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I cimeli di Gino Bartali

biciclette da corsa vintage

I cimeli del grande Bartali dimenticati, riscoperti, banalmente trafficati. Una cronaca non proprio esemplare. Che insegna qualcosa comunque

 

Coppi e Bartali eroi di un’altra epoca

Quado si parla di Gino Bartali (1914-2000), torna subito alla mente una “foto iconica” scattata il 4 luglio 1952: l’istantanea riesce ad immortalare il passaggio della borraccia tra Gino Bartali e Fausto Coppi durante una dura salita del Tour de France (secondo gli esperti è dubbio chi abbia passato la borraccia all’altro).

Questa immagine è certamente tra le più evocative del profondo senso di lealtà sportiva tra campioni avversari che, pur impegnati al massimo per battere l’altro nella gara, non dimenticano mai il più alto impegno etico e solidale che unisce gli atleti nella competizione.

Cimeli “rubati” o “salvati” ?

È balzata agli onori della cronaca di alcuni giorni fa la notizia di un procedimento penale a carico di uno svuota cantine denunciato nel 2024 dalle nipoti del vincitore di due Tour de France per avere, sostengono le due nipoti, “rubato” i cimeli del nonno conservati in tre scatoloni depositati in un garage della casa ereditata dal padre (e poi venduta) e contenenti trofei, medaglie, coppe, documenti, album fotografici del nonno, mitico campione del ciclismo italiano.

L’accusato si difende sostenendo di avere ricevuto nel lontano 2022 l’incarico di svuotare il garage e di portare via tutto e che, solo successivamente, una volta aperti gli scatoloni e visto il contenuto lo avrebbe salvato scongiurando lo smaltimento in discarica; tempo dopo avrebbe però proposto la vendita di alcuni cimeli al Museo del ciclismo di Firenze, intitolato proprio a Gino Bartali.

Il Museo, respinta l’offerta temendo una provenienza illecita, avrebbe quindi segnalato la cosa alle due nipoti, le quali hanno sporto denuncia per furto e richiesto un risarcimento di 50.000€ (ora i cimeli sono al sicuro sotto sequestro

Una memoria profanata

Comunque sia - e toccherà al Tribunale di Macerata ricostruire i fatti ed accertare eventuali responsabilità civili e penali - credo che nessuno degli attori abbia fatto una bella figura. Le nipoti, a quanto pare, si sarebbero accorte della scomparsa dei cimeli a distanza di due anni dallo sgombero del garage e solo grazie alla segnalazione del Museo, mentre lo svuota cantine avrebbe voluto lucrare su oggetti così carichi di storia e ricordi sportivi, senza curarsi del valore affettivo e morale degli stessi.

Mi pare che questa vicenda abbia in ogni caso profanato la memoria del grande campione del ciclismo italiano, grande non solo per le sue doti atletiche ma anche, e io dico soprattutto, per lo spirito sportivo che ha incarnato.

La lezione di Oscar Wilde

Se penso ai 50.000€ chiesti dalle nipoti e alla tentata vendita al Museo del ciclismo di Firenze, mi sovviene l’acuta affermazione del grande scrittore irlandese che nel “Ritratto di Dorian Gray” afferma «Oggigiorno la gente conosce il prezzo di tutto e non conosce il valore di niente» (Nowadays people know the price of everything and the value of nothing).

Dopo di noi

Sono nato al tempo in cui il Cardinale Angelo Giuseppe Roncalli era Patriarca di Venezia e quindi a volte mi capita di pensare tra me e me a cosa rimarrà delle mie cose, dei miei “trofei” dopo che avrò passato il tutto ai miei eredi. Forse anche i miei “trofei”, prima o poi magari fra un paio di generazioni, finiranno in tre scatoloni come quelli di Gino Bartali?

Ecco allora che la mente volge lo sguardo al Vangelo che ci ricorda di non accumulare tesori sulla terra ma «nel cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove ladri non scassinano e non rubano» [Mt 6, 19-20] e neppure svuota cantine, aggiungo io.

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