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Gesù moltiplica pani e pesci. Il Vangelo e gli uomini

Gesù moltiplica pani e pesci e parla di pane "disceso dal cielo".
E' il tema dei brani del vangelo delle domeniche correnti.
La “Moltiplicazione dei pani e dei pesci” (Gv 6,1-15) è il tema di un originale affresco nella chiesa del Santo Sepolcro nell’ex Monastero di Astino

La “limosina granda”

Sulla controfacciata della chiesa del l’ex Monastero di Astino, proprio sopra l’entrata principale, un affresco rappresenta la “grande elemosina” promossa dai frati vallombrosani fin dal 1501; ogni anno, alla Domenica delle Palme, a ciascun povero che si fosse presentato al convento veniva donato un pane e un quattrino.

Inizialmente i monaci predisposero per la distribuzione 10 some di grano, circa 300 chili, ma tale fu sia il successo dell’iniziativa, che il diffondersi del bisogno, che il necessario quantitativo di pane crebbe via via ogni anno: nel 1570 per il grande afflusso di popolo si arrivò a distribuire 10.000 pagnotte.  

L’affresco, realizzato nel corso della ristrutturazione della chiesa nella seconda metà del ‘500, racconta l’evento con la particolare scelta di ambientarlo nella scena evangelica della “Moltiplicazione dei pani e dei pesci”  

Un evento straordinario e un segno nella storia

Sullo sfondo di colline con un lago – forse il lago di Tiberiade – una folla è passata “…all’altra riva del mare di Galilea…” e si assiepa in una radura intorno a Gesù seduto con i discepoli. Filippo con il braccio alzato indica la folla stanca e affamata; sta dicendo: “Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pazzo”. Andrea avvicina il ragazzo che porta il suo cesto con cinque pani e due pesci; Cristo lo prende alza il braccio e dice: “Fateli sedere”.

Intorno i monaci, nella loro tonaca nera, guardano e meditano: il fatto evangelico entra nella quotidianità.

All’angolo di sinistra un apostolo è già impegnato a distribuire pane a mani tese; due monaci si affaccendano sopra dei canestri – forse due dei dodici dove vennero raccolti gli avanzi della distribuzione miracolosa – e danno pane a vedove, orfani, anziani.

Apostoli e monaci, folle affamate del passato e del presente, si confondono nella scena dove evento straordinario diventa segno nella storia.

Il pittore che affresca con forme vernacole, guidato però da un fine teologo, è probabilmente Giovanni Battista Guerinoni d’Averara già impegnato nel complessivo rinnovamento della chiesa.

Epilogo

La storia purtroppo è libera e la “limosina granda” crea problemi: ai frati per la spesa che diventa eccessiva, all’ordine pubblico per il tumulto della folla e “per gli scandali che nascevano tra huomini e donne fuori dal monastero.”

Nel 1574, poco tempo dopo la realizzazione dell’affresco, i monaci saranno costretti a sospendere l’iniziativa sostituendo la loro buona intenzione con una donazione annuale di frumento al nuovo grande ospedale di san Marco da poco inaugurato in Contrada di Prato.

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