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Arcabas/Natale

Arcabas annunciazione particolare

 

 

Abbiamo deciso di concludere questa carrellata di annotazioni su Jean Marie Pirot – Arcabas - e la sua arte proprio in occasione del Natale. Non solo per approfittarne per degli auguri fatti di bellezza, ma anche per rendere omaggio a lui, che aveva nel cuore un’ammirazione e una tenerezza infinite per Maria, la fanciulla di Nazareth diventata la mamma di Gesù. E la nostra

 

particolare natività

Ho scelto poche immagini, perché sono talmente belle da non aver bisogno d’altro…

Qualcosa da non credere…

Tutti conosciamo la storia, che gli autori dei Vangeli apocrifi ci hanno raccontato con una dovizia di particolari direttamente proporzionale alla scarsità di quelli che si trovano nei Vangeli canonici… Maria, nata da una gravidanza miracolosa quando ormai i suoi genitori, Anna e Gioacchino, non avrebbero potuto nutrire più alcuna speranza “umana”, ha riempito di gioia i suoi genitori che dopo un po’ di tempo hanno esaudito il voto fatto prima della sua nascita, consegnandola ancora piccola al Tempio perché crescesse nella preghiera e lodando il Signore.

Poi però è arrivato il momento per Maria di dover lasciare il Tempio perché orami adolescente, era considerata impura; quindi doveva sposarsi. Gli apocrifi ci dicono che Maria non fosse d’accordo e così fu il Sacerdote – con una procedura miracolosa – a decidere per lei: avrebbe sposato Giuseppe il falegname. Il quale, sempre secondo i testi, non era davvero entusiasta della cosa. Ma obbedì, portando la fanciulla a casa sua per poi lasciarla per un po’ di tempo allontanandosi per lavoro.

Mentre egli era lontano, avvenne l’impossibile:  un essere mandato dal cielo entrò nella sua casa, la salutò con le parole che ancora oggi noi le rivolgiamo ad ogni “Ave Maria”  e le disse qualcosa di inaudito. Le disse che lei, Maria, sarebbe diventata la mamma del Bambino di Dio, che lo avrebbe amato e seguito fino alla fine. Dopo aver espresso considerazioni concrete e umane, Maria si fidò dell’angelo e disse il suo “Sì”.

Arcabas ha dipinto parecchie annunciazioni: questa però ha qualcosa in più. Vi si vedono i due personaggi, uno di fronte all’altra. Maria stava leggendo e per la sorpresa lascia cadere il libro che si scompagina, lasciandoci vedere tante pagine bianche, tante pagine per scrivere una Storia nuova, che inizia qui ed ora. Grazie al suo sì. Alla serenità composta, sia pure sorpresa, di Maria, fa da contrasto l’espressione intenta e preoccupata dell’angelo, che con gli occhi sbarrati e le mani incrociate sul petto sembra dirle: “è tutto vero, credimi, è tutto vero…fidati di me”. Siamo certi che Maria ha già pronunciato il suo sì, perché dall’angelo procede verso di lei una forma d’oro, una colomba che spinge davanti a sé , verso il grembo della sua mamