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testimoni di Pace e di Nonviolenza

Sorella Maria di Campello, “creatura selvatica e libera in Cristo”

eremo di Campello

 

Esattamente cento anni fa, il 22 Luglio 1926, Sorella Maria, detta la Minore, con quelle che diverranno le sue Consorelle (Jacopa, Immacolatella, Angeluccia e Rosa), inizia ad abitare un antico Eremo Francescano, a Campello, in Umbria, in un luogo solitario, accessibile allora solo a piedi, senza luce né acqua potabile.

 

 

Qui “le Allodole”, come le chiamava Sorella Maria, danno vita ad una comunità spirituale fondata sull’Agape (l’amore fraterno), la preghiera, lo studio, il lavoro, il servizio, la vita nascosta, l’accoglienza… “Non siamo né monache né suore. Non abbiamo una regola speciale, ma seguiamo con semplicità ed amore il pensiero di San Francesco” (Una vita francescana, Eremo di Campello sul Clitunno, Pro-manuscripto, 1987, p. 5).

La vita comunitaria

La vita comunitaria è scandita, oltre che dalla campana chiamata la “Nostalgica”, che annunzia la Liturgia delle Ore e il grande silenzio notturno, da alcune “consuetudini disciplinate”. Innanzitutto il silenzio, “all’eremo nota di Pace”, che prepara la preghiera, alimenta la contemplazione; poi l’ordine, come cura attenta ad ogni particolare (il “sacrum facere”), presenti al presente, “mai distratti, mai con l’anima assente”. Quindi il camminare all’aperto, sotto l’ampio cielo, immersi nel tempio della Natura, così come anche “il canto, il salmeggiare, il ripetere a memoria tratti delle Scritture, il Rosario quotidiano o anche una sola Ave Maria detta con il cuore” (ivi, p. 7).

E ancora la comunione con i più poveri e con chi soffre, vicino o lontano; l’ospitalità fraterna che accoglie l’amico o il contrario, “rispetta la fede, e lo smarrimento dello spirito, non cerca tanto di 'fare il bene' quanto di voler bene, non desidera insegnare ma piuttosto imparare, osservando e ascoltando”(ibidem).Infine, la consuetudine di fare il pane e, ultima ma non ultima, la corrispondenza, “per noi realtà di comunione con gli assenti: ci aiuta a partecipare alle loro vicende, a rattristarci e a gioire con tutti, a raccogliere testimonianza ed esempio” (ibidem).

La corrispondenza epistolare

Da rilevare l’amicizia spirituale con diversi “Grandi” del suo tempo: da E. Buonaiuti a don P. Mazzolari, da A. Scwheitzer ai padri Serviti G. Vannucci e D. M. Turoldo. Per non citare poi l’importante scambio epistolare (dal1928 al1947) con Gandhi. Così nella sua prima lettera (24 Agosto 1928) Sorella Maria parlava della vita fraterna dell’Eremo: “Fratello Gandhi, ecco una piccola sorella davanti a te. Io appartengo a Cristo e sono italiana. Vivo con altre sorelle amate in un vecchio eremo su di un monte: un antico luogo di preghiera ove un tempo abitavano uomini cercatori di Dio e della pace. Noi siamo povere e lavoriamo con le nostre mani, coltivando la terra, filando, tessendo e ricamando. Accogliamo con gioia e rispetto chi viene a noi per trovare una sosta di pace, nella semplicità e nella solitudine ove parla il Silenzio” (Gandhi e Sorella Maria, Un’amicizia grande come il mondo, F. Dante (ed.), Editrice Morcelliana, 2017, p. 53).

Nel prosieguo presentava direttamente se stessa: “Io sono creatura selvatica e libera in Cristo, e voglio con Lui, con te, con voi, con ogni fratello cercatore di Dio, camminare per i sentieri della verità e portare la mia testimonianza alla verità fino all’estremo” (ibidem). Infine, a conclusione della missiva, auspicava profeticamente un possibile loro incontro: ”Sì, il Signore venga verso di te, verso l’Oriente, verso l’India amata! E ti dia aiuto per venire tu stesso, pellegrino d’Oriente, verso l’Occidente, ove ti aspettano dei cuori fraterni. Se verrai, come ho fede e speranza, non dimenticare noi piccole abitatrici dell’Eremo, che siamo pronte” (ivi, pag. 54)

L’incontro con Gandhi

Desiderio avveratosi tre anni dopo, quando il 13 Dicembre 1931, Gandhi, giunto a Roma per un’udienza privata con Mussolini, si tratterrà con Sorella Maria e alcune sue consorelle (Immacolatella e Amata) come se fossero due vecchi amici che non si vedevano da anni…

Ecco ancora dalla lettera scritta da Sorella Maria alle sorelle dell’Eremo il ricordo affettuoso di quell’incontro tanto umano quanto spirituale: “Mattina radiosa. Visto Gandhi per mezz’ora, seduta a terra accanto a lui, noi tre sole, Shamrao e Mira così dolce, così amica. Gandhi è un fanciullo! filava s’intende, ma si è divertito molto a guardare la tovaglietta, il pane, e soprattutto a leggere da sé, compitando in italiano, mie parole! e a guardare nella foto la mia rocca! Immacolatella, dal canto suo, occupatissima a guardare le mutandine e le gambe nude e la frutta allineata sul camino, insieme al secchiello del latte e tascapane di Gandhi! Siamo stati insieme come vecchi amici” (ivi, p. 55-56). Al momento del congedo chiesero a Gandhi di benedirle, da quel giorno in poi anch’esse lo chiameranno Bapu (padre)…

Il seme benedetto

Sorella Maria, al secolo Valeria Pignetti, nata a Torino nel 1875, così spiegava, in una lettera del 1942, la scelta di vivere questa sua avventura spirituale all’insegna della solitudine, della comunione fraterna e della libertà dei Figli di Dio: “Io ho bisogno di un più largo respiro. Per questo lasciai dopo diciottoanni l’Istituto delle Francescane Missionarie Figlie di Maria. (…) Volevo una vita fraterna, regolata e custodita dalla disciplina religiosa…Incontrai difficoltà e durezze che furono pietre miliari sul cammino: perciò le benedico…” (cfr. Una vita francescana, p. 4).

Sorella Maria è entrata nella Gloria del Padre il 5 Settembre 1961 ed è sepolta con altre sorelle nel camposanto dell’Eremo, detto “campicello di pace”. A Sorella Jacopa, che le chiedeva un anno prima della morte: “Che resterà di noi?”, così rispondeva:” L’eco di un canto di allodola in un cuore che l’ha ascoltata”. E ancora alla consorella, che insisteva nel voler raccogliere le sue lettere, il suo pensiero e il diario della loro vita, perché nulla andasse perduto, con francescana letizia spiegò:” Un seme è gettato. Non c’è bisogno di noi, né di nostri scritti. Se il seme è benedetto, darà il frutto” (Ivi, p. 11).

Bibliografia minima:

Una vita francescana, Eremo di Campello sul Clitunno, Pro-manuscripto, 1987.
Gandhi e Sorella Maria, Un’amicizia grande come il mondo, F. Dante (ed.), Editrice Morcelliana, 2017.

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