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A teatro: “Lisistrata”, ovvero l’attualità dei classici

L'Acropoli e il Partenone

 

Nei giorni scorsi è andata in scena al teatro Donizetti “Lisistrata”, grande testo classico di Aristofane. Lo spettacolo fa nascere l’immancabile domanda sull’attualità di un testo scritto quasi 2.500 anni fa.

 

 

Confesso che ero piuttosto preoccupata per vecchi ricordi liceali: mi disturbava l’idea stessa che venisse recitata “tal quale” la celebre commedia di Aristofane, rappresentata nel 411 a.C. durante la guerra del Peloponneso. E quindi datatissima.

Lo spettacolo. I timori prima, la sorpresa dopo

Sapevo però che era stata rappresentata, e con grande successo, la scorsa estate al teatro greco di Siracusa, ma in un ambiente consono, per così dire, in spazi ampi, con il fascino delle antiche pietre, mentre pensavo che a Bergamo, al Donizetti, si sarebbe perso l’incanto e temevo che si trattasse di una vera “pizza”

Ma questo mia impressione è durata poco, solo all’inizio, con l’invocazione a Pallade Atena. Ci risiamo! – ho pensato, poi da subito il mio interesse è stato svegliato dal nuovo moderno allestimento, curato con grande maestria ed eleganza da Serena Sinigaglia e Emanuele Aldovrandi.

Inoltre, la compresenza degli attori e del pubblico con le sue interazioni e le sue reazioni ha saputo creare un’atmosfera unica.

Anche la recitazione di Lella Costa è stata superba: mai sopra le righe, con molta naturalezza, credibilità e grande carisma.

Lisistrata, le donne, la guerra

Lisistrata è una donna onesta, competente e determinata e che decide che tutti gli uomini sono ormai sotto le armi e che a un certo punto, con uno sguardo diverso, femminile, bisogna assumersi la responsabilità di dire basta, alla guerra, ai massacri, al malgoverno. E costringere gli uomini a firmare la pace. Perciò fa un accordo con tutte le donne di Sparta e Atene: dovranno astenersi dal sesso e occupare l’Acropoli, mettendo le mani sul tesoro della città e impadronendosi dell’economia. Con una visione comunque etica.

Con grande attenzione cioè al bene comune e al buon governo, perché i soldi sono lo strumento per realizzare obiettivi, mentre spesso sono ritenuti il fine.

Le guerre stesse nascono per motivi economici e non sono ineluttabili, inevitabili, ma nascono sempre perché c’è qualcuno che le vuole.

Come è vero tutto questo! Oggi più di ieri, Lisistrata ci parla con ironia e provocazione.

Lo sciopero del sesso, le relazioni, la commedia

Quanto allo sciopero del sesso, che fa molta presa sullo spettatore, la compagnia teatrale - molto brava per la verità - non fa sconti e ingaggia scene divertenti, mai però troppo sboccate né oscene. Quello che si vorrebbe dire è forse che gli uomini, privati dello sfogo sessuale, in realtà sentono soprattutto la mancanza di relazione, di un confronto donna – uomo. Infatti, un personaggio dice che il cibo (senza la moglie) non ha più sapore e la casa è vuota.

Insomma, questa rappresentazione mi ha fatto capire quanto i classici siano attuali e mi ci ha fatto riconciliare dopo tanti anni.

Aristofane, di sicuro non democratico né femminista, almeno secondo la nostra accezione, detestava la guerra, vedendone l’inutilità, la violenza, la follia. E per dirlo ha scelto il linguaggio della commedia, cioè ha deciso di trattare questi temi divertendo, perché le persone quando ridono abbassano le loro difese ed è più facile che ricordino il contenuto.

Un’ultima, piccola notazione: durante un’intervista a un giornale femminile, Lella Costa anni fa ha ricordato una mia zia, sua maestra alle elementari. Materna, bella, elegante, profumata: di questo le sono e sarò sempre grata.

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