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Arte e “Parola”

Un'immagine alla settimana - Rubrica a cura di Osvaldo Roncelli
Mercoledì 21 maggio, prima Catechesi Giubilare del nuovo pontificato.
Papa Leone cita Van Gogh e il suo capolavoro, "Seminatore al tramonto".
Van Gogh, predicatore mancato, grande visionario

Papa Leone commenta la parabola (dal verbo greco ”gettare innanzi”) del “Buon seminatore” (Mt 13,1-17) citando il dipinto di Van Gogh “Seminatore al tramonto”:

“Ho in mente il bellissimo dipinto… mi parla della fatica del contadino. E mi colpisce che, alle spalle del seminatore, Van Gogh ha rappresentato il grano già maturo…un’immagine di speranza: in un modo o nell’altro, il seme ha portato frutto. Al centro della scena, però, non c’è il seminatore…ma il sole…E’ il sole che scalda le zolle e fa maturare il seme.”

Vincent Van Gogh - Seminatore al tramonto, giugno 1888
Otterlo - Kroller Muller Museum

La pittura per una vocazione inespressa

Citando il dipinto papa Leone ha reso il più autentico riconoscimento alla ”vocazione” di Vincent Van Gogh: Vincent voleva fare il predicatore per diffondere verità e coscienza - in particolare tra poveri, emarginati e sfruttati. Non glielo lasciarono fare: allora lo fece dipingendo. 

“Nullum magnum ingenium sine mixtura dementiae fuit” (Aristotele citato da Seneca)

Dopo svariate traversie lavorative - scosso da costanti angosciose domande sul significato dell’esistere e dell’essere nel mondo - dopo studi teologici ad Amsterdam e scuola di evangelizzazione pratica a Bruxelles, Vincent, sempre sostenuto dalla famiglia attenta e paziente, nel 1878 a 25 anni, parte missionario per le miniere del Borinage. Vive poveramente tra minatori ed emarginati: cede perfino il letto, usa come bende i suoi stessi vestiti, sempre a piedi, anche scalzo. Sceglie di stare dalla parte dei diseredati, sempre dalla parte degli operai, anche negli scioperi più duri. 

Considerato persona disadattata, viene allontanato e interdetto alla predicazione.  Tra miseria, incomprensione e solitudine, si rivolta: la sua rivoluzione sarà la pittura. Non gli è possibile trasformare la società con la predicazione: lo farà con l’arte, perché l’arte trasforma la società, è esperienza del mondo, scoperta della verità contro l’alienazione.

Fare etico contro fare razionale

Nei primi anni ’80 ha inizio la vocazione alla pittura di Vincent, da solo, senza scuola né maestri, studia e copia i pittori del moderno realismo; l’opera di Millet, il pittore dei contadini e dei poveri, sarà suo costante punto di riferimento.

Jane-Francois Millet -“Il seminatore”, 1850

Il 1888 segna la tribolata maturazione di Van Gogh pittore; il suo fare si definisce nella ricerca del vero attraverso il colore, la materia, il gesto, il segno, al massimo della tensione vitale e tragica: questa arte durerà soltanto 25 mesi ma lascerà 800 capolavori.

“Seminatore al tramonto”

Dalle lettere al fratello sappiamo che il dipinto ebbe una gestazione faticosa e tormentata, prolungatasi per tutta la metà di giugno del 1888.

Vincent voleva un dipinto che parlasse un linguaggio simbolico solo per mezzo del colore; voleva realizzare un’opera “moderna”, cioè vera, con il colore non con la forma: fare realtà nuova con il colore. 

Voleva dipingere il “seminatore“ solo con il giallo e il viola, contrastanti tra loro in violento accostamento di colori forti.  Dipinse quindi la parte alta prevalentemente in giallo, la parte bassa in viola complementare. Per alleggerire il contrasto inserì fitte e minuscole pennellate di verde nel cielo giallo e di arancio nel campo viola. Per completare l’effetto tracciò un contorno complementare, ancora a contrasto: violetto intorno al cielo giallo, giallo intorno al campo violetto.

“Un seminatore alquanto originale...” (dice papa Leone del seminatore della parabola)

Dal punto di vista di un’opera realistica, tutto risultò falso, ma dal colore nasceva l’idea; Vincent non intendeva dupplicare la realtà, ma cogliere la vita e l’emozione, affrontare la realtà per coglierne l’essenza; in un impeto etico trarre dal mondo la coscienza.

(Mai Vincent Van Gogh si sarebbe potuto immaginare di venire interpretato, dopo 137 anni, addirittura in un solenne sermone papale.)

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Roncelli

 

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