Un'immagine alla settimana - Rubrica a cura di Osvaldo Roncelli
Nel 1969 John Lennon e Yoko Ono mettono in atto una inedita protesta contro la guerra in Vietnam che conosce una risonanza mondiale. La condanna della guerra e la passione per la pace non è riserva esclusiva di potenti e di politici.

15 dicembre 1969
La guerra in Vietnam, iniziata nel 1955 in modo strisciante, continua a massacrare vite e ideali; si avvicina il Natale.
Improvvisamente eleganti cartelloni pubblicitari appaino in luoghi iconici sparsi per il mondo, simboli del consumismo e della comunicazione di massa.



Yoko Ono e John Lennon - artista lei, leader dei “The Beatles” lui, accomunati da una lirica ispirazione pacifista - lanciano in tutto il mondo una vera e propria campagna multimediale alternativa impegnando in proprio ingenti somme per il noleggio di spazi pubblicitari nelle piazze di 12 metropoli, tra cui New Tork, Tokyo, Amsterdam, Londra, Roma.
Progettano, producono e diffondono cartelloni e manifesti pubblicitari con lo slogan:
“WAR IS OVER (if you want it) - Love and peace from John and Yoko”
(La Guerra è finita - se tu lo vuoi - ...).
Ricorrono al forte potenziale dei mezzi di comunicazione di massa per diffondere una serie di atti di “auspicio”, forme di attivismo contro la guerra.
La loro iniziativa non è nuova, aveva avuto una premessa qualche mese prima.
25 marzo 1969
Yoko Ono e John Lennon sono marito e moglie da cinque giorni; il loro matrimonio è l’evento mediatico dell’anno. Decidono di trasformare le due settimane della loro “luna di miele” in una “creativa” protesta contro la guerra in Vietnam denunciando le politiche di incremento delle spese militari: staranno sempre a letto in modalità plateale.

Passano la prima settimana a letto all’Hilton di Amsterdam, la seconda - ancora sempre a letto - in un grande albergo di Montreal invitando ogni giorno giornalisti e pubblicisti per parlare di pace.
L’iniziativa - come prevedibile - riscuote risonanza mondiale.
…e noi, qui ed ora, cosa possiamo fare?
Certamente noi che non siamo né divi, né artisti a livello mondiali possiamo solo trarre dalle performance di Yoko Ono e John Lennon tre “ammonimenti”.
Pubblicità alla pace
“War is Over!” trasmette un sottile messaggio: “La modificazione della percezione della realtà contribuisce a determinarne il cambiamento”. In altre parole come la propaganda più subdola è l’arma micidiale che da sempre crea il consenso delle coscienze alla guerra, cosi - in una logica omeopatica - la pubblicità più sfacciatamente falsa - la guerra del Vietnam non è assolutamente finita, durerà ancora anni e altre guerre cominceranno - è un auspicio che si sovrappone ai messaggi del consumismo natalizio e restituisce l’assurdità dell’idea di guerra.
L’auspicio si traveste da notizia in una campagna di messaggi pubblicitari a pagamento con esposizione globale, surreale e spiazzante - proprio nelle piazze più importanti del mondo - nel breve tempo del Natale quando amore e pace diventano ipocriti orpelli.
Se lo vuoi
Lo spazio dei cartelloni voluti da Yoko Ono e John Lennon è interamente bianco (sofisticata provocazione a contrasto dei colori urlati dal consolidato stile pubblicitario); poi solo parole in nero: la grande esclamazione - WAR IS OVER! - con sotto - IF YOU WANT IT, in caratteri minuti ma tutti maiuscoli, “se lo vuoi”; è richiamo sussurrato alla libertà e alla coscienza individuale: la guerra non è finita, ma tu puoi fare…; volere è potere, anche nei confronti delle apparentemente ineluttabili iniziative dei potenti.
Bed-in for peace
(letto per la pace)
Terzo ammonimento: immobilità in opposizione ai movimenti (di morte).
Stare a letto - non per sonno, riposo o sesso, non per depressione o fatica - diventa proposta di quiete, pausa per cercare i valori di fondo dell’esistere, valutare il significato del quotidiano affaccendarsi, discutere di quanto più conta: pace e amore.
Alla fine i movimenti epocali di masse - eserciti, esuli, migranti, sfollati - di uomini in armi, di mezzi distruttivi, di risorse, di intelligenze, risulteranno inutile, tragica pantomima.
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