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La povertà in Italia continua a crescere. Il rapporto Caritas 2026

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Il Rapporto Caritas 2026 descrive una povertà crescente in Italia, sempre meno emergenziale o temporanea ma con caratteristiche che evidenziano un’evoluzione strutturale

 

 

Sempre più poveri sempre più a lungo

Questa può essere l’estrema sintesi del Report Statistico Nazionale 2026 sulla povertà in Italia elaborato dalla Caritas secondo i dati della rete di assistenza riferiti all’anno 2025. Il documento attesta una povertà che tende a divenire strutturale piuttosto che episodica o d’emergenza,

I dati principali del Report 2026

Uno sguardo di sintesi del Report rendono immediatamente evidente la dimensione e le caratteristiche del disagio.

Persone assistite (record storico): Nel 2025 la rete Caritas (3.520 servizi in 206 diocesi) ha supportato 282.539 persone, segnando un aumento del +1,7% rispetto al 2024 e un balzo del +48% rispetto a dieci anni fa. È pur vero che l’aumento 2025 anno su anno è contenuto ma conferma il trend che non appare dare segnali di inversione.

Composizione dell'utenza:
  • Il 56,7% è straniera (di cui quasi la metà africana e molti privi di regolari permessi), il 41,6% è italiana (oltre all’1,8% di apolidi o doppia cittadinanza);
  • Le persone sole sono aumentate in modo rilevante (dal 23,8% al 32,9%), evidenziando una crescente solitudine;
  • Gli assistiti over 65 sono cresciuti del +191% nell'ultimo decennio;
  • Le famiglie con figli minori rappresentano il 52% dell'utenza.
Natura del bisogno e cronicità:
  • Il 28,1% degli assistiti è seguito da Caritas da 5 o più anni (con una media di 8,7 incontri all'anno);
  • Il 55,6% ha due o più tipologie di bisogno; il 30,6% ne ha tre o più.
Tipologie di criticità:
  • Povertà economica: 78,1%;
  • Problemi occupazionali: 44,2% (il fenomeno dei working poor o lavoratori poveri è in forte ascesa, toccando il 31,7% tra i 35-44enni e il 31% tra i 45-54enni);
  • Difficoltà abitative: 23,7% (con il 34,9% che vive una vulnerabilità abitativa, di cui il 23,1% in forma grave);
  • Bisogni sanitari: 15,2% (in forte crescita, con un +69% rispetto alle rilevazioni precedenti, inclusa l'area psicologica);
  • Lavoro insufficiente: Il 24% delle persone aiutate ha comunque un’occupazione: avere un lavoro non basta più a mettere al riparo dall'indigenza.

La società cambia: cambiano le forme di povertà

Negli ultimi anni la nostra società si è molto modificata: la disgregazione dei rapporti familiari e sociali con l’aumento delle persone sole (single, vedovi, divorziati, etc.), l’invecchiamento della popolazione (forte l’aumento della povertà sanitaria e assistenziale), l’immigrazione, le difficoltà di inserimento, la negativa congiuntura economica e le difficoltà del mondo del lavoro, l’inflazione, la crisi abitativa soprattutto nelle grandi città esposte al fenomeno della gentrificazione. A tali fragilità si accompagnano spesso altre forme di povertà, come la povertà educativa e formativa che non consentono un accesso dignitoso al mondo del lavoro.

La povertà non è quindi solo uno stato di privazione ma diventa una condizione di fragilità stabile che espone le persone allo sfruttamento come avviene in ambiti di lavoro nero, se non, come per molti giovani, alla attrattiva delle organizzazioni criminali, alla prostituzione, ma anche all’alcolismo, alla violenza frutto spesso di una rabbia sociale inesprimibile, alimentando un circolo vizioso da cui è difficile uscire.

Quali interventi?

Le iniziative per affrontare il fenomeno richiedono rilevanti investimenti mirati e non sono né semplici né di breve termine.

Se da una parte gli interventi assistenziali, i supporti economici, come appunto quelli principalmente offerti dalla rete Caritas sono decisivi per l’emergenza, o per specifiche tipologie di bisogno, spesso faticano ad incidere sulle cause più profonde.

Un esempio: la povertà abitativa (fenomeno, peraltro, non solo italiano come dimostrano i recenti fatti spagnoli), si scontra con un mercato della casa difficile, mentre il settore pubblico non riesce a mettere a frutto il vasto patrimonio immobiliare potenzialmente disponibile. Nella sola Regione Lombardia sono decine di migliaia (circa 40.000 secondo alcune stime) le unità abitative di proprietà pubblica sfitte e non assegnate per i più vari motivi: necessità di manutenzioni straordinarie, pesantezze burocratiche, contenziosi, occupazioni abusive, disorganizzazioni, carenza di risorse: nel frattempo, sono oltre 10.000 i senza fissa dimora censiti nelle principali città italiane.

Il nostro impegno

Di fronte a tali situazioni il singolo può sentirsi impotente, scoraggiarsi, avere l’impressione che il proprio contributo sia solo una goccia nel mare. Richiamo allora il commento di Mons. Benoni Ambarus, Presidente di Caritas Italiana, al Report 2026:

«La povertà è sempre un interrogativo che interpella anzitutto la Chiesa, il suo modo di stare dentro la storia, la sua capacità di farsi prossima alle persone e ai territori più fragili. I dati raccolti dalla rete Caritas nascono dall’ascolto quotidiano e ci chiedono di essere comunità più attente, capaci di riconoscere le ferite, custodire i legami e non lasciare sole le persone».

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