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Dai primi discorsi di papa Leone

Un'immagine alla settimana - Rubrica a cura di Osvaldo Roncelli
“Messaggio alle “Chiese sorelle”
“…uscire dalla “torre di Babele…”
“…costruiamo ponti…aperti a ricevere tutti…”
“…con la gente di buona volontà per costruire un mondo nuovo in cui regni la pace”

Un “luogo” profetico nell’Ospedale oncologico di Marsiglia

Lieu de recuillement e de prière (multiconfessionale e laico)

Nei primi anni duemila l’amministrazione dell’Ospedale Oncologico Paoli Calmettes di Marsiglia vuole realizzare al proprio interno un “luogo” che accolga nel raccoglimento le più varie culture e accomuni nella preghiera differenti fedi; la realizzazione viene affidata all’artista italiano Michelangelo Pistoletto (Biella 1933).

Come i petali di un fiore

Il progetto ha visto il preliminare coinvolgimento da parte di Pistoletto dei rappresentanti delle locali comunità religiose: ebraica, cristiana, islamica e buddista. 

Dai confronti il “luogo” prende forma; Pistoletto suddivide lo spazio in cinque settori triangolari in penombra; i vertici convergono al centro irrorato da luce zenitale.

Distinti ma insieme

Griglie metalliche definiscono i settori, distinguendoli senza separare, ponendoli in reciproca osmosi, come per filtrare visione, favorire comunicazione e interscambi.

Le prime quattro sezioni sono dedicate alle religioni ebraica, cristiana, islamica e buddista; in ciascun la Comunità locale ha collocato il simbolo maggiormente rappresentativo della propria fede.

“A chi coltiva l’inquietudine della ricerca di Dio…” (da papa Leone)

Il quinto spazio è riservato a chi non trova spazio nei precedenti quattro settori, ma ricerca, medita, pensa; non vi sono simboli, ma libri.

“Nella diversità mi sono moltiplicato” (da Pistoletto)

Al centro - in piena luce, ad evocare un altare - è collocato “Metrocubo d’infinito”, opera realizzata da Pistoletto che riscosse già dal 1966 grande interesse nel contesto della nascete “arte povera”.

L’opera esplora l’idea di universo senza confini, vuole essere “luogo di provocante meditazione che espanda il valore dell’uomo nella sua capacità di immaginare”.

Specchi estensione dell’occhio e della mente, rivelatori del celato

Il “Metrocubo d’infinito” è un volume di un metro su un metro composto da sei superfici di vetro esternamente opache, specchianti verso l’interno e tali da riflettersi reciprocamente all’infinito; il tutto è sostenuto e fermato da corde. Dentro c’è lo spazio immenso, tutto ciò che non è conoscibile dell’universo. Le facce opposte sporgono dai lati riflettendo le poche cose circostanti, come il poco dell’universo possibile alla conoscenza. 

Se si sciogliessero i nodi delle corde che reggono il cubo, gli specchi cadrebbero frantumandosi: è la soglia del mistero, diaframma tra finito e infinito.

Malattia, cura e fedi

Tutto questo in un ospedale dove dolore e cura non hanno colore, etnia, cultura o tradizione e le grandi fedi storiche - e la ricerca di chi non ha fede - si incontrano per interrogarsi intorno a uno spazio tenuto insieme da fragili corde che trattengono l’opaco della morte e il riflesso della vita.

Da papa Leone XIV

“In un mondo ferito dalla violenza e dai conflitti, le fedi possono e devono avere un compito comune per il bene dell’umanità e la salvaguardia della casa comune”.

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