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Arcabas/Oltre il colore

Arcabas salmo 150

 

 

arcabas etienne autel cathedrale saint malo 4 1

 

Mentre si occupava della decorazione della chiesa di St. Hugues, Arcabas pensava anche a  tutto il resto, a tutto quanto dev’esserci in una chiesa per renderla tale… a tutto quando serviva alla “sua” chiesa per completare il messaggio che egli le aveva affidato.

Gli ultimi “ritocchi” o meglio, completamenti, risalgono al 1991, quando l’artista crea il battistero e infine il magnifico Cristo morto in bronzo.

E’ importante sapere che nel periodo immediatamente precedente Arcabas, insieme al figlio Etienne, scultore straordinario, si era occupato degli arredi liturgici della Cattedrale di Saint-Malo, in Bretagna, su incarico del parroco del tempo. Arcabas diceva che egli era stato solo il consigliere, mentre l’opera era tutta di Etienne; questi, invece, diceva che il padre era stato la mente ed egli la mano. Certo è che insieme hanno creato qualcosa di straordinario.

Vediamo, nella prima immagine, l’altare, costruito sui quattro esseri viventi dell’Apocalisse, da cui derivano le iconografie degli evangelisti: l’uomo (l’angelo) per Matteo, il leone per Marco, il toro per Luca e l’aquila per Giovanni; sono messi in direzione dei quattro punti cardinali, ad evidenziare come Cristo domini lo spazio e il tempo.

E’ sui Vangeli che si fonda la nostra fede, e questo altare lo dimostra senza bisogno di parole.

Tornando a st. Hugues, ci facciamo accompagnare dalle opere di Arcabas  fin dall’ingresso: per entrare nella chiesa dobbiamo spingere i due battenti della porta in legno: è una porta semplice, lineare, sulla quale però spiccano le figure di due angeli alati, “disegnati” con una serie di chiodi fissati direttamente nel legno. Le due figure, ieratiche, ci guardano come ad invitarci ad entrare, come per accompagnare il nostro ingresso.

porta con angeli
porta con angeli

Nell’angolo a sinistra, a terra, appoggiata su un semplice ceppo di legno, spicca una scultura in pietra locale, appena sbozzata, semplice, con solo due particolari bene in evidenza. Su quel volto appena accennato spiccano le labbra ben definite, delineate alla perfezione; sul capo, una specie di semicerchio richiama i raggi di luce che illuminavano il viso di Mosé dopo l’incontro col Signore sul monte Sinai (Quando Mosè scese dal monte Sinai - le due tavole della Testimonianza si trovavano nelle mani di Mosè mentre egli scendeva dal monte - non sapeva che la pelle del suo viso era diventata raggiante, poiché aveva conversato con lui. (Es, 34)

MOSè

A Mosè il Signore ha affidato le tavole della Legge perché le portasse al popolo eletto, che nel frattempo però si era costruito un idolo d’oro…

Qui, Arcabas pone Mosé all’ingresso della chiesa, ad indicare che la Sua legge è valida ancora oggi, anche se il popolo d’Israele non ha saputo riconoscere il Messia in Gesù.

aquila
aquila

L’altare della chiesa è semplice e profondo insieme: è un blocco di pietra dal quale si stacca una croce: la Trinità dalla quale “esce” il Figlio per compiere la sua missione, che si ripropone giorno dopo giorno quando su quell’altare (su ogni altare) si celebra l’Eucarestia.

I simboli degli evangelisti sono incisi nella pietra del pavimento del presbiterio, attorno all’altare, insieme alla grande figura del pesce che rappresenta Cristo (la parola greca per pesce, ΙΧΘΥΣ (Ichthys), è un acrostico per la frase "Gesù Cristo, Figlio di Dio, Salvatore": i primi cristiani disegnavano la figura di un pesce per riconoscersi tra di loro senza farsi scoprire dai persecutori).

