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Strada facendo

L’amore fra l’uomo e la donna? Finito. Fatalmente

amore omo

 

L'amore romantico fra uomo e donna? Impossibile. E' la tesi di un gruppo di donne che hanno forgiato anche un termine nuovo: eterofatalismo

 

 

C’era una volta la letteratura amorosa che raccontava di un uomo e di una donna che, quasi sempre in maniera fatale e inattesa, si innamoravano. Poi, dopo essere stati colpiti dai dardi di Cupido, dovevano lottare contro una montagna di difficoltà, tese ai due protagonisti, da nemici dichiarati e da nemici subdoli. Ma, alla fine, i due arrivavano a realizzare i loro sogni per vivere, per sempre, felici e contenti.

Temo che quella letteratura, se pure ancora esiste, abbia i giorni contati. Leggo su un giornale, esattamente la Repubblica, di qualche giorno fa, esattamente del 23 luglio, una notizia che, in tutta la sua dirompente novità, appare già nel titolo.

Questo: “Deluse dagli uomini, rassegnate all’amore: tra le donne è sempre più diffuso l’’eterofatalismo’”. Il sottotitolo precisa: “Stanche di uscire con gli uomini e consapevoli dell’eterna inevitabilità del fallimento: un fenomeno così comune da avere ormai un nome”. E il nome comune è, appunto, “eterofatalismo”.

Le donne – alcune donne, perché di una minoranza benché illuminata si tratta – alcune donne, dunque, sono prese da questo cataclisma: un amore etero, tra un uomo e una donna, è impossibile, fatalmente impossibile. Quindi, mi pare di capire, se di amore si deve parlare non può trattarsi di amore etero, ma di un amore omo. Le donne, queste donne, se vogliono amare possono amare solo altre donne.

Per quanto minoritaria sia questa presa di posizione, bisogna riconoscere che fa bollire un mare di problemi. Su tutto il mare di quei problemi mi sembra planare una domanda. L’amore tra l’uomo e la donna è sempre stato insieme affascinante e difficile, perché deve partire dalla differenza fra lui e lei e cercare di viverla come un valore. Ma la differenza fra l’uomo e la donna, per certi versi, si sono ingigantiti e le differenze hanno finito per cancellare il valore.

La soluzione è una ritirata: non si affrontano le differenze e le fatiche, ma si fuggono.

Saremo, forse, più tranquilli se questo si dovesse realizzare.

Ma saremo, questo sarà assolutamente sicuro, molto più poveri.

1 commento

  1. Caro don Alberto,
    il tuo articolo, mi ha richiamato alla mente le conclusioni di un’analisi sociologica condotta una ventina di anni fa negli Stati Uniti in materia di omosessualità dove si registrava un significativo aumento tra le giovani generazioni.
    Il dato interessante era che, oltre alle cause ben note del fenomeno, ossia una diversa concezione della sessualità, la caduta del tabù e dello stigma sociale etc., il saggio metteva in sicura evidenza l’incidenza della crescente difficoltà di dialogo tra i due sessi. Questa situazione era indicata come la causa di un ripiegamento, tu la chiami ritirata, verso l’omoaffettività, dove la reciproca comprensione, nel senso più profondo, trovava maggiore adempimento, soprattutto fra coloro che avevano alle spalle una esperienza eterosessuale vissuta negativamente.
    Eppure, paradossalmente, noi apparteniamo ad una società dove le distanze tra i sessi si sono molto ridotte rispetto al passato: dal lavoro alla gestione degli oneri familiari, dall’accesso all’educazione alle assunzioni di responsabilità carriere (a Milano su 8 Università abbiamo 5 rettrici donne).
    Tema delicatissimo
    Un abbraccio
    Bruno

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