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Un assassino, una ricerca. Dal passato ritorna l’eco di uno sparo

fratelli Cervi

 

Il 2025 è stato un anno pieno di anniversari importanti, dal Concilio Vaticano II alla liberazione dell’Italia dai nazifascisti e conseguente fine della Seconda Guerra Mondiale. Siamo stati sommersi di libri, specialmente sugli avvenimenti storici, e è difficile dirimere e scegliere cosa leggere.

 

 

 

 

 

 

Unknown

Vi suggerisco un bellissimo libro, uscito già nel 2015 e più che mai attuale. Si tratta di Massimo Zamboni, L’eco di uno sparo, Einaudi, pgg. 190.

La terra dei fratelli Cervi

Parla della mia terra, l’Emilia, uno dei luoghi più insanguinati della guerra civile, dove veramente il sangue dei vinti e dei vincitori si è mescolato abbondantemente tra nebbie e primavere luminose, tra opposti estremismi e drammi familiari.

Si è sempre detto che le nostre colline sono cimiteri e fosse comuni di uomini di ogni colore politico e gli scomparsi e mai ritornati sono più di quelli inghiottiti dalla Ritirata di Russia.

E’ la terra dei sette fratelli Cervi e dei partigiani che Togliatti dovette costringere a consegnare le armi, recandosi personalmente paesino dopo paesino.

Una difficile riconciliazione

In questa terra, dove Pellegrino Artusi è stato sempre più diffuso che la Bibbia, si svolge il racconto di questo bellissimo libro in cui nelle vicende familiari, l’autore cerca una risposta e una conciliazione di tanto dolore.

Un uomo di sinistra Zamboni, musicista e scrittore piuttosto fuori dagli schemi, indaga la storia di suo nonno Ulisse, gerarca fascista ucciso con un colpo alla schiena, in una stradina di campagna, nel febbraio del 1944.

Quindici anni dopo, uno dei due partigiani autori dell’agguato, uccide l’altro con un colpo della medesima arma.

In casa Zamboni si parla pochissimo del nonno materno e così Massimo comincia una lunga esplorazione, interrogando testimoni, spulciando vecchi documenti, visitando cimiteri e biblioteche. Non dico altro perché già la storia della ricerca, prima ancora del risultato e delle conclusioni, è già piena di scoperte, riflessioni e poesia.

Un libro scritto benissimo, dove la malinconia e la tristezza degli avvenimenti si mescola all’umorismo intelligente di chi conosce bene la pianura Padana e i suoi sanguigni e goderecci abitanti.

 

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