Una ragazzina quindicenne, un bel giorno, sparisce.
Protagoniste le donne, diverse e con diversi linguaggi.
La famiglia, ma anche la società, la povertà, il razzismo
E’ appena uscito in libreria, e ha la freschezza e l’originalità delle opere prime ben riuscite, tanto che ha già vinto un premio prestigioso, il Pen/Faulkner Award per la narrativa. Sto parlando di “Cos’è successo a Ruthy Ramirez?”(Bollati Boringhieri editori, Torino, 2025), libro d’esordio di Claire Jiménez, autrice portoricana cresciuta a Staten Island e docente universitaria.
Un'assenza, una famiglia distrutta
La trama si concentra attorno a un’assenza, quella di una ragazzina tredicenne, seconda di tre sorelle, che un bel giorno scompare mentre sta tornando a casa dopo gli allenamenti di atletica. La famiglia, portoricana, è di modesta estrazione, e questa scomparsa, che si protrarrà per molti anni, ne sconvolge la realtà: il padre, commesso in un negozio, muore di crepacuore dopo cinque anni; la mamma, Dolores, molto religiosa, cerca conforto nella fede; la sorella maggiore, Jessica, profondamente segnata da un dramma mai confessato ad alta voce, cerca una vita decente, in equilibrio tra il lavoro come OSS e la figlia. Infine, Nina, la minore e l’intellettuale di famiglia, nonostante una laurea in biologia, ottenuta grazie a una borsa di studi per minoranze etniche, deve accontentarsi di un lavoro sottopagato in un negozio di biancheria.
Sono ormai passati dodici anni dalla scomparsa, e una sera Jessica ha l’impressione di riconoscere Ruth tra le attrici di un volgare reality show. Le due sorelle e la mamma si metteranno alla sua ricerca: illusione, sogno, o vera, reale speranza?
Un romanzo al femminile
E’ dunque un romanzo al femminile, dove le protagoniste sono tutte donne, ma lo è anche la quasi totalità dei personaggi secondari.
E queste figure femminili sono allo stesso tempo fragili e forti e fanno i conti non solo con la scomparsa di Ruth, ma anche con anni di violenze silenti, traumi subiti, e una vita di povertà. Sono donne rabbiose, anche e soprattutto per ciò che non sono mai riuscite a dirsi ad alta voce.
Perno centrale sono così le dinamiche dell’amore familiare, i sentimenti inespressi, il legame madre- figlie e quello tra le sorelle. E’ una famiglia, insomma, che cerca in qualche modo di stare unita, nonostante gli anni di violenze e le fratture che si sono create.
La narrazione avviene attraverso vari punti di vista e ogni donna ha una voce diversa, ma sempre semplice e vera, spesso venata di umorismo, e colorita da brevi espressioni spagnole. Anche se nessuna figura è perfetta, tutte sono comunque reali e concrete e non personaggi fittizi di un libro.
Un romanzo molto attuale, veritiero, magnetico
Mi piace questa straordinaria libertà data ai personaggi di raccontare la verità così come la vedono, unita a una grande capacità di scrivere, spesso con sarcasmo e note comiche.
Oltre che dei rapporti familiari, si parla anche di classe sociale, di povertà e razzismo, perché la scrittrice non si sottrae a temi pesanti, anzi li afferra e li svela ai lettori, pur con la consueta leggerezza e attraverso la voce delle protagoniste: la violenza generazionale, i traumi e gli effetti a lungo termine del colonialismo sulla diaspora portoricana.
Ne nasce un romanzo insieme straziante e divertente e che offre un intenso ritratto delle donne portoricane.
Altro tema accennato è quello dei reality show americani di bassa lega, ambiente altamente tossico e dannoso per le donne, specie se appartenenti a minoranze nere e di colore. Oggetto di umiliazioni e violenza per il bene dell’intrattenimento altrui, ci si domanda cosa sia vero e cosa invece faccia parte di quello squallido spettacolo, che tanti spettatori tuttavia amano guardare.
Un romanzo insomma molto attuale, veritiero e magnetico.
Lo stile, funzionale alla resa della storia, è scorrevole, concreto e schietto, tanto che il lettore resta incantato dalla vicenda e da questo vivido ritratto familiare, pur in tutta la sua realtà distrutta.
Ma che fine ha fatto, davvero, Ruthy Ramirez? Lo scopriremo solo nell’ultima pagina del romanzo, con un colpo di scena finale che (non) ti aspetti.
Laura Cerri