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Arte e Olimpiadi. Una mostra. Deludente

olimpiadi invernali

Archiviate le Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina, e senza entrare nel merito dei costi (alti) e dei benefici (tutti da verificare…) dell’intera operazione mediatico-sportiva, ho consultato i miei appunti dopo una visita alla Triennale di Milano dove era allestita una mostra intitolata “MUSE. Tra arte sport, storia e paesaggio”.

 

 

Una rassegna artistica che è durata poco, solo nel tempo delle Olimpiadi, lasciando comunque uno scarso strascico di attenzione tra il pubblico, anche degli affezionati addetti ai lavori.

 

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 Organizzata da Casa Italia e dal direttore marketing del Coni, la mostra è sembrata più una prevedibile divulgazione del made in Italy piuttosto che una rassegna di manufatti artistici creati ad hoc da artisti affermati nel panorama internazionale della contemporaneità. Eppure, l’abbondante citazione del Barone De Coubertin che apriva la visita, prevedeva e prometteva qualcosa di più.

Lo sport è produttore d’arte nonché occasione d’arte. Produce la bellezza perché l’atleta in azione è una bellissima scultura vivente. Ed è occasione di bellezza anche attraverso gli edifici che gli vengono riservati e gli spettacoli e le feste a cui dà luogo.

A mio parere, una mostra imbarazzante, improvvisata, dilettantistica. Veniamo al merito dei contenuti. Cominciamo dalla partecipazione degli artisti. Scarsamente presenti quelli italiani (trattandosi di made in …Italy) e presenza di almeno tre quarti di opere dei nomi internazionali più risonanti, quelli che fanno parte delle scuderie delle gallerie private che operano sul mercato mondiale (Abramovic, Christo, Beuys, Lichtenstein, Kosuth, Matta ecc.), con opere datate e non sempre in relazione col tema della rassegna. Malignamente ho pensato ai prestiti dei privati con forte tornaconto aziendale.

 

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Ed ecco alcuni accenni alle opere ospitate nelle nove sezioni del museo destinate alle Muse, figlie di Zeus e protettrici delle belle arti e della musica, a cui si attribuisce la visione classica del sapere unita a quella della bellezza.

Calliope, musa della poesia epica: custodisce opere che fondono testo e immagine, ma non compare alcun riferimento al tema olimpico.

Clio, musa della storia: presenta fotografie di opere architettoniche di cui l’Italia è piena, basta sfogliare qualsiasi dépliant di viaggi (il duomo di Milano di notte, l’impacchettamento di Christo a Montisola…).

Polimnia, musa del canto sacro: contempla il senso della natura con opere legate ai prodotti agricoli della terra italica…

Talia, musa della commedia: il genius italico, tutto fantasia e mandolino.

 

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Erato, musa della poesia amorosa: qui predomina l’opera della cucina nostrana, vera poesia della tavola da esportare nei paesi dove si mangia male.

Urania, musa astronomica:  carrozzerie di automobili e lamiere insieme ai trofei e ai cimeli di torce, medaglie, tute e abbigliamento di montagna.

Tersicore, musa della danza: immancabili figure di atlete che volteggiano sul ghiaccio con salti e giravolte, velocità e piroette…

Il mio commento è implacabile e contestabile, confortato dal fatto che per fortuna la rassegna è durata solo 15 giorni.

 

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