Il viaggio sotto le stelle 

Divagazioni di fine anno
Dicembre 30, 2023
Vecchio e nuovo anno. Morte e vita
Gennaio 1, 2024
La domenica dopo il Natale è la festa della Sacra famiglia, la famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe

Le innumerevoli famiglie umane

Dio prende corpo, casa, storia, nella fragile vicenda umana del bambino che contempliamo a Natale.

Questo divino venire nel tempo non ha però come destinazione una singola storia umana “semplicemente”: è invece figura dell’unirsi di Dio a tutti gli uomini.

In Gesù è detto, cioè, quanto accade a ciascuno di noi; notizia incredibile, alla quale infatti per lo più non si crede: Dio si incarna solo se gli uomini lo accolgono, lo ospitano, gli danno interiormente casa, diventando uomini secondo il suo invito e il suo esempio.

Per questo, in mezzo alle festività natalizie, celebriamo la Santa Famiglia: per celebrare insieme le famiglie dell’uomo, le loro innumerevoli storie chiamate ad ascoltare e seguire questo invito originario.

Il viaggio delle Scritture

La Scrittura ci presenta Abram che obbedisce e parte, verso una terra sconosciuta, avendo contemplato stupefatto il cielo stellato, immagine della discendenza promessa.

La Parola racconta poi la fede di Sara e ancora quella di Abramo, che offre suo figlio Isacco a Dio, anticipazione e parabola di Dio che si offre in sacrificio all’uomo.

Egli pensava infatti che Dio è capace di far risorgere anche dai morti: per questo lo riebbe anche come simbolo.

Il Vangelo presenta infine i vecchi Simeone e Anna che riconoscono e accolgono tra le braccia la salvezza, quel bambino venuto “per la caduta e risurrezione di molti… come segno di contraddizione… affinché siano svelati i pensieri di molti cuori”.

La luna di Elsheimer

Adam Elsheimer, Fuga in Egitto, 1609, olio su rame, cm 31×41, Monaco, Alte Pinakothec

Con la stupefacente sintesi di cui è capace l’arte, sono riuniti in questo piccolo dipinto il cielo stellato della promessa ad Abramo, il focolare degli uomini, la piccola famiglia che, obbedendo al sogno di Dio, intraprende anch’essa il suo pericoloso viaggio ed esodo notturno, fiducioso e colmo di speranza.

È una Fuga in Egitto, piccolo olio su rame e probabilmente ultimo lavoro di Adam Elsheimer (pittore tedesco, morto in miseria a Roma a trentadue anni, nel dicembre 1610).

Immagine di grande poesia che “parla del mondo che c’è dentro di noi parlando del mondo che ci circonda” (Montanari).

Lo descriviamo con le parole di un contemporaneo:

Maria è seduta sopra un asino che Giuseppe conduce lungo un ruscello circondato da erbetta, tenendo con l’altra mano un pezzo di legno acceso, come fiaccola per la notte. In lontananza si vedono i pastori con gli armenti presso un fuoco acceso, che si rispecchia e si riverbera sull’acqua. La scena si svolge davanti a un fitto bosco, sopra il quale è raffigurato il sereno cielo stellato, e in particolare la Via Lattea, con dietro però anche la luna piena, straordinaria e chiara, che dall’orizzonte si innalza sopra le nuvole, gettando il suo perfetto riflesso sull’acqua. Nessuno ha mai realizzato qualcosa di simile.

Il figlio che Dio vuole portare a casa

È la prima raffigurazione del cosmo e della Via Lattea nella loro verosimiglianza astronomica (nello stesso anno 1609, Galileo presenterà a Venezia e Padova il suo cannocchiale), ma in questa osservazione e attenta descrizione della natura, sospesa, inquietante e incantata, si parla anche della condizione umana, con le sue paure e speranze.

La piccola famiglia procede adagio, inghiottita dal buio degli alberi, in un bosco di scure nuvole vegetali che respirando sorgono dalla terra e con essa si confondono.

Giuseppe regge con una mano una fiaccola e con l’altra accarezza il piccolo in braccio alla mamma.

Come per quel bambino, il nostro viaggio inizia dalla luce accesa davanti a noi da poveri uomini, fatti di debolezza e fragilità, che ci hanno voluto bene e ci hanno aperto e testimoniato il mistero dell’origine.

La piccola famiglia si dirige trepida e fiduciosa verso il fuoco ospitale di altri uomini: dalle fiamme si alzano al cielo, fin sopra i grandi alberi e confondendosi con le stelle, le faville di un sacrificio gradito a Dio, fatto di accoglienza amorevole.

La vita, il viaggio, l’Esodo, la Pasqua. Storia di liberazione, di ciascuno e dell’umanità, che viene da una chiamata e da una promessa, cui obbedire nella libertà, attraversando la prova.

“Dall’Egitto ho chiamato mio Figlio”: ogni uomo è quel figlio che Dio vuole portare a casa. 

[Nota. Per due citazioni si è fatto riferimento a: Tomaso Montanari, “L’ora d’arte”, Volere la luna, pag. 106, Einaudi, 2019]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


The reCAPTCHA verification period has expired. Please reload the page.