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I ragazzi bruciano i libri. Di chi la colpa? Dei professori

libri bruciati scuola

Finisce l’anno scolastico. Alcuni ragazzi e ragazze bruciano i loro libri di testo. Riedizione casereccia di Farenheit 451. Succede a Gorle. Nasce una discussione, naturalmente. Molti danno la colpa non ai ragazzi ma ai loro educatori. Anche su questo diventa opportuno avviare una discussione.

 

 

I libri al rogo. Sindaco e dirigente scolastico criticano

È passato un po’ di tempo da quegli eventi. Avrei voluto scrivere subito, ma volevo pensarci con calma, lasciare che l’anno scolastico si concludesse definitivamente con la fine degli esami e prendermi un attimo per pensarci. Mi sto riferendo a quanto accaduto a Gorle, sul finire dello scorso mese di giugno, quando alcuni ragazzi e ragazze, credo a conclusione del loro percorso scolastico nella scuola secondaria di primo grado, hanno bruciato dei libri di testo.

Il gesto è stato condannato con fermezza sia dal sindaco che dal dottor Dario Conte, dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo statale di Gorle. Le parole del dottor Conte, che conosco, sono state nette nel condannare l’atto di quei ragazzi come “gesto inaccettabile che ferisce i valori democratici della nostra comunità”. Ha parlato chiaro, il preside, affermando senza esitazione che non si è trattato di un “goliardico festeggiamento”, ma di un gesto con il quale si è voluto distruggere lo strumento fondamentale per la crescita del pensiero critico e della libertà individuale, il libro, appunto.

Un leone da tastiera risponde: preside e professori dovrebbero porsi delle domande!!

Particolarmente interessante è stato il fatto che, quando le prese di posizione di sindaco e dirigente scolastico sono comparse sui social networks, non sono mancati i leoni da tastiera. Uno, in particolare, ha pensato bene di commentare i suddetti scritti affermando che, se i ragazzi hanno compiuto quel gesto, dovrebbero essere preside e insegnanti a porsi qualche domanda.

La sua tesi è che se gli studenti, conclusi gli esami, hanno bruciato i libri, ciò si deve al fatto che gli insegnanti non hanno saputo appassionarli allo studio.

Ci risiamo: la colpa è sempre degli altri

Ora, sinceramente, io sono stanco di queste affermazioni e dei tentativi di giustificare l’ingiustificabile. È ora di smettere di dire che se uno studente non studia o brucia i libri è colpa dell’insegnante che non sa insegnare o motivare, che se l’adolescente annoiato devasta un parco pubblico è perché il sindaco non offre sufficienti attività di svago nella comunità, che se i ragazzini creano problemi in oratorio è perché il prete non li ascolta o non fa proposte all’altezza.

Il vero problema è il fatto che si tende a cercare sempre in altri la criticità. Viene spontaneo domandarsi: questi ragazzini hanno i genitori alle loro spalle? E che fanno? Non solo.

Forse bisognerebbe tornare a educare

Se penso alla mia esperienza, devo riconoscere che ho avuto perlopiù professori validi e appassionati della loro materia, ma non tutti erano così. Eppure, non mi sono mai sognato di non studiare o di bruciare il libro di quella materia che non mi è stata spiegata bene e per la quale non mi sono mai appassionato. Dal mio punto di vista, se un ragazzino di 14 o 15 anni non ha in sé passioni e motivazioni, significa che tutti stiamo creando una società nella quale i più giovani vivono soltanto dell’esaudimento dei loro capricci e non di una ricerca profonda di ciò che vogliono e di ciò che serve per ottenerlo.

Forse è giunto il tempo di smettere, tutti, di giustificare la mancanza di passioni, le non voglie e i capricci dei ragazzi: è ora di tornare ad educare seriamente, ricordando che crescere comporta fatica e che l’educando deve essere il primo ad accettare di farla.

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Sisana

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