Il nostro collaboratore Osvaldo Roncelli ci manda questo contributo. L’immagine di papa Leone che si affaccia sul mare oltre la porta d’Europa e che sale, da solo, sugli scogli, lo ha piacevolmente sorpreso. E ha piacevolmente sorpreso tutti noi. Questo pezzo, scritto in altre circostanze, è ridiventato straordinariamente vivo oggi. Grazie a papa Leone

Lampedusa e la Porta
Lampedusa - dal greco lèpas, scoglio, e dal latino lampas, fiaccola – dista 205 chilometri da Agrigento, 203 dalla Libia, 167 dalla Tunisia. E’ l’estremo sud d’Italia e d’Europa, avamposto da sempre, terra d’approdo: porta d’ingresso all’Italia e all’intero continente.
La “Porta di Lampedusa – porta d’Europa” è collocata in contrada Cavallo Bianco, ultimo promontorio di Lampedusa su una punta di roccia vicino a un grande bunker della II^ Guerra Mondiale. E’ costruita in bilico tra sassi e arbusti, si affaccia sul mare verso l’Africa ed è visibile soprattutto dal mare.
E’ stata inaugurata il 28 giugno 2008.
Dal testo affisso all’inaugurazione “In omaggio ai migranti che vengono dal Sud e dall’Est ad accudire i nostri anziani, a pulire le nostre case, mandare avanti le nostre fabbriche e i nostri campi, portando lavoro, umiltà, energia e un enorme desiderio di riscatto”.
L’iniziativa è stata promossa da AMANI – Associazione no-profit per l’identità della persona - da Arnoldo Mosca Editore, da Alternativa Giovani e dalla Comunità Koinonia.
Mimmo Paladino, l’artista
La Porta è opera di Mimmo Paladino che donandola all’Isola ha detto “…ho provato a spiegare qualche cosa che avesse a che fare con un esodo forzato… comprensibile a tutti i popoli… ho voluto la porta il più lontano possibile dal Centro abitato… il più possibile vicino all’acqua… quindi all’Africa.”
La Porta ha una struttura di ferro zincato con anima di acciaio e ferro, rivestita con ceramica refrattaria di Faenza che assorbe e riflette la luce (anche quella della luna). Misura metri 5 di altezza per metri 3 di larghezza. E’ decorata – come si trattasse di bassorilievi - da oggetti poveri di uso quotidiano: scarpe, zoccoli e ciabatte, piatti, tazze, agendine e utensili vari portati dalla deriva sulle spiagge di Lampedusa o ritrovati sui barconi: cose di chi è passato o trapassato da lì.
E’ una porta aperta, priva di lucchetti o catenacci. La sua forma evoca un arco di trionfo che non celebra le gesta dei vincitori, ma ostenta le tracce lacerate dei vinti.
In altri luoghi si edificano muri che dividono le Nazioni; qui la porta è aperta al cielo, al mare, al vento.
E’ un’opera incompiuta – aperta alle vicende prossime; può restare segno di pietà e luogo di raccoglimento intristito in un freddo monumento funebre; oppure essere segno di apertura sull’infinito, anche segno dell’incerto entrare e uscire della storia e del futuro.
Nel Mediterraneo si continua a morire… Una strage senza sepolture
«Nunc me fluctus habet». Si lamenta, sulle soglie dell’Ade che non può varcare perché insepolto, Palinuro, il nocchiero di Enea caduto in mare. E invoca il suo condottiero: «Tu mihi terram inice, namque potes». Da sempre, da quando l’uomo ha provato ad affrontare le acque, terrore del navigante è morire in mare: senza la terra della sepoltura, anche la sua anima, come il suo corpo, continuerà a vagare…
(Massimo Cacciari – giugno 2008)
Una volta sognai"
Una volta sognai
di essere una tartaruga gigante
con scheletro d'avorio
che trascinava bimbi e piccini e alghe
e rifiuti e fiori
e tutti si aggrappavano a me,
sulla mia scorza dura.
Ero una tartaruga che barcollava
sotto il peso dell'amore m
olto lenta a capire
e svelta a benedire.
Così, figli miei,
una volta vi hanno buttato nell'acqua
e voi vi siete aggrappati al mio guscio
e io vi ho portati in salvo
perché questa testuggine marina
è la terra
che vi salva
dalla morte dell'acqua.
(Ada Merini - 26 giugno 2008)
Le tartarughe marine depositano le uova sulla spiaggia dell’isola dei Conigli a Lampedusa.