Nell’oratorio Suardi di Trescore ritratti raccontano precoci vite interiori di emotività in formazione.
Cattiveria contagiosa
Nella piazza del borgo è in atto un ludibrio; una giovane donna - Barbara - è trascinata, nuda, picchiata e umiliata da sgherri che eseguono leggi ingiuste.

C’è chi guarda; chi ignora, continuando a fare i fatti propri; qualcuno compiange; due guardie in uniformi appariscenti controllano a spade sguainate.

Accorrono tre ragazzini brandendo bastoni; nell’eccitazione, uno inciampa.
Il primo che accorre ha faccia scura e arrabbiata; sembra di indole focosa; quello che inciampa e si agita goffamente a terra lascia prevedere un carattere debole; il terzo scavalca il caduto e lo guarda, incerto se dargli una mano o buttarsi nella mischia: sarà uomo buono o “cattivo”?
Vogliono giocare agli sgherri. Hanno di fronte i loro modelli, quello che vorrebbero diventare; affascinati da muscoli e divise, imitano cattivi maestri.
Testimoni di un fatto straordinario
Nell’affollata chiesa si volge una cerimonia presieduta dal vescovo. Brigida, figlia di ricchi e potenti pagani, si fa monaca. E’ il momento solenne della “vestizione”. Brigida lascia i ricchi abiti, si prostra sull’altare e succede un fatto prodigioso: il legno rinverdisce e sulla pedana - utile a riparare dal freddo i piedi del celebrante - sbocciano fiori. E’ un segno: Brigida farà grandi cose.

Testimoni della scena sono i membri di Casa Suardi: a destra dame, balie e bambine; a sinistra uomini con i figli maschi.

Tra i maschi un repertorio di personalità in formazione.
In piedi, impettito di tre quarti con la mano sul fianco, l’erede fissa gli astanti incurante degli avvenimenti con l’ostentata sicumera di chi non ha ancora raggiunto la maturità, ma è ben conscio del suo rango.
In primo piano il “grassottello tontolone” - con caschetto e frangetta - non ha capito cosa stia succedendo e ascolta inebetito quello che il coetaneo gli sta spiegando: sarà vittima di bullismo?
Il coetaneo sembra avere già la stoffa del leader: sostiene, indica, coinvolge, illustra.
Il più piccolo della famiglia, con incombente obesità, sembra molto sveglio; ha capito che qualcosa succede; vuole sfuggire dalla stretta paterna, vedere e capire.
Il padre, sintesi di autorevole saggezza, lo trattiene e lo quieta con il gesto del palmo aperto della mano rinviando spiegazioni a tempo opportuna.
Le donne di famiglia guardano il legno fiorire con concentrato stupore.

La ragazzina in primo piano - il profilo mostra problemi ortodontici di disallineamento dei denti in crescita - è la caricatura di una dama: sbuffi, gioielli, nastri e rosario di perle; dovrebbe pregare a testa bassa, ma si distrae e guarda di sottecchi il fatto straordinario.
Brigida fa una cosa grande
Brigida - votata totalmente agli ultimi, sorretta dalla Provvidenza - è in mezzo ai poveri: ha distribuito cibo, trasformato acqua in birra, salvato il raccolto allontanando l’uragano, ammansito un cinghiale; c’è anche un cieco che stringendo con forza la mano dell’adolescente che lo guida, si sta allontanando dalla scena.

Brigida lo chiama, lui si volta ma non vede; Brigida lo benedice.
Anche il ragazzo si volta con interrogativo disappunto; ha voglia di finire il suo servizio, di tornare a cose piacevoli, ma è l’attimo del ritorno della luce: il cieco improvvisamente vede.

Come crescerà il ragazzo testimone di un fatto tanto clamoroso; come sarà la sua vita?
“Pictura loquitur”
Lorenzo Lotto, pittore dei moti dell’anima, ritrae come comparse nelle storie di Barbara e Brigida questi adolescenti inseriti nel flusso delle vicende. Ognuno ha la propria irripetibile unicità e reagisce ai fatti della vita secondo indole, temperamento, natura in quella libertà che nella - auspicata - età matura diventerà progetto di vita.
Lorenzo Lotto non giudica: racconta e propone; svela fragilità e indirettamente invita all’ascolto dell’irripetibile ricchezza di ciascuna persona, in particolare di chi, nelle tempeste del corpo che cambia, nelle convulsioni di emotività indefinite, deve essere guardato negli occhi e accompagnato dalla leggerezza dell’infanzia verso la ricerca del sé nella responsabilità.
Nei tempi, nelle leggi e nei fatti correnti: “Chi ha orecchie per intendere intenda”
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