Giorgio La Pira e Giuseppe Dossetti, e volti noti della nostra città, tra cui don Sergio Colombo. Si tratta di un continuo rincorrersi tra retrospettive gustose e affondi sul contesto attuale in un universo di tematiche che spazia dalla politica alla Chiesa, dall’impegno civico alla dimensione spirituale.
La vicenda esistenziale di Franco Pizzolato si snoda infatti tra Schio (Veneto), luogo di infanzia di cui ricorda anche gli anni della guerra, Milano negli anni di studio alla Cattolica, e infine Bergamo, in particolare la comunità di Redona dove vive ancora oggi come marito, padre e nonno. Nel mezzo c’è una ricerca costante e accurata che spazia dallo studio del cristianesimo delle origini al ruolo del cristiano nella città, dalla riflessione sul Concilio alla formazione politica, dagli anni di insegnamento a quelli dell’impegno in Città dell’uomo senza dimenticare i legami d’affetto stretti con tante persone e all’impegno costante nell’associazionismo. A ritmare il racconto un interrogativo martellante: come vivere il cristianesimo nella città dell’uomo?
Per una vita spirituale attiva nella città
Raccogliendo la preziosa eredità di Lazzati, Franco Pizzolato narra con passione il desiderio di un cristianesimo che possa raggiungere tutte e tutti senza mai rifugiarsi nella nostalgia di un passato trionfale. Ma non solo. Emerge con potenza il desiderio di formare alla politica, di coltivare una vita spirituale attiva nella città, e di trasmettere il patrimonio culturale della Chiesa delle origini.
Un esercizio che richiede discernimento, continuo aggiornamento e la sapienza di sapere cosa conservare e cosa cedere che è in fondo l’ermeneutica più autentica della tradizione che anche Franco consegna pienamente nei suoi racconti. E se, sulle orme di Lazzati e di Pizzolato, si può accantonare pacificamente l’idea di un partito cattolico le parole del professor Pizzolato ci ricordano che è ancora possibile custodire il sogno di “elaborare grandi progetti, trovando poi le soluzioni storiche confacenti al tempo e al luogo e cercando di far maturare le varie forze politiche in quella direzione.”
Magari proprio a partire da quei nuclei di solidarietà che creano legami in favore di chi è più povero e di chi è più debole.
Martino Rovetta
Il "cattolicesimo democratico"
Sono molto contento di iniziare la nuova Collana Profili - dedicata a donne e uomini bergamaschi che hanno tracciato laicamente vie di Vangelo nella città di tutti - con il lungo dialogo di Martino Rovetta con Franco Pizzolato. Contento perché Franco Pizzolato è certamente il testimone più significativo in terra bergamasca di quel filone chiamato “cattolicesimo democratico” che ha segnato le stagioni più feconde della maturazione civile degli italiani e della presenza dei cattolici in politica. Un filone che ha saputo declinare i principi della dottrina sociale cristiana in un senso antropologico, cioè capace di mostrare il loro carattere non dogmatico-confessionale, ma di promozione di tutti gli uomini nella città plurale.
Sono le regole che hanno propiziato la nascita, così cristiana e pur così condivisa, della nostra Carta costituzionale e che sostanziano quella presenza dei cristiani nel mondo, auspicata dal Concilio Vaticano II, in particolare dalla Lumen Gentium e dalla Gaudium et Spes. Una vicenda - questa dei cattolici democratici - che ha dato vita ad una generazione di credenti che hanno unito a un fortissimo senso delle istituzioni un altrettanto forte senso della giustizia sociale, dell’eguaglianza, dei diritti degli ultimi. Convinti che il cristiano non può stare a metà, perché, come diceva uno slogan cileno, «non esiste il centro tra giustizia e ingiustizia».
I valori e l'azione politica
Certo, per stare da credenti nella città di tutti, per custodire il Vangelo che ha sempre e solo il volto e il profilo dell’umano, serve - e questa è un’altra grande lezione del cattolicesimo democratico - metodo e questo oggi è il punto dolente di tanti credenti. Per molte ragioni, le comunità cristiane in questi decenni si sono defilate e non hanno educato ad un metodo politico adeguato. Ciò ha reso i cattolici del nostro Paese incapaci di andare oltre gli appelli generici. Ridotti ad essere, quasi sempre, sacerdoti silenti e superficiali del generico buon senso che, molto spesso, poco hanno a che fare con il Vangelo.
Lo sappiamo: il cristiano può e deve fare politica - sapere e prassi che ha leggi e valori specifici che non possono venire posti a lato - solo se pratica buone mediazioni, che siano incarnazione dei principi o dei valori attraverso l’azione. In caso contrario si condanna o al tradimento dei valori oppure all’inefficacia politica. La costruzione della mediazione è il modo politico di mettere in pratica la necessaria coerenza con i valori cristiani.
Non bastano gli slogan né bastano le buone intenzioni. Come non basta limitarsi a proclamare valori e istituzioni come se magicamente si potessero affermare. Occorre, piuttosto, sostanziarli, sotto il segno della competenza, del rigore e della laicità. Per questo, continuo a credere che il futuro del cattolicesimo democratico è ancora tutto da scrivere e il suo contributo sarà decisivo alla formazione dei cattolici che vogliano pensare politicamente in vista di una qualità alta di una politica capace di costruire progressivamente la città nella direzione della pace sociale, attraverso il bene comune consensualmente costruito.
Nella città plurale occorre rifare pazientemente una grammatica dell’umano, non dando per scontato più nulla e lavorare culturalmente per dare senso al sistema politico e alle istituzioni democratiche, impedendo che si trasformino in gusci vuoti.
Franco Pizzolato - sulla scia di maestri come Giuseppe Lazzati, Giorgio La Pira, Giuseppe Dossetti - ha lavorato, lontano dal clamore e dai riflettori, un’intera vita per questo. E per questo gli siamo davvero molto grati
Daniele Rocchetti