DEUMANIZZAZIONE
Due dipinti di Francis Bacon e i pensieri di un saggio psicoanalista: il tema è la “deumanizzazione”
I dipinti


Francis Bacon - autoritratto, 1971
Arte per la “brutalità dei fatti”
Francis Bacon (Dublino 1909/’92) - pittore - dipinge la brutalità dei fatti.
La sua arte sarà il grido quasi animale dell’uomo dei tempi “moderni”, isolato e schiacciato, in ombra dentro una società vincente protesa verso “luminoso progresso”.
Due sguardi sulla brutalità
Autocoscienza
L’autoritratto - Bacon lo dipinge nel 1971 all’età di 62 anni - rappresenta la rivisitazione del mito di Dorian Grey al contrario. Nella storia di Oscar Wilde il volto di Dorian resta bello e incontaminato nonostante tempo, passioni, corruzioni; per il patto con il diavolo tutte le lordure deformano un suo ritratto accuratamente celato al mondo e alla coscienza: Dorian proietta fuori dal sé orrori ed errori.
Francis Bacon invece stravolge il suo volto con le ammaccature della vita, ostenta angoscia, nostalgia di bellezza; dipinge un uomo isolato, perso in un mondo estraneo: elabora violenza, degrado, abiezione, orrori ed errori sul suo proprio volto, precoce, profetica icona di masse dai volti deumanizzati.
Coscienza storica
Bacon intitola la grande tela che dipinge nel 1986 “Sangue sul pavimento”.

Francis Bacon - Sangue sul pavimento, 1986
Organizza lo spazio con linee prospettiche appena accennate - residui di quella cultura dove l’uomo cercava perfezione - per dare l’idea di un piano che si ribalta, sospeso nello spazio rosso. Sul piano sono cadute macchie che il pittore dichiara essere sangue. Sul rosso - parete non ortogonale di stanza senza soffitto - un interruttore di energia elettrica comanda una lampadina che penzola al centro. Dietro pende un altro oggetto bianco come i vecchi saliscendi a contrappeso che alzano e abbassano i lampadari.
Quattro colori, poche linee; unico segno umano il fiotto di sangue; energia elettrica per “luce artificiale,” unica allusione a storia, società, paesaggio. Risulta uno spazio anaffettivo, artificiosamente colorato di allegria; spazio disorientante senza riferimento; unica libertà accendere luce finta e farla scendere su tracce di volenza.
Pensieri di psicoanalista saggio
Dall’intervista allo psichiatra e psicoterapeute Fernando Panzera sul numero di aprile della rivista mensile “Left”: titolo “Sinistra, pace, realtà umana”.
L’intervista prende avvio da dichiarazioni del costituzionalista Gustavo Zagrebelsky: “Viviamo nell’era della prepotenza, ma si può risalire”; “La guerra appartiene alla storia non alla natura umana”.
Le radici dell’inaccettabile legge della forza
“Siamo in un’epoca in cui non ci sono solo guerre ma c’è anche lo sdoganamento della violenza come mezzo normale per rapportarsi agli altri… ci si abitua all’idea che affermare se stessi significhi imporsi, schiacciare, dominare.
L’idea di affermare se stessi, pur esistendo da tempo, nella sua forma attuale nasce nel capitalismo: competizione, spinta a superare il concorrente, che poi diventa avversario e, lentamente, può diventare nemico.
Arricchirsi a tutti i costi nei Paesi occidentali è legge apparentemente indiscutibile… sopraffare per accaparrare risorse naturali porta sofferenze a interi popoli che diventano nemici e in quanto tali possono essere imprigionati, eliminati, sottomessi.”
Deumanizzazione
Frasi che segnano il nostro tempo, che non avremmo mai pensato di sentire proclamate da “prestigiosi” centri di potere:
“…un onore eliminare i nemici dell’America.” (Donald Trump)
“Andiamo in guerra contro questi (palestinesi) animali umani.” (Gallant - ministro delle Difesa israeliano).
La deumanizzazione dell’altro è propedeutica alla sopraffazione e al dominio
“C’è chi ritiene di poter disporre del destino altrui. Si svaluta la realtà degli altri, la si sminuisce e non la si considera corrispondente all’idea di essere umano completo. Questa dinamica viene mascherata in nome di presunta autodifesa… il concetto di difesa legato all’imposizione con la forza delle proprie scelte scivola verso l’oppressione dell’altro.”
“Le persone orientate a sinistra faticano a elaborare pensieri nuovi, incapaci di elaborare una risposta all’idea di benessere apparentemente facile proposta dal grande capitale e della destra…in fondo l’ipotesi di una guerra all’Iran è accettabile, perché l’Iran è cattivo… molti accettano questa violenza e questa propensione alla sopraffazione - sottile, invisibile, pesante, pervasiva - diventa ricerca di vantaggio personale nei rapporti (non solo poltici) e nelle scelte (anche personali), diventa esercizio di potere - invisibile, ma efficace - persino nelle relazioni profonde, come quelle dell’amore.”
Il mondo MAGA (fare l’America di nuovo grande) elogia l’anaffettività e gli evangelici l’hanno bollata come peccato
“L’anaffettività è valutare il successo e la riuscita degli esseri umani in termini di potere, denaro, sopraffazione…dà un senso di onnipotenza, toglie tutte le esitazioni a chi vuole essere un vincente. Gli ideali sono per gli sciocchi.”
Una via di contrasto politico e culturale
“…portare avanti un discorso profondamente umano e universale - oltre le religioni, lasciate a chi le sceglie - che parli di istinto di vita, affrontando temi delicati, sfuggenti, legati a dimensioni non coscienti, alle profonde esigenze di realizzazione personale e non solo alla rincorsa del benessere materiale…proposta esistenziale che si opponga alla libertà assoluta e deresponsabilizzante.”
“La sfida non è solo trovare soluzione a reali difficoltà economiche, ma offrire nuova idea di benessere, un’idea di umanità…offrire a tutti una bellezza non ingannevole e fatua come le immagini della onnipresente pubblicità… provare come Maurizio Pollini che, in altri tempi, portava nelle fabbriche la grande musica… certo che tutti la capissero”.
Una proposta, un auspicio uno spiraglio… come il rosso vermiglio delle non pareti nella cella claustrofobica di Francis Bacon, a contrasto di future masse di volti tumefatti.
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