Un'immagine alla settimana. Rubrica a cura di Osvaldo Roncelli
Conversazione, appunti e rose. Le conversazioni sono tra Maria, san Bernardino, sant'Antonio, il Battista, san Giuseppe. E' il capolavoro del Lotto, affascinante presentazione del "mistero amico", che, nel 1521, i bergamaschi fecero di tutto per trattenere.
A causa degli urgenti restauri previsti per la chiesa di San Bernardino in Pignolo la pala é momentaneamente esposta in Accademia Carrara nel contesto della mostra “Dentro Lorenzo Lotto”

In una radura assolata è convocato un consesso di Santi
Sono scesi dai cieli rompendo la barriera del tempo; vengono dai primi annunci della buona novella, fino a qualche anno prima del corrente 1521, precisamente a 77 anni dalla morte di San Bernardino: certamente la radura è situata in qualche parte delle terre di Bergamo dove quei Santi sono particolarmente amati.
All’orizzonte si alzano ancora i fumi delle recenti battaglie che hanno sconvolto i confini occidentali degli stati veneti.
“...rapporto non più allegorico… ma confidenziale e terreno tra il divino, gli uomini e i santi”
Il consesso è convocato per discutere il tema dell’umanità di Cristo. Maria lo ha portato Bambino e nudo, ostentandone il sesso, proprio al baricentro spaziale e simbolico della composizione. Il Bambino é anche Dio e Maria lo trattiene senza toccarlo, con un gesto forte ma di riguardo, mettendo un lembo del mantello tra addome e mano (con una campitura di colori in forte contrasto - gran trovata pittorica).
Sulle sue ginocchia si dipana un lino bianco, allusione a futuri teli ripiegati in un sepolcro vuoto.
Per verbalizzare le discussioni in corso è convocato anche un angelo scrivano che appunta sul testo aperto alla base del trono.

I dialoghi sono vivaci: Maria parla con trasporto a Bernardino, rinforzando la parola con il gesto del palmo della mano rivolto al “Testo”. Antonio ha problemi di udito e stende l’orecchio verso il Battista che indica Cristo. Giuseppe è stanco e si massaggia il tallone calloso sfregandolo al collo dell’altro piede; aguzza la sua poca vista sull’angelo, colto in un attimo di distrazione.

Ma l’angelo non si è distratto, si è voltato verso noi che guardiamo per dirci: “Scrivo per voi!”.
E’ un invito ad entrare calpestando rose e petali sparsi intorno - antico rimedio alchemico alla melanconia - oltre tristezze, pessimismi, sconforto, depressioni.

In cielo intanto c’è un gran trambusto: con voli acrobatici quattro angeli allestiscono un padiglione per riparare il consesso dalla troppa luce; sembra di sentire lo scuotere dei teli scossi dalla brezza e il frullare delle ali d’angelo nell’aria tiepida.

“...arti nostre…” a rischio espatrio
Si capì subito che Lorenzo Lotto aveva dipinto un capolavoro.
Già nel 1591 i bergamaschi si riunirono in comitato per impedire l’espatrio del quadro: ”…veduto da forestieri intendenti le arti nostre… procurarono a qualunque prezzo di volerlo comperare.”

Sarà il conte Gian Gerolamo Grumelli - ritratto da Giovan Battista Moroni nel 1560 come “Cavaliere in rosa” - a capeggiare il comitato che raccolse i fondi necessari a riscattare il dipinto conservandolo nel luogo della sua originaria destinazione.
Anticlassicismo senza retorica - Poesia della luce e dell’attimo
In quel fortunato 1521 in terra bergamasca, Lorenzo Lotto, proprio nella pala di San Bernardino, coniuga un nuovo linguaggio che in pochi mesi si declinerà in una serie di capolavori. Nella pala inventa il “fermo immagine”, come di lampo fotografico, nell’attimo dell’angelo che si volta, nell’aprirsi all’evidenza del gesto di Maria, nelle acrobazie degli angeli sospesi nello sforzo di dare riparo. Plasma le figure con contrasti di luce, come nei volti di Maria e del Bambino - modulati dalla penombra - e in quello dell’angelo, velato delle proprie ali.
Con semplice naturalezza muove gesti, restituisce caratteri, evoca un mistero “amico”, rimanda a simboli teologici, indaga nella psiche: ci vorranno due generazioni di artisti perché tutto trovi pieno adempimento nelle ombre di Michelangelo da Caravaggio.
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Roncelli