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Arcabas/I volti di Arcabas

Arcabas

 

 

Gli autoritratti di Arcabas dicono molto più delle fattezze dell'artista. La sua ispirazione e i valori evangelici in gioco entrano come decisivi

 

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Tra Croce e ispirazione

Ecco, questo è il volto di Arcabas.

L’ha dipinto egli stesso, ma non solo per presentarsi a noi. In questo autoritratto ha fatto qualcosa di più: qui egli ci dice da dove viene la sua arte. Lo vedete bene, l’artista. E’ pronto ad iniziare a dipingere: indossa la sua blusa blu e un grembiule chiaro, appena tolto dal suo gancio dietro la porta dell’atelier.

Ha già il pennello in mano ed è in posizione di riposo, o meglio di attesa: le mani – bellissime – una nell’altra, guarda verso di noi, ma non ci guarda negli occhi: sta osservando la propria immagine riflessa in uno specchio e aspetta. Aspetta che l’ispirazione arrivi.

Ed ecco dietro il suo capo apparire due forme che sono elementi tipici della sua pittura, e sono due forme d’oro.

La piccola croce sulla destra è il modo che Arcabas usa per dirci la presenza di Gesù: l’oro della divinità che prende la forma di una croce morbida e stilizzata: si chiama proprio croce Arcabas. Gesù è lì e sembra portare con sé (condurre) l’altra forma che lo segue.

L’altra forma, sempre d’oro, è il messaggio che il Signore chiede ad Arcabas di trasmettere a noi, usando la sua arte. L’ispirazione. Questo è ciò che Arcabas  fa: accoglie il messaggio dei Signore, ci aggiunge il suo ingegno, le sue capacità e conoscenza, l’intera sua arte per trasformare quel messaggio in qualcosa di comprensibile e chiaro, capace di entrare direttamente nel cuore di chi sa andare oltre il guardare.

Non basta guardare

 I quadri di Arcabas, infatti, non vanno semplicemente guardati. Occorre mettersi lì davanti e prendersi il tempo necessario per svuotare la mente, per liberarsi dall’abitudine di studiare la composizione, l’uso del colore, le pennellate… Occorre lasciare che il quadro ci parli e ci guidi. Lo so che sembra strano, che sembra cosa da visionari. Eppure un giorno, quando gli chiesi il significato di un particolare che mi incuriosiva in un suo quadro, Arcabas mi rispose sorridendo: devi guardare, devi guardare e aspettare; sarà il quadro stesso a spiegarti.

Anche la cornice è di Arcabas, che nel vecchio fienile della sua casa aveva allestito un laboratorio nel quale dava forma e decorava le cornici adatte ad ogni singola opera.

Tra loro e l'azzurro

 

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Il secondo autoritratto  è simile ma, insieme, non potrebbe essere più diverso. Uno sfondo informe, il suo viso che pare tratteggiato (quasi graffiato) nello sfondo, barba e baffi dipinti a macchia o a rivoli, in modo davvero inconsueto, la blusa chiara sulla quale ha dipinto, sul colletto,  quelle losanghe colorate che ritroviamo in altre sue opere e che parlano di armonia e di preparazione, di cura.

Dietro il suo capo “le forme”, quelle che abbiamo già visto prima. Una è leggera, quasi trasparente, quasi immateriale… sale verso destra a sostenere l’altra, quella d’oro dell’oro di Dio, dell’oro di un messaggio urgente, da tradurre subito, al più presto.

Ed ecco che sul volto di Arcabas, quel volto strano, bidimensionale, con un naso che sembra disegnato da un bambino, sul quel volto che è Arcabas ecco l’oro che accarezza la fronte (che è dentro la fronte??) e si spande sopra l’occhio azzurro, dell’azzurro del cielo.

Solo su quello, perché l’altro è già d’oro.

Per questo Arcabas ci guarda: il messaggio è già arrivato, è già dentro di lui, nella mente e nel cuore. Tra poco volgerà il capo, prenderà pennelli e colori e ci regalerà qualcosa di stupendo.

L'ultimo autoritratto

 

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Credo che questo sia l’ultimo autoritratto di Arcabas. Non ne sono certissima, perché nemmeno lui seppe dirmelo. Non si ricordava, ma credeva che sì, potesse essere quello l’ultimo.

Credo sia l’ultimo perché qui vediamo un Arcabas vecchio, stanco, con qualche ruga e qualche piega sul viso. Il candore della barba, di cui andava fiero, non trova compagnia in quello dei capelli, raffigurato con una veloce pennellata chiara e ampia.

Ci guarda dritto negli occhi, Arcabas.
Con un’espressione intensa e intenta.
Con uno sguardo forte, sereno, consapevole.
Con un solo occhio, pare; il destro.
Perché il sinistro vede già al di là.

L’oro qui non accarezza solo il suo volto, sembra prenderne possesso, sembra entrare a farne parte.

E’ come se un artista avesse deciso di ricoprire piano piano il volto dell’uomo, il volto dell’artista, con la foglia d’oro. Che, come mi disse Arcabas, diventa tutt’uno con il fondo. La colla giusta e la foglia d’oro non si staccherà più. E succede (ricordo la sorpresa quando lo vedemmo) basta premere il pezzo staccato con la nocca del dito e tutto torna a posto.

 Quel giorno ricordo che pensai che la colla in questo quadro fosse più un collante: il collante della fede capace di dare occhi nuovi e di aprire visuali diverse.

Ho sempre pensato – e ne sono sempre più convinta – che in Arcabas il Signore abbia voluto e avuto uno strumento potente. Nessuno può rimanere indifferente davanti alle sue opere. Nessuno, credo, può evitare di farsi interrogare da esse.

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