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Cinque opere di Maurizio Cattelan in giro per Bergamo

Un'immagine alla settimana - Rubrica a cura di Osvaldo Roncelli
Ha fatto cronaca il bambino a cavalcioni di Garibaldi, nella piazza omonima.
Ma di Cattelan esistono a Bergamo altre opere.
Una forma di arte moderna, una forma di contestazione

Alla Rotonda dei Mille - “One” (uno qualsiasi)

Un bambino con la maglietta rossa a cavalcioni sulla statua di Garibaldi mima con la mano una pistola.

Alla GAMeC (due opere) 

No

Cattelan rivisita una sua opera, “Him” (Lui), controversa scultura in cui Hitler appariva inginocchiato in abiti borghesi. In questa nuova versione intitolata “No”, la testa è infilata in un sacchetto di carta. 

Empire

Una bottiglia di vetro “contiene” un mattone marchiato “empire”; proietta sul pavimento una doppia ombra che richiama l’Empire State Building, il grattacielo a lungo più alto del mondo (metri 443).

All’Oratorio di San Lupo

Un’aquila scolpita in marmo di Carrara giace al suolo, abbattuta con le ali aperte

A Palazzo della Ragione

Ancora marmo di Carrara per rappresentare una panchina e un corpo di uomo che si copre il volto: un senzatetto che si é urinato addosso. 

C’è qualche cosa in più da capire?

La mostra di Bergamo é stata intitolata “Seasons” (stagioni): si potrebbe anche dire “Le stagioni del potere”. Le cinque opere possono essere lette - essendo opere polisemiche,  gli sguardi sono legittimati a restituire le più fantasiose letture - come allegorie del potere con ritratti a metafora - più o meno spietati - parabole,  programmi, valori, ideologie e vittime.

Il tema del potere é ricorrente lungo tutta l’attività artistica di Cattelan, dissacrante demolitore di miti, oppositore, antagonista all’ordine costituito.

(Basti al proposito pensare all’opera “America” del 2014, un water a grandezza naturale interamente realizzato in oro 18 carati, dove Cattelan ha ammesso di essere stato influenzato dalla  figura di Trump).

Monumento e antimonumento

Alla Rotonda dei Mille un bambino gioca  alla guerra e “spiazza” il monumento: la statua diventa un momumento al contrario, giocattolo di un gioco pericoloso; il tema  diventa  la guerra che si presenta come “cosa non seria”, ma...

La sovrapposizione dell’ antimonumento al monumento impone a chi guarda una ridefinizione di valori, dissacra il mito dell’ “Eroe dei due mondi”, di nazione, di patria;  contrappone gioco a guerra, eroe a bambino, storia  a cronaca (fatta di bambini veri, su carri armati veri, in mezzo ad  armi non mimate). 

Dittatore accecato o mascherato?

Him”- la statua in  resina di poliestere, cera  e capelli umani con le fattezze di Hitler - è dal 2001 un’icona mediatica. Riproponendola alla GAMeC con la testa nascosta, Cattelan paventa varie suggestioni, ancora in tema di potere: moderni dittatori che mostrano solo devozione e decoro, democrazia incapucciata o, al conrario, tiranni negati: invito implicito a sfilare il sacchetto.

Edifici imperiali

Empire” é la paradossale parodia del grattacielo, della sicumera dell’edificare tra cristallo e cemento; il messaggio é affidato alla bottiglia da naufraghi della metropoli  perchè galleggi nei flutti futuri.

Monumenti alle sconfitte

Il marmo statuario -  simbolo di potenza, successo, ricchezza - qui celebra sconfitte: l’aquila imperiale é precipitata al suolo colpita a morte; il “senza tetto” diventa monumento all’indifferenza proprio nella “Salone del Palazzo del Bene Comune”.

Dubbio muove coscienza

Cattelan sostiene di prendere in “prestito” immagini o situazioni dalle realtà contingenti - tra ambiguià, parodia, doppio senso, allusione, gochi di parole,  influssi pop… anche marketing - per “provocare“ riflessione, dubbi, interpretazioni varie e contradditorie; non vuole offrire certezza, ma spandere dubbi.

Senza gli altri non sono nessuno

Cattelan (Padova 1960) con passione giovanile in radiotecnica, non conclude gli studi all’Istituto Tecnico Industriale. Prima  giardiniere, portalettere, antennista, fa poi un corso da infermiere e viene assunto in ospedale. Nei primi anni ‘80 entra in un gruppo padovano di appassionati che utilizzando video per elaborare immagini.

Trova la sua strada e diventa  uno degli artisti italiani più affermati nel mondo.

Nel 2004 ricevendo la laurea “honoris causa” in sociologia ringrazia dicendo.

Ho molte ragioni per essere imbarazzato oggi… sono stato un alunno terribile. In terza elementare, alla fine dell’anno, insieme alla pagella mi hanno dato il libretto di lavoro… Io, senza gli altri, non sono nessuno. Sono davvero vuoto. Anche questo discorso l’ho scritto insieme a un amico, rubando qualche frase qua e là… la mia maestra si arrabbiava perché non avevo neanche la furbizia di copiare dagli studenti più bravi. Per me questa laurea non è una promozione: non sono io che mi innalzo, forse sono i professori che hanno deciso di declassarsi, di abbassarsi al mio livello. E mi sembra un buon segno: un modo per riavvicinarsi, per mescolare le carte. Non so a chi si diano di solito le lauree ad honorem, o le lauree in generale, ma spero siano destinate a chi ha ancora voglia di imparare, e non a chi crede di sapere già tutto.”

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