Le ceneri di inizio quaresima fanno nascere la domanda sul senso del contatto, della vicinanza, dell’esperienza. Possibilità e rischi del virtuale e della rete
Una Bibbia regalo del vescovo Oggioni. Il contatto, i ricordi
La notte di Pasqua del marzo 1989, in occasione del mio battesimo da adulto, il vescovo di Bergamo Mons Oggioni mi regalò una magnifica Bibbia di Gerusalemme, un'edizione non tascabile, con fogli di carta molto sottili e delicati.Da allora per molti anni mi accompagnò nella preghiera di tutti i giorni, nei campi scout, nei cammini a piedi in Terra Santa e al Cammino di Santiago. Non era importante il peso, era un punto di riferimento quotidiano per la lettura e la meditazione.
Mi è capitato in questi giorni di "ritrovarla", aprirla e sentirne l'odore, il suono di quella carta, i caratteri di stampa, che mi hanno spalancato ricordi e anche riflessioni. Mi sono chiesto da quanto ero passato al "digitale" nella preghiera quotidiana, perché lo avevo fatto, come è cambiata la mia intensità e capacità di mediazione, come pregano i giovani di oggi, se mai utilizzano qualcosa di cartaceo e in fine se tutta questa versatilità abbia giovato alla mia fede, alla sequela di Gesù, all'essere parte di una comunità in cammino nella Chiesa.
Il Covid e i suoi vuoti. La rete e i suoi “pieni"
La pandemia del COVID 19 ha certamente rappresentato uno spartiacque.
La messa quotidiana in diretta da S. Marta presieduta da Papa Francesco è stata un punto di riferimento in quei giorni di grande dolore e smarrimento. Così come i tantissimi contributi di oggi con cadenza quotidiana, proposti da tutti i media cattolici e non solo, da associazioni locali e internazionali, da comunità monastiche, dagli archivi in YouTube.
Pare quasi che se non viene condivisa la celebrazione in rete, per tutti e in ogni momento, quella celebrazione e quel momento perdano una parte del proprio valore e significato. E se da un lato questo permette a tutti la partecipazione, soprattutto a chi per questioni di salute o impegni importanti ne è impossibilitato, dall'altro a mio parere si è creata una sorta di offerta continua costante e sovrabbondante che, dall'altro lato, rischia di generare smarrimento se privati o incapaci di utilizzare una bussola.
Mi piacerebbe pensare che questa sovrabbondanza in parte compensi le assenze nei luoghi canonici di comunità di celebrazione liturgica.
Forse in parte è così: si ascoltano ad esempio letture preghiere e meditazione domenicali del sacerdote che più mi è affine, magari di una fraternità sperduta nel cuore della Toscana e questo va a riempire quello spazio che dedico alla preghiera. Con il rischio di perdere il senso della comunità di appartenenza, il gusto della preghiera e meditazione anche nel silenzio "della mia camera", le proprie capacità di meditazione in autonomia e a lungo andare anche la vicinanza con l'eucarestia come elemento centrale.
Quel suono delle pagine della Bibbia di Gerusalemme, lo sfiorarne le parole con il rispetto e la distanza dell'essere in presenza della parola, quel profumo, scompaiono davanti ad un piccolo schermo freddo e di fatto intangibile, per l'appunto digitale.
L'Intelligenza Artificiale e le sue estreme possibilità
Tutto questo è ulteriormente complicato negli ultimi due anni dalla possibilità di utilizzo dell'intelligenza artificiale che estremizza la digitalizzazione e ci abitua alla immediatezza nella risposta anche a questioni molto complicate e che avrebbero richiesto settimane di lavoro, in un clic. Certo l'esito delle ricerche dipende dalla capacità di porre le domande, dalle competenze di chi le pone, dai criteri di selezione dell'interrogante e dal discernimento nella costante rilettura, verifica e affinamento, per arrivare ad un riscontro veramente spendibile e credibile
Ma l'esito è, anche per la propria meditazione, incredibile.
Arriveremo al punto in cui interrogando l'AI costituiremo la nostra propria "comunità solitaria" digitale? Proviamo insieme: ok Gemini, predisponi una meditazione sull'episodio evangelico di Tabga, che prenda spunto dalle meditazioni del cardinale Martini, dei testi di Rossi De Gasperis e dal diario della pellegrina Egeria, mettendo soprattutto in luce il ruolo della condivisione del poco che si ha e del fatto che sia un giovane che porta pani e pesci...