Nella cappella di sinistra, dedicata alla Vergine Maria alla quale Arcabas era molto devoto, spicca la grande vetrata con la figura di Maria col Bambino. In basso, a livello di chi guarda, troviamo una specie di libro. Il Magnificat, secondo l’artista, era non solo un canto di lode e di ringraziamento, ma un grido d’amore che Maria innalzò al suo Signore dopo aver incontrato la cugina Elisabetta. Come rappresentare un inno, una preghiera, un grido d’amore? Arcabas lo fece usando semplicemente le singole lettere delle parole che Maria pronunciò quel giorno. E le ha scritte su una specie di libro creato da lui e posto, aperto, davanti ai nostri occhi, così che possiamo leggere e fare nostre quelle parole.

MAGNIFICAT

Sono lettere di tutti i colori, a rappresentare l’intero creato, tra le quali spiccano molte lettere d’oro, ad indicare che Dio aveva preso corpo nel grembo di una fanciulla e si era fatto uomo come noi, in mezzo a noi.

Nella cappella di fronte, davanti alla vetrata del calvario (con quella sconvolgente scritta: Naissance, nascita…) possiamo vedere l’ultima opera che Arcabas ha fatto per questa chiesa: una statua in bronzo che rappresenta il busto di Gesù appena morto sulla croce.

CRISTO IN BRONZO

Le braccia innaturalmente tese verso l’alto, bloccate come sono dai chiodi che trapassano i polsi di Gesù; la gabbia toracica esposta, contratta nello sforzo doloroso degli ultimi respiri (lo abbiamo già visto, questo particolare, nel crocifisso dipinto nell’”omaggio a Bernanos”); un volto sereno – finalmente – con gli occhi chiusi. L’uomo Gesù è morto, ha compiuto la sua missione. E il suo Abbà che non lo ha mai abbandonato è qui, gli ha sfiorato con amore il volto e quella terribile corona di spine che gli tormentava la fronte: Arcabas ce lo dice, con quelle tracce d’oro lasciate dall’amore di un Padre che ha sofferto ogni istante della passione del Figlio. Accanto a Gesù morente c’era anche la terza persona della Trinità, lo Spirito: eccolo appoggiato leggermente sul braccio della croce, proprio accanto al volto di Gesù: nella sua forma iconografica più frequente, quella della colomba. La Trinità si è ricongiunta.

Ho scelto di chiudere questo capitolo con un dipinto strano, ma che secondo me racconta bene l’uomo Arcabas, il credente, il convertito Arcabas; e il suo pensiero sul mondo.

E’ un dipinto che racchiude non delle immagini e dei colori ma delle parole, tolte dall’ultimo libro dell’Antico Testamento, quello della Sapienza (che gli Ebrei non riconoscono). Sono parole decise, dure, rivolte a chi detiene il potere.  Trascrivo le parole così come le ha scritte Arcabas, solo traducendole.

salmo aui potenti

Porgete orecchio, voi che dominate le folle, e vi compiacete delle moltitudini delle vostre nazioni.

Voi avete ricevuto dal Signore il vostro potere, vi fu dato il dominio e l'impero dall'Altissimo.

E’ lui che esaminerà le vostre opere e scruterà i pensieri.  Se voi, i ministri del suo regno, non avete giudicato secondo il diritto, né governato rettamente, né avete osservato la legge di giustizia, né secondo il volere di Dio avete agito…

terribile e improvviso Egli piomberà davanti a voi  perché un giudizio  rigorosissimo sarà esercitato contro i grandi.

                        (dal Libro della Sapienza)

 

 

Arcabas  e Jacqueline riposano insieme nella chiesa di St. Hugues: una piccola targa indica il luogo dove si trovano le loro urne. Al di sopra c’è una grande pietà con un angelo ragazzino che, tenendo in mano le tenaglie con le quali ha appena tolto i chiodi dal corpo di Gesù perché potesse essere deposto in grembo alla sua mamma: per fare quell’angelo Arcabas ha dipinto suo figlio, Etienne, che ora è con loro lassù.

 

lastra tombale

 

 

 

 

 

 

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