Nello stesso giorno due sconfitte eccellenti, due débâcle. La débâcle è un “esito fortemente negativo di una competizione, spec. in campo politico, sociale, o sportivo”. Così la Treccani. In effetti, guarda caso, delle due débâcle di ieri una è sportiva: la Francia ha perso con la Spagna la semifinale del campionato mondiale di calcio, e una è politica: il governo è stato messo sotto dal voto del Parlamento sulla nuova legge elettorale.
Tutte e due le débâcle hanno uno sconfitto eccellente: Mbappè per la Francia, Meloni per il governo. “Flop Mbappé” titola la Gazzetta dello sport di ieri. Infatti. Il fragore della caduta è tanto più rumoroso quanto maggiore è l’altezza da cui si cade. Mbappé era grande vincente quando vinceva. Ora ha perso e rischia non solo di diventare perdente, ma grande perdente e proprio perché, prima, era un grande vincente. La sconfitta di oggi, infatti, rende meno luminose anche le vittorie di ieri.
Meloni ha qualcosa di Mbappé. Sembrava imbattibile. Il livello di gradimento restava stabilmente alto e lei e i suoi collaboratori ne erano orgogliosi. E invece arriva inattesa la débâcle. Con una conseguenza: adesso che Meloni è perdente nasce il sospetto che anche quando vinceva in realtà aveva incominciato a perdere. A parte il referendum sulla giustizia. Ma altri virus rodevano dall’interno: Salvini sgomitava, Tajani dipendeva più da Arcore che da Palazzo Chigi. E poi diversi ministri che, bisogna riconoscerlo, non brillavano tutti di luce propria. Nel tempo della forza c’era già debolezza.
Nel campionato di calcio la forza di Mbappé è diventata spesso la debolezza della Francia. Bravo lui (quando era bravo, come il cielo di Lombardia che è così bello quand’è bello) bravo lui ma fragilina la squadra: “bleus irriconoscibili”, titolava sempre la Gazzetta di ieri. Anche qui: a differenza della Spagna.
Meloni è abile, furba, brillante: sono aggettivi che escono anche dalle bocche degli avversari. Ma la sua abilità mette in risalto la scarsa abilità di alcuni ministri. Non solo non brillano di luce propria, ma sembra proprio che non brillino affato. Che ne è di Aldo Urso, di Pichetto Fratin, di Luca Ciriani?… tanto per fare qualche nome. Nella politica si pensa spesso che la squadra è forte perché è forte il capo. Ma potrebbe succedere che il capo è debole perché è debole la squadra.
Ora, che ne sarà di Mbappé e della squadra francese? Continueranno a giocare a calcio. Di sicuro.
E ora che ne sarà di Giorgia Meloni e della sua squadra? Continueranno a governare. Forse.
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