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Un’immagine alla settimana - Rubrica a cura di Osvaldo Roncelli

Arte alla ricerca di eternità

pittura pietra

 

Una mostra su una forma di pittura particolare: pittura su pietra. Non solo una tecnica, ma anche un desiderio di sfidare il tempo e di guardare verso l'eternità

 

 

Arte e natura

In Accademia Carrara è in svolgimento fino al 6 di gennaio la mostra “Arte e natura - pittura su pietra tra Cinque e Seicento” che testimonia questo breve periodo di utopia nella storia dell’arte.

La pietra resiste per sempre; è immagine di eternità, di valore, di forza.

Se è “pietra di paragone” - scura come l’ardesia, utilizzata fin dall’antichità per saggiare durezza di metalli e qualità di leghe preziose - diventa segno di verità.

Pietra di paragone per conoscere

Volontà, intelletto e memoria secondo Sant’Agostino sono le facoltà dell’anima che avvicinano l’uomo al mistero trinitario.

Le potenze principali dell’ingegno sono fornite dalla natura per realizzare il talento.

 

fig 1 PNG Intelletto
Alessandro Turchi - Il genio innato: Volontà, Intelletto e Memoria, 1620 ca - olio su marmo nero

 

Nella cultura del primo Seicento a Roma, su pietra nera di paragone, l’artista dipinge le potenze dell’ingegno date dalla natura per realizzare in ciascuno il proprio talento: supporto e figure concorrono nello spronare alla virtù.

La volontà, a sinistra, governa con corona e scettro, pronta a volare secondo l’inquietudine della persona. A destra, la volontà, bicefala, ricorda il passato e cerca l’avvenire scrutando specchio e libro.

Al centro con la testa fiammeggiante nel desiderio del sapere, vestito d’oro, l’intelletto domina tutte le passioni.

Il supporto di marmo nero - pietra di paragone - rafforza l’allegoria certificandola come verità.

Un trauma di civiltà - il “sacco di Roma”

Il giorno 6 maggio dell’anno 1527 Roma viene invasa dai lanzichenecchi di Carlo V; ha inizio il famigerato saccheggio che durerà un intero anno: oltre alle persone, cadono a pezzi le opere d’arte frantumandosi insieme ai simboli che intendevano esprimere sfidando il tempo.

Tecnica nuova per opere perpetue

Qualche tempo prima Sebastiano del Piombo, affermato pittore della corte papale che amava sperimentare nuove tecniche, aveva scoperto come far aderire i pigmenti pittorici ai supporti di pietra. Quando la furia del “sacco” si placò e si considerarono le rovine, l’innovazione di Sebastiano si diffuse affascinando artisti e committenti. Per quasi cento anni, si dipinse nell’illusione che i nuovi supporti, eterni come la pietra - oltre fuoco, tarli, muffe e saccheggi - assicurassero la stessa eternità all’arte.

La furia delle vicende storiche sembra poter essere neutralizzata dal connubio tra natura e cultura.

Non sarà così. Le lastre di lavagna nera pregevolmente dipinta, erette nella nuova Basilica di San Pietro - nel luogo più venerato, proprio intorno alla tomba dell’apostolo - si deteriorarono in pochi anni. I pigmenti, invece di fondersi in un tutt’uno con i supporti, al variare delle condizioni climatiche cominciarono a distaccarsi dalla superfice di pietra e, sfaldandosi, a cadere irrimediabilmente.

Storia di rocce e segni d’artista per maggiori significati

La pittura su pietra si va intanto diffondendo su formati piccoli destinati a fruizione privata in ristretti circoli d’intellettuali per devozione e meditazione, in particolare nell’icona di Cristo, pietra angolare, fondamento di roccia.

La pietra, poi gli alabastri e la pietra preziosa, diventano campo di sfida tra forme della natura - venature, trasparenze, cromie - e abilità dell’artista nel rappresentare storie da affidare a perpetua memoria; affascina anche il gioco del distinguere i segni d’arte dalle forme di natura.

Pietre “convertite” per l’Epifania

Alabastri di spoglio - tratti dalla demolizione di edifici antichi - dell’età “pagana” - vengono “convertiti” diventando sfondi per storie sacre.

L’integrazione tra soggetto e supporto in termini estetici e di significato presenta particolare suggestione nel tema dell’”adorazione dei Magi”: Saggi arrivati da lontano e da fedi altre, trovano su pietre pagane la nuova verità.

 

fig 2 PNG Epifania Tempesta
Antonio Tempesta - Adorazione dei Magi, 1610 ca - olio su alabastrao antico

La scena notturna è percorsa da una grande nuvola dorata che irrompe lasciando ai lati squarci di buio: a sinistra il cielo con la stella cometa, a destra il corteo dei Magi in arrivo alla capanna.

La nuvola occupa gran parte della composizione e ne evidenzia il significato epifanico; la luce dal Dio Padre confluisce sulla famiglia di Giuseppe, allusione alla promessa della Genesi.

La pietra è protagonista della scena tanto quanto i personaggi della narrazione evangelica; le macchie dell’alabastro sono sfruttate in tutte le sfumature, solo a tratti rafforzate da leggere pennellate ad olio: sulla nuvola per posizionare i cori degli angeli, nelle posture di animali e delle comparse; anche le aureole di Maria e del Bambino sono “macchie di natura” che probabilmente hanno determinato la complessiva impostazione della scena.

Natura, arte e tempo

Nella libertà dei processi di natura, la storia geologica dell’alabastro ha stratificato luce, bellezza e incubazione di vaghe forme astratte; nella Roma del Seicento un artista vuole, con la sua perizia, dare a queste macchie forma definitiva in una Storia per il futuro, da tramandare oltre le ingiurie dei tempi.

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