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Strada facendo

Brigitte Bardot è morta. Muore anche chi non dovrebbe morire

Brigitte Bardot

 

"Quando si è così belle, così fresche, così spontanee… non si ha il diritto di morire” aveva scritto l’attrice all’amica Jane Birkin. Parlava della bellezza della Birkin, ma anche della sua. E parlava di una specie di diritto all’immortalità. Bel sogno per una attrice così bella. Ma sogno

 

 

L’attrice Brigitte Bardot è morta sabato 28 dicembre. 

In questa occasione alcuni siti  pubblicano una lettera che la Bardot aveva inviato all’attrice amica Jane Birkin, quando questa fu trovata morta nella sua casa di Parigi, il 16 luglio del 2023.

«Una domenica 16 luglio davvero triste! Ho un grande dispiacere, Jane se n’è andata. Quando si è così belle, così fresche, così spontanee, con una voce da bambina, non si ha il diritto di morire. Jane resta eterna nei nostri cuori”. La Birkin Aveva 76 anni ed era malata da tempo, combatteva dal 1998 contro la leucemia e a complicarle l'esistenza era subentrato nel 2021 un ictus.

La bellezza e la freschezza diventano la rivendicazione dell’immortalità. Non si può morire quando si è così belle. La Bardot l’aveva rivendicata per la Birkin. Ma, parlando al plurale – “quando si è così belle, così fresche, così spontanee" – l’aveva rivendicata anche per sé. Intanto, però, lei l’aveva assicurata all’amica: “Jane resta eterna nei nostri cuori”.

Roland Barthes, anche lui francese, nel suo “Fragments d’un discours amoureux”, del 1977, aveva scritto: “Dire je t’aime, c’est dire: tu ne mourras pas” (“Dire: ti amo, è dire: non morirai”). Quello che né la Bardot né Roland Barthes dicono è come assicurare quella immortalità. Con i ricordi, dice la Bardot: “Jane resta eterna nei nostri cuori”.  Ma anche Brigitte Bardot che ricordava “eternamente” Jane Birkin è morta. Qualcuno, poi, ricorderà chi aveva ricordato, la Birkin e la Bardot, e così di seguito. Ma non dura indefinitamente. E’ come un’eco che, dopo molti rimandi, alla fine si spegne.

La morte di persone così famose ci obbliga a parlare sia di morte sia di un insopprimibile desiderio di vivere. Di fronte al dato così rozzamente evidente – muore perfino chi non dovrebbe morire – ci si confronta e ci si consola con l’eterna provocazione del ricordo di “prima”. Ieri e oggi i giornali di tutto il mondo traboccano di foto con la inquietante bellezza di Brigitte. Ma è la bellezza di quando la Bardot non aveva 91 anni e soprattutto era la bellezza di quando lei viveva e faceva sognare.

Alla fine, si impone, sorniona, una conclusione inevitabile, molto moraleggiante ma non per questo meno vera. Gli uomini di oggi vivono male perché sanno di dover morire e, molto poveri di fede, muoiono male perché non sanno a chi affidarsi, “dopo”.

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