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Un'immagine alla settimana - Rubrica a cura di Osvaldo Roncelli

“1.000 tears” (1.000 lacrime). Ancora “pedagogia della speranza”

Ana Sylva

Arte per diverse forme di bellezza; arte per comprendere il presente; arte per immaginare il futuro, stimolare pensiero, proporre idee.

 

 

Arte di riscatto

Il primo di ottobre GAMeC ha inaugurato la terza mostra del progetto “Pedagogia della speranza”; la prima “Eau” con Ana Sylva, la seconda “Tabula Plena” – già presentate su “La barca e il mare” - e l'ultima, “1.000 lacrime“ con Selma Selman, hanno portato in Città messaggi suggestivi.

Se “Tabula Plena” propone alla persona / cittadino nuovo protagonismo, le mostre “Eau” e “1.000 lacrime” coinvolgono Bergamo in attualità lontane. “Eau” in Angola, “1.000 lacrime” in Bosnia – con strumenti e modi insoliti  di fare arte - liricamente interpretano i temi della globalizzazione, del consumismo, del tracollo ambientale, della guerra.

 

PNG SELMA in GAMeC

Selma Selman - Foto di famiglia con kalashnikov

Chiave di lettura della mostra “1.000 tears” è una vecchia fotografia di famiglia, pochi centimetri in bianco e nero, stropicciati come le immagini a lungo conservate in tasca. (E’ esposta con preghiera al visitatore di non fotografare).

Selma all’età di due anni è ripresa con le donne della sua famiglia; la mamma al centro stringe un mitra: è l’anno 1992 in Bosnia Erzegovina infuria la guerra civile che insanguina l’ex Jugoslavia.

Sul retro – scarabocchiati  a matita - nomi, date e un grade occhio disegnato da una mano adolescente; è lo stesso occhio che ritorna in mostra più volte: dipinto su un pezzo di tubo d’acciaio, su un piccolo giunto idraulico, sul dorso d’alluminio di una grossa presa d’aria, sul cofano che fu di una Mercedes Benz.

Selman dipinge la propria memoria su frammenti di auto e lamiere.

Rottami per sopravvivere

Selma Selman, artista bosniaca di origine rom, lavora sulla memoria dell’infanzia in guerra e della famiglia discriminata; le lacrime del passato diventano una feroce critica alla violenza, al patriarcato, alle discriminazioni.

Selma vuole trasformare il dolore in resistenza.

La sua famiglia è sopravvissuta da generazioni raccogliendo rottami metallici, smontando materiali industriali di scarto, cercando qualchecosa da vendere.

Cofani d’auto, lamiere, scarti industriali arrugginiti - frammenti scartati del mondo ricco - diventano, prima risorsa contro fame, poi luogo di elaborazione del dolore, infine arte.

In Bosnia come in Angola

Ancora una bambina cresciuta nella guerra e in una minoranza emarginata trova nella memoria del dolore l’ispirazione per fare nuova arte di azione sociale.

Come Ana Sylva – vista nella mostra “Eau” - riscatta con il ricamo le miserie e la sete in Angola, così Selma Selman trasfigura ferraglie in Bosnia.

 

PNG Unholy motorsSelma Selman AB23 8
Selma Selman – Autoritratto su lamiere di carrozzeria (Bosnia)
PNG sacchi copia
Ana Sylva - Ricami su taniche (Angola)

Memoria sospesa

Per dare corpo alla memoria sospesa Selman utilizza anche il cinema.

Al centro dello Spazio Zero di GAMeC su un grande video è proiettato “Crossing the Blue Bridge”; protagonista è la stessa Selma ripresa di spalle mentre, correndo, attraversa il ponte della sua città. Interpreta un fatto che non ha vissuto, ma è mito di famiglia.

La memoria si è fissata al 1994 – piena guerra civile - quando sotto i bombardamenti, con un vento impetuoso, la mamma attraversa il ponte Blue Bridge carica di provviste: corre e tiene per mano la figlia maggiore coprendole gli occhi per nascondere la vista del fiume ricoperto di cadaveri.

Riscatto

Selma corre oggi e la passata tragedia diventa bellezza: non cadaveri ma alberi, prati strade di pace; anche il vento porta i rassicuranti fragori di quando la famiglia spaccava a martellate rottami per cercare cose da riciclare.

Selma corre verso qualche cosa che non si vede e sembra fuggire da altro che non si vede ma è facile immaginare: fugge da odio e corre, ostacolata dal vento, verso opposta rassicurante sponda.

P.S. – Vai subito a scuola

Selma Selman si esprime anche oltre le pratiche strettamente artistiche; nel 2017 ha avviato il progetto “Get the Heck to School” per favorire l’accesso all’istruzione per le ragazze Rom della sua Città: “Vai subito a scuola”.

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