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La sciagura del registro elettronico

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Il registro elettronico ha il non trascurabile vantaggio di una maggior trasparenza per gli alunni e le famiglie. Ma porta con sé alcuni non meno trascurabili svantaggi.

 

 

Il ministro dell’Istruzione e del Merito dixit

Si sono lette e ascoltate nuove affermazioni del nostro ministro dell’Istruzione e del Merito, particolarmente vivace in questo periodo: i compiti vanno assegnati a scuola al mattino e scritti a mano dagli studenti sui loro diari, non riportati sul registro elettronico nel pomeriggio o nei fine settimana o quando il docente si decide a farlo; il consiglio di classe deve programmare le verifiche e i carichi di lavoro della classe in modo da non accumulare le prove in un solo giorno o in un tempo troppo breve.

Una norma di buon senso la seconda, peraltro non nuova nelle scuole, almeno nelle secondarie di secondo grado, in molte delle quali la dichiarazione che gli alunni non saranno sottoposti a due verifiche scritte nello stesso giorno è riportata nelle programmazioni di classe.

L’indicazione dell’assegnazione dei compiti al termine della lezione e non quando aggrada al docente è questione delicata, già dibattuta nei Collegi docenti, auspicata e caldeggiata da dirigenti e famiglie ma non sempre applicata dai docenti. Entrare nel merito dei pro e dei contro solleva un vespaio di ipotesi e tesi; preferisco invece fermarmi a riflettere sull’utilità del registro elettronico. Un dubbio anacronistico e del tutto fuori luogo nell’epoca dell’intelligenza artificiale? Forse, ma è sempre utile interrogarsi anche sugli strumenti ormai utilizzati e il cui impiego è considerato scontato.

Genitori, figli, scuola. E registro elettronico

Il registro elettronico ha cambiato radicalmente il rapporto fra scuola e famiglia, ma anche quello fra genitori e figli. La tecnologia ha reso più agevoli le operazioni sia del docente, in precedenza chiamato a compilare a mano registri di classe e registri personali, sia dell’alunno, che in passato aveva la necessità o l’obbligo di scrivere sulla sua agenda personale i voti delle verifiche e delle interrogazioni e i compiti assegnati: tutto è ormai riscontrabile e verificabile sullo schermo del computer o del cellulare e quindi fruibile in ogni istante del giorno e della notte sette giorni su sette.

Positivo? Non del tutto. A parte il fattore comodità, innegabile e di certo non trascurabile, il registro elettronico è diventato lo strumento privilegiato di comunicazione fra scuola e famiglia a vantaggio della trasparenza più trasparente possibile, con voti, annotazioni, indicazioni, giudizi quasi istantanei a disposizione delle mamme e dei papà; ma anche, ahimè, fattore di ansia, con mamme e papà collegati senza pause, dalle case e dagli uffici. al fatidico schermo al fine di conoscere in diretta gli esiti delle performance dei loro pargoli e di intervenire tempestivamente in caso di presunte ingiustizie a difesa dei figli e contro la scuola; quindi, non solo strumento di informazione, ma anche canale per alimentare conflittualità e polemiche.

Il rischio di trasformare i giovani in “bambocci"

E i giovani? Quali vantaggi e svantaggi traggono dal registro? Il vantaggio non indifferente è la possibilità di avere sempre aggiornata e chiara la propria situazione scolastica (non che prima fosse diverso, ma il quadro era lasciato maggiormente alla solerzia degli insegnanti e allo scrupolo degli studenti). Però lo svantaggio evidente, a mio parere grave e rischioso, è la deresponsabilizzazione dei ragazzi: tutto è annotato, registrato, tutto è sotto controllo; il singolo studente non ha più spazi di libertà e di manovra, non vive più la gioia di comunicare in famiglia un bel voto né l’imbarazzo di portarne uno cattivo (con la curiosità, in un caso come nell’altro, di vivere in diretta la reazione del genitore), non può permettersi di saltare scuola un giorno per aderire a uno sciopero o per cattiva volontà senza dover affrontare la conseguente fatica di spiegare e giustificare l’accaduto con chi dovrà firmare la giustificazione. Il rischio concreto è quello di ridurre i nostri giovani a dei “bambocci” che fanno ciò che fanno solo perché lo devono fare e non possono più decidere da soli, neppure se provano il desiderio, tipicamente adolescenziale, di violare le regole e di assumere atteggiamenti di protesta. Il rischio è di far crescere non una generazione di persone responsabili e critiche, piuttosto un gruppo di esecutori sui quali ogni giudizio è anticipato e ogni reazione è tarpata in quanto già prevista, scontata. Una vera sciagura.

Fa infine riflettere un’ulteriore constatazione: lo strumento del registro elettronico, fortemente invasivo come ho cercato di dimostrare, è stato introdotto nelle scuole senza alcun dibattito o confronto pubblico, senza che la società ma neppure le scuole si siano interrogate sui pro e sui contro e abbiano assunto una decisione consapevole; è entrato prepotentemente nelle aule senza bussare e ne ha preso possesso. La tecnologia, di nuovo, ha anticipato e quindi messo a tacere il pensiero e il confronto. Un’altra vera sciagura.

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