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Lo scavo archeologico delle armi

rovine città antica

 

La guerra distrugge molte vite umane. Ma distrugge anche arte e monumenti. Ne va dell’identità di un popolo

 

 

La guerra distrugge anche le testimonianze culturali

Di fronte al numero delle vittime delle guerre in corso, prestare attenzione alla distruzione dei beni culturali che le armi si portano con sé, sembra un lusso da intellettuali. Quotidianamente perdono la vita tante persone innocenti e sembra che questo sistematico massacro passi ormai in secondo piano rispetto alla difesa del petrolio, alla garanzia della navigazione dei carburanti, al viaggio delle merci, alle terre rare oggetto di conquista manu militari.

Quando i sopravvissuti alle aggressioni militari e alla violenza delle armi dovranno occuparsi delle ricostruzioni, cosa troveranno di identitario, cioè delle radici culturali su cui si fonda l’ethos di un popolo?

La distruzione di siti, luoghi e testimonianze culturali entra prepotentemente nelle tattiche militari, come a fiaccare non solo i corpi degli uomini ma anche l’essenza stessa dell’identità umana, frutto di pensiero e azione di generazioni presenti, passate e future.

Succede in Medio Oriente. E’ successo in Afganistan, in Sudan…

La “cancel culture” ha radici antichissime nei secoli della cruenta storia dell’uomo. Ricordiamo, per stare più vicini al nostro tempo, una delle guerre dimenticate, quella interna all’Afganistan. Nel 2001 le due grandi statue di Buddha del VI secolo, scolpite nella roccia, furono distrutte con la dinamite dai talebani. Fu un atto deliberato di chiara iconoclastia. Nel paese non c’erano più buddhisti ma l’integralismo non ha tollerato alcuna testimonianza artistico-religiosa del passato.

 

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Nessuno parla più del Sudan dove la guerra è scoppiata tre anni fa alla caduta del regime e alla rottura tra due generali in conflitto, con truppe cariche di armi. Gli scontri hanno già mietuto 150 mila morti tra la povera gente. Oltre il 60% delle collezioni del Museo Nazionale (rapporto UNESCO 2025), è stata danneggiata dalle forze ribelli che si oppongono all’esercito regolare. Migliaia di reperti sono stati trafugati dai militari stessi e rivenduti sul mercato internazionale con ingenti guadagni illeciti. In altre parti del paese, come in Darfur, musei e siti culturali sono stati sistematicamente distrutti dalle bombe, come il palazzo del Sultano Ali Dinar che testimoniava il passato storico della regione.

Succede anche in Iran

Oggi l’Iran è al centro di un altro assurdo conflitto voluto dalle prepotenze di USA e Israele. Chi lo ha visitato in passato, ricorda un paese pieno di cultura e di siti carichi di storia e tenuti in grande considerazione dalla gente. I raid aerei hanno danneggiato i palazzi storici di Esfahan, terza città dell’Iran. Moschee, piazze e giardini, scuole e siti archeologici, edifici storici e biblioteche avevano posto l’Iran tra i primi posti nella classifica dell’Unesco dei beni culturali da tutelare: la Reggia del Golestan, la vecchia capitale Persepoli, la moschea di Shiraz…

 

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Il parossismo della distruzione si è raggiunto con la distruzione di Gaza a cui noi europei abbiamo assistito deliberatamente impotenti e silenziosi. Le migliaia di morti sotto le bombe israeliane, la sistematica violazione delle abitazioni nei villaggi e lo sradicamento delle coltivazioni arabe in Cisgiordania, hanno mostrato al mondo la protervia di chi usa le armi per cancellare la cultura dei popoli.

Questa sistematica violazione dei diritti non riguarda solo quelli legati alla convivenza civile delle persone e dei popoli ma anche quelli che garantiscono la persistenza dei beni culturali che sono la linfa vitale di ogni identità. Chissà se la cultura potrà, un giorno, vincere sulle tattiche militari e sul dominio delle armi!

 

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