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Arcabas/Lodare Dio con simboli e colori

Arcabas salmo 150

La seconda fase dell’opera di “decorazione” (termine davvero riduttivo, io credo) della chiesa di St. Hugues venne realizzata solo vent'anni dopo e nell’arco di un solo anno, il 1972. Perché tanto tempo dopo? Cosa fece, Arcabas, in tutto quel tempo?

 

salmo prima immagine

 

Arcabas continuava  ad insegnare a Grenoble, naturalmente,  e a dipingere e scolpire nel suo atelier. Ovviamente aveva nel cuore la chiesa di St. Hugues, per la quale continuava a stendere progetti, facendo e riprendendo in continuazione.

A un certo punto, però, si trovò a dover affrontare  (subire) nella scuola dove insegnava una subdola operazione istituzionale (gioco di poteri) che non gli si confaceva, alla quale non solo non volle partecipare ma che non  accettò nemmeno di avallare in alcun modo.

Fu così che l’invito, arrivato all’improvviso dal Consiglio Nazionale delle Belle Arti del Canada, a trasferirsi a Ottawa per un periodo di tre anni per dar vita a un Dipartimento di Arte presso la locale Università gli parve davvero un’occasione preziosissima, arrivata al momento giusto.

Come sempre, Jacqueline era accanto al suo uomo e fu soprattutto lei a decidere: l’intera famiglia si sarebbe trasferita seguendo il papà nel suo nuovo lavoro. “Ero convinta” – disse più tardi – che avrebbe potuto essere un’esperienza preziosa anche per i ragazzi”.

L’avventura canadese si rivelò ricca di soddisfazioni per l’artista,  che trovò grande disponibilità da parte della scuola ma anche una grande attenzione da parte dei suoi allievi che lo adoravano. Quando, alla scadenza del mandato, gli venne chiesto di scegliere se rimanere o meno. Scelse però di tornare a casa, in Francia. Alla sua partenza, nel 1972, lasciò all’Università di Ottawa un Dipartimento funzionante e all’avanguardia.

Lodare Dio con i colori e l’oro

Certo è che, appena tornato a Grenoble, Arcabas corse a St. Hugues. L’esperienza del Canada lo aveva fatto crescere, a contatto con una realtà – e una natura - diversa e affascinante. Fu quindi con occhi nuovi che rivide le sue opere, che all’improvviso gli sembrarono decisamente tristi e spoglie:  erano “figlie di un’epoca diversa”, diceva.

Così decise immediatamente di riprendere il lavoro da dove l’aveva lasciato tanto tempo prima. Niente – o quasi – di figurativo, niente più severità e sobrietà estreme.

Era ora di lodare il Signore nella sua stessa casa e di farlo con colori e immagini pieni di gioia.

Riprese in mano la Bibbia, alla ricerca dell’illuminazione, che arrivò, potente, con la lettura del salmo 150.

Alleluia.
Lodate Dio nel suo santuario,
lodatelo nel suo maestoso firmamento.
Lodatelo per le sue imprese,
lodatelo per la sua immensa grandezza.
Lodatelo con il suono del corno,
lodatelo con l'arpa e la cetra.
Lodatelo con tamburelli e danze,
lodatelo sulle corde e con i flauti.
Lodatelo con cimbali sonori,
lodatelo con cimbali squillanti.
Ogni vivente dia lode al Signore.
Alleluia.

 

Unknown 2

 

Le parole del salmo, dirà tempo dopo, lo riempirono di forza creativa, che egli lasciò pian piano crescere e prendere  forma dentro di sé.

Quelle parole, ripeteva, erano fatte di colori, di tutti i colori.

… ho imparato a far giocare tra di loro i colori, tutti i colori, quelli caldi e quelli freddi, a catturare le “risposte” dei colori. Perché dipingere vuol dire favorire un linguaggio, un dialogo tra i colori, così come fa un musicista con le note. Io d’altronde dipingo molto spesso mentre ascolto la musica: molto spesso Mozart…”

Il giovane pittore che ero esprimeva (nella “fascia” della prima fase di St. Hugues) una visione molto tormentata, spesso davvero cupa del mondo e dell’umanità. Maturando credo di essere diventato più ”semplice”, col tempo ho anche iniziato a scoprire una pace interiore che pian piano è schizzata sulle mie tele…”.

 

Arcabas Salmo 150 10

Presto il progetto è pronto: sedici tele con disegni astratti che riprendono i versetti del salmo 150, oltre a quattro grandi tele tra il figurativo e l’astratto che rappresentano l’”arma Christi”, cioè gli strumenti della passione e quattro tele più piccole che costituiscono un piccolo ”bestiario”.

Un totale di ventiquattro tele che corrono, sopra la fascia precedente, lungo l’intero perimetro della chiesa:  sono “lodi fatte di colore”  e presentano una tavolozza molto ricca, dalla quale spicca la presenza, per la prima volta in questa chiesa, dell’oro. Ma Arcabas inserisce nella sua lode-fatta-arte anche materiali naturali, come piccoli sassi, granelli di sabbia, piccoli cristalli, granelli di sale e altro. La natura stessa che loda il suo creatore.

Arcabas fa comunque una scelta chiara: non intende illustrare il salmo in modo letterale, ma intende concretizzare la lode a Dio da parte di ogni elemento del creato, al di là della “semplice” umanità, rappresentata da un parziale volto di donna.

Il mondo animale – la sua lode – è raffigurato da quattro creature: un agnello, un gufo, un lupo e un ragno.

Scelta quanto meno insolita… Se l’agnello (quello di cui parliamo è incaprettato) è spesso presente nelle chiese perché è un evidente richiamo a Gesù Cristo (ecco l’agnello di Dio…), il lupo non è facilmente rintracciabile nell’iconografia religiosa, perché rappresenta l’avversario più logico dell’agnello. Il gufo è un animale notturno, che però ha una vista a 360° (così si pensava un tempo) e sa quindi vedere oltre, dove altri non possono vedere.

 Il ragno, infine,  è davvero una raffigurazione inconsueta, soprattutto in una chiesa cristiana.

Agnello di Diof

Arcabas era un profondo conoscitore anche dei testi apocrifi e delle tradizioni medievali: in uno di questi testi è riportata una leggenda che racconta che proprio un ragno salvò Gesù, in viaggio con Maria e Giuseppe verso l’Egitto, dai soldati di Erode che lo cercavano per ucciderlo. Giuseppe aveva trovato una grotta dove si era messo al riparo con la sua famigliola. Un ragno, sentendo arrivare da lontano i soldati, aveva velocemente intessuto una tela per coprire l’apertura della grotta. Quando i soldati erano arrivati, dopo essere entrati nelle grotte vicine, non entrarono in quella che ospitava Gesù perché la grossa ragnatela sull’entrata era una chiara prova che lì non poteva essere passato nessuno.

Il ragno ha però anche un’accezione negativa, perché come il diavolo tesse la sua tela per circuire e catturare le prede…

Lasciamo a ciascuno di dare al ragno di St. Hugues il significato che preferisce... Arcabas voleva così.

 

 

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