Un premio riservato a giovani artisti. Significativo.
Inquietudine e indeterminatezza dell'adolescenza.
Spiragli di speranza nonostante

E’ il titolo del dipinto di Giuliana Rosso che ha vinto il 22^ “Premio Cairo” per l’arte contemporanea riservato a giovani artisti con meno di 40 anni organizzato dal mensile “Arte”.
Questa la motivazione della giuria presieduta da Emilio Isgrò:
…rappresenta l’inquietudine e l’indeterminatezza dell’adolescenza in un ambiente tossico che evoca l’urgenza della questione ambientale e il problema della solitudine…”

L’opera è realizzata con materiali insoliti che restituiscono l’effetto di un antico affresco murale: per supporto carta da spolvero (appunto usata nella tecnica dell’affresco) preparata con gesso; carboncino e gessetti per il disegno.
Il materiale esprime già gli intenti dell’artista:
”…voglio trasmettere un senso di ibridazione del luogo dove oggi ci troviamo …materia sempre più scomposta, natura in disfacimento…”
Nell’acquitrino
L’ ambiente è freddo, inconsueto, squallido, reso con colori acidi; non ha niente di naturale e non è facile definirne il genere, così come non è definito il genere delle tre giovani figure androgine che lo abitano.
Una è seduta, persa nell’ascolto delle sue cuffie; ha il doppio mento e capelli rari: è brutta e accarezza un rospo… forse un meccanismo di difesa… il rimando all’io problematico.

All’opposto una figura sbuca da un tronco - come da un guscio protettivo, quasi mimetizzata - solo per guardare il video che riverbera sul suo volto.

Anche la terza figura, al centro, ascolta dalle sue cuffie; è sdraiata abbracciata a due gambe finte: sono rottami di un manichino oggetto di un probabile amore virtuale. Indossa strane calzature che sembrano adatte a muoversi nei luoghi intorno e porta sulle spalle, come in uno zaino, la boccia con il suo pesce rosso.

Le tre figure sono vicine e al tempo stesso assenti l’una all’altra, distanti e chiuse, sigillate nei loro dispositivi “multi mediali”, protesi dell’ io”.
Segni nel “Ritratto dell’adolescenza nei tempi che corrono”
L’opera è il ritratto di una generazione alla fine del primo quarto del XXI secolo e, come i ritratti indagatori, va oltre le apparenze: non solo inquietudine, ambiente tossico, disfacimento solitudine.
L’arte parla più di quanto l’artista pensi di raccontare; qui ci sono segni che riscattano l’adolescenza nell’ “acquitrino”: le scarpe per affrontare la palude (quindi anche uscirne), lo zaino per salvare il pesce rosso, l’abbaglio dell’amore per un manichino - ma sempre amore è – e, proprio al centro, due occhi spalancati che guardano, interrogano, chiedono… aspettano.