Arte, arte religiosa, arte sacra: le grandi differenze e le grandi confusioni. La testimonianza e l'opera di Arcabas, "modesto imitatore del mio Creatore"
Più volte Arcabas ha risposto a chi gli chiedeva perché e come avesse scelto di essere un artista, e un artista “religioso”; le risposte variavano a seconda del momento, della persona che poneva la domanda… ma erano sempre centrate sull’ineluttabilità: non avrei potuto fare altro. Ma quando pronunciava queste parole, i suoi occhi color del cielo limpido brillavano, sorridevano.
Arte "religiosa"
Credo che per capire Arcabas - ogni artista - sia importante riflettere sul fatto che l’arte nasce in ambito religioso, per onorare le divinità più diverse e che con il Cristianesimo esplode letteralmente e per almeno diciassette secoli continua a trasmettere le verità della fede. Fino almeno alla fine del ‘700, infatti, ogni artista si confrontava con la religione. La Rivoluzione Francese, e i suoi effetti anche fuori dalla Francia, incrina questo sistema arte-fede.
L’arte cammina, sperimenta cose nuove, si evolve (nel bene e nel male) mentre la cultura artistica cristiana sembra generalmente incapace di stare al passo coi cambiamenti. Artisti incaricati di creare opere per le chiese tendono (rischiano) di riferirsi al passato, di non trovare spunti nuovi capaci di trasmettere il messaggio della fede con modalità nuove. Ci sono, ovviamente e per fortuna, eccezioni straordinarie. Ma sono, appunto, eccezioni.
"Bibbia dei poveri"
Arcabas si avvicina ai temi religiosi forte della sua ricerca di fede, della sua conversione, del suo amore sconfinato per le Scritture.
La sua pittura è di più che una bibbia dei poveri. Mentre traduce in immagini il racconto della Scrittura, Arcabas ha la capacità di tradurre sul piano estetico quella complessità interpretativa del testo con cui abbiamo da poco imparato ad accostare la Bibbia. Basta andare a vedere il ciclo di Emmaus a Torre de’ Roveri. Chi frequenta la scrittura sa come quel racconto sia costruito su molti livelli di significato: Arcabas riesce a tradurli nell’invenzione simbolica dell’immagine. Non illustra degli episodi. Fa dell’esegesi attraverso la pittura. Secondo me questo è il segreto del suo successo. Quindi è questo bisogno che il suo successo porta in evidenza. Il fatto che noi cristiani abbiamo imparato che c’è dell’indicibile nella fede. Così abbiamo capito come l’arte informale aveva la sua verità teologica. Ma non per questo noi cristiani possiamo rinunciare alla figura, al racconto, alla narrazione. Perché la nostra fede nasce da una storia. Ma ricuperare la figura in arte non può significare ripartire da dove eravamo rimasti. (d. Giuliano Zanchi)
Arte sacra
Arcabas aveva le idee molto chiare sulla differenza tra arte religiosa e arte sacra. Così come aveva un rifiuto deciso per certa arte contemporanea, tanto che qualche anno fa scrisse al Papa, mettendo in evidenza i pericoli di un’arte pilotata per questioni economiche e come tale incapace di essere portatrice di valori. Non permetta, Santità, a questa non-arte di imbastardire l’Arte Sacra, diceva in sintesi.
Si confonde tra arte sacra e arte religiosa. L’arte religiosa significa che si scelgono temi e soggetti che hanno a che fare con la religione; l’arte sacra è qualcos’altro, attiene al simbolo, che non è mai profano e non riguarda il soggetto, ma la capacità di alludere alla consapevolezza umana dell’immersione nel mistero. Le vere opere di arte sacra sono piuttosto rare nel mondo e non sono esclusiva della cristianità. Il resto è arte religiosa.
Un secondo aspetto, spiace dirlo ma è così, attiene alla preparazione artistica delle comunità cristiane, che spesso è modesta. Infine andrebbe fatta una riflessione sul fatto che la bellezza è costitutiva dell’arte, che l’arte non può rifiutarsi di trasmettere la bellezza” (Arcabas, intervistato da Susanna Pesenti).
La traccia del Creatore in ogni cosa
Arcabas vedeva “il Creatore” in ogni cosa. Un pentolino smaltato e sbrecciato, una pialla con dei trucioli, una pera davanti a uno specchio. Sorrideva, davanti al mio sguardo interrogativo. Sorrideva e poi mi ricordava che non era colpa sua, no che non lo era, se in ogni cosa su cui si posava il suo sguardo egli vedeva traccia del Creatore…

Non c’è nulla di profano. La natura intorno a noi è tale che rimanda immediatamente al Creatore.
Amo ricercare l’armonia, la bellezza, come modesto imitatore del mio Creatore.
Non sono che un povero strumento nelle mani del Creatore.