2021 che va 2022 che viene. Ansie e speranze

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2021 che va 2022 che viene. Ansie e speranze

2021 che se ne va e 2022 che arriva. Per capire

E’ fatale e ricorrente la tentazione di strologare sul mondo, quando si arriva sul crinale del vecchio e del nuovo anno.

E’ un antichissimo rito antropologico, da quando gli uomini hanno incominciato a scandire regolarmente il tempo di vita personale e quello della storia collettiva, utilizzando il girotondo del sole o della luna. Dall’alto del crinale si lancia uno sguardo sul paesaggio degli eventi accaduti, illuminato dal sole del tramonto. Poi ci si volge dall’altra parte, tentando di intravedere, tra i chiarori nebbiosi dell’alba, gli eventi che accadranno.

Quanto agli eventi privati, non sono prevedibili. L’anno nuovo porta con sé con il cesto delle vecchie (o eterne?) domande, con le quali Paul Gauguin ha dato il nome ad una sua famosa tela tahitiana: “Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?”. Dentro il cesto non si trovano mai le risposte. Inutile rovistare ora, per l’ennesima volta…

Il Covid ha rivelato il meglio e il peggio

Relativamente più facile, invece, individuare qualche tendenza della storia collettiva, giacché si tratta di leggere le dinamiche che stanno già accadendo.

Ad ogni evidenza l’Anno 2022 si presenta pieno di incertezze e di rischi. L’elenco è lungo. E’ inevitabile partire dal Covid, che già nell’estate 2020 si sperava di eliminare, poi arrivò l’inverno 2021, poi un’altra estate, poi riecco l’inverno 2022… L’ospite inquietante è sempre qua, che si aggira tra le nostre relazioni e la nostra vita collettiva. Ne ha approfittato per mettere a nudo generosità ed egoismi, ricerca scientifica e irrazionalismi, insomma il meglio e il peggio di una specie che si autodefinisce “sapiens”.

Il Covid è riuscito anche ad entrare nel gioco geopolitico, perché ha toccato l’economia, i commerci, i viaggi, il turismo e, quindi, la geopolitica.

Focolai di tensioni ovunque. USA e Cina

Il pianeta è punteggiato di focolai di tensioni.

Gli USA restano, almeno fino al 2030, la prima potenza mondiale. Ma la società civile americana è attraversata da scosse elettriche, di cui una possibile vittima può diventare la democrazia liberale. Un mix di terrore del declino, di suprematismo bianco, di cancel culture, di violenza endemica, di razzismo sta sottoponendo la società americana alla tortura medievale dei cavalli che tirano in direzioni opposte.

All’estremo terracqueo opposto la Cina, che sta tentando di ascendere al podio, tesa alla conquista dell’area indo-pacifica, dove però l’India è già una potenza nucleare, insieme al Pakistan.

La vicenda dell’Afghanistan è recente e resta tragica per i suoi abitanti, soprattutto per le donne.

Avvicinandoci all’Europa, l’Iran vuole a sua volta diventare una potenza nucleare, con ciò minacciando, in primo luogo, Israele, ma, più in generale, il mondo arabo-sunnita.

Il Medioriente da qualche migliaio di anni si conferma come il crocevia di ogni conflitto sanguinoso tra civiltà e religioni, che si rovesciano sulle sponde del Mediterraneo. Non c’è continente che non sia in subbuglio. Questo lo scenario che stiamo, noi europei, osservando dal crinale del 2021/22.

L’Europa tenta faticosamente la via dell’unità

L’Europa delle 27 nazioni sta tentando, dagli anni ’50 del ‘900, di costituirsi come un’unica potenza politica  tenta la strada dell’unità economica e politica. Una potenza fragile, minacciata ad Est dalla Russia, che torna a perseguire, dopo la deflagrazione del 1991, il sogno imperiale di Pietro il Grande e di Stalin.

Questo è il disordine del mondo, qui e ora, sul quale ci affacciamo tra poche ore. Ho evitato consapevolmente di parlare dello stato del pianeta, dal quale è già partita una reazione di rifiuto verso la specie sapiens, le cui condizioni di sopravvivenza sulla Terra stanno diventando sempre più difficili.

Al 2050, prevedono gli studiosi della materia, l’inverno demografico, che oggi colpisce i Paesi ricchi, si estenderà dalla Cina all’Africa: un’umanità ridotta di numero – il che di per sé non sarebbe un male -, ma invecchiata rapidamente. In Italia la fascia più numerosa di età sarà quella degli ultra-sessantenni.

Abituati da alcuni decenni alla pace, alla stabilità dei progetti, allo sviluppo ininterrotto, ci stiamo faticosamente rendendo conto che occorre tornare a fare una fatica personale nella storia del mondo.

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