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Arcabas/“Non sono un mastro vetraio!”

sur l un des vitraux qui vient d etre installe la signature des artistes arcabas et christophe berthier le maitre verrier grenoblois complice du peintre s

 

Aracabas non si sentiva “maestro vetraio”. Ma le sue vetrate sono una festa di colori e di luce e sono parte importante della sua opera

 

 

Lo chiarì con fermezza, un giorno, Arcabas: “Che sia ben chiaro - disse - io sono un pittore, non un mastro vetraio!”.

Eppure, dice Isabelle, sua figlia, rispondendo idealmente a questa affermazione del padre nella prefazione ad un testo da poco uscito e dedicato proprio alle vetrate disegnate da Arcabas “ciò non impedisce che, tra i numerosi materiali con i quali ti sei confrontato, il vetro abbia un posto importante. Con le sue molteplici caratteristiche, ti ha offerto una libertà inaspettata e, dall’età di 25 anni, tu hai spesso fatto passare la luce del giorno attraverso i tuoi colori”.

Le sue prime opere con l’arte del vetro sono quelle di St. Hugues de Chartreuse, in particolare le tre grandi monofore dello spazio absidale, nelle quali ha giocato con diverse sfumature di un giallo dorato, ben sapendo che in questo modo avrebbe per sempre riempito di sole lo spazio sacro.

Sempre a St. Hugues, si è poi avventurato nella progettazione delle grandi vetrate delle due cappelle laterali, ciascuna delle quali racconta una storia: quella di Maria di Nazareth e del suo bambino/Dio e quella che racconta la morte di tre uomini, crocifissi sul Golgota.

Per le opere in vetro di St. Hugues, Arcabas ha collaborato (diretto) tre mastri vetrai, Paul e Françoise Monfollet (padre e figlia) e Christophe Berthier, con il quale ha lavorato per il resto della sua vita.

Che cosa affascinante è stata per te immergerti in questa missione d’arte, quella di illuminare le anime avide di luce e di bellezza!”  (Isabelle Pirot)

Come per la pittura, anche per la progettazione delle vetrate Arcabas era attentissimo a rispettare i luoghi, le loro epoche, il paesaggio nel quale erano inseriti. Nulla era lasciato al caso, nulla era irrispettoso o imposto, in una ricerca di armonia che è stata la cifra della sua vita e della sua arte.

chambéry

Circa 10 anni dopo quelle di St. Hugues, Arcabas  viene contattato  da un architetto che stava progettando la nuova chiesa dei Cappuccini  a Chambéry, costruita con gli stessi materiali da costruzione ricavati dalla demolizione delle precedente chiesa.

Per questo edificio estremamente moderno Arcabas si richiama alla natura e in particolare alla visione della natura di S. Francesco d’Assisi e al suo cantico delle Creature.

Le vetrate occupano per intero la struttura della chiesa, disegnando nel cemento armato una specie di reticolato in vetro che all’interno si riempie di colori, regalando un’atmosfera da sogno.

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L’altra  grande opera di Arcabas, realizzata dai mastri vetrai Monfollet e Berthier, è quella realizzata per la chiesa di Notre Dame des neiges, all’Alpe d’Huez. Anche qui c’era una piccola cappella, che venne ricostruita alla fine del '900 in cemento e legno, per rispettare il luogo.

ultima cena nd des neiges
ultima cena nd des neiges

Le vetrate si stendono nella parete per una lunghezza di oltre 60 metri, divisi in 12 parti e illustrano il Vangelo di Marco, compresa un’ultima cena che per i colori e la composizione richiama, secondo me, quella dipinta su teleri di juta per la chiesa di St. Hugues. Trovo molti parallelismi, molte analogie tra le vetrate di Chambéry e le tele di St. Hugues, quasi Arcabas volesse “provarsi” nel raccontare il Vangelo non solo in pittura ma anche nel vetro. Ritroviamo qui, ad esempio, l’episodio del cieco nato, quello della cacciata violenta dei mercanti dal tempio…oltre ad uno straordinario gallo che canta per tre volte…

ucelli la Salette

Nel 1995 Arcabas viene coinvolto da Père Charmot che gli commissiona delle opere per il santuario di Notre Dame de la Salette, sorto a partire dal 1852 sul luogo dove due pastorelli videro la Madonna e sottoposto ad importanti lavori di restauro proprio nel 1995.

Per il santuario, posto a oltre 1800 m. di altitudine, Arcabas dipinge due grandi tele (le nozze di Cana e la Deposizione) e altre opere. Nello stesso anno venne costruita accanto al santuario anche la “Cappella dell’incontro” ed è per questo luogo che l’artista progetta due vetrate, poste a lato della colonna che ospita il tabernacolo.

Per le due vetrate Arcabas decide di disegnare degli uccelli in mezzo a foglie verdi, che danno l’impressione di colloquiare tra di loro.

Arriviamo a Bergamo e notiamo che le due vetrate per la chiesa della Resurrezione a Torre de’ Roveri sono geometriche, non figurative: si tratta di una scelta previsa, perché Arcabas non voleva che la luce, trasferendo all’interno della piccola chiesa le immagini create col vetro, potesse distrarre l’attenzione dalle tante opere poste nella chiesa stessa.

 

coniglietto pèta

Diversa, invece, la questione della Pèta a Costa Serina, la vecchia stalla dei nonni trasformata in Chiesa della Riconciliazione proprio da Arcabas, su richiesta di don Emilio Brozzoni della comunità Nazareth e di AEPER.

Le vecchie stalle non avevano molte aperture, ma una porta e piccole finestre che servivano per “cambiare l’aria” alla stalla senza permettere al caldo e al freddo di prenderne possesso.

Mantenendo le piccole aperture così com’erano in origine, l’artista le chiude con delle vetrate per le quali si è ispirato ai Fioretti di san Francesco e che raffigurano gli “abitanti” del luogo: una colomba, un coniglietto che si nasconde nella tana sottoterra, quasi protetto da un gruppo di cardi che sembrano fare da sentinella; e poi dei semplici fiori di campo che vanno anche ad addolcire una corona di spine e anche un uccellino minuscolo, che da queste parti chiamano “piciàl”, che col piccolo becco aperto sembra cantare per noi.

L’apertura che era la porta originaria della stalla, dalla quale entravano e uscivano le mucche, è diventata l’immagine principale, la più importante di questa piccola chiesa: l’Eucarestia, raffigurata da un agnello che si staglia sulla forma della Trinità aperta e, subito sotto, il calice sormontato dalla particola.

Arriviamo così all’ultima grande impresa di Arcabas, predisposta per la Basilica del Sacro Cuore di Grenoble: un impressionante insieme di 24 vetrate, grandi ciascuna 6,5 m. per 2 m.

I disegni sono strepitosi e Arcabas diceva spesso che, una volta conclusa, sarebbe stata davvero un’opera importante. Egli poté vedere installate le prime 12 vetrate, mentre le altre vennero finite e posizionate dopo la sua morte.

 

greboble

 

Anche in questo caso sono proprio loro a fare la differenza, a rendere strepitoso il colpo d’occhio  per chi entra nella chiesa. Davvero Arcabas, come prima di lui i mastri vetrai delle antiche cattedrali romaniche e gotiche, sapeva “piegare” la luce in modo da farle portare all’interno delle chiese dei messaggi fatti di fede e di colore. Capaci di incantare la mente e il cuore.

 

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Arcabas ritocca le vetrate di Moirans

 

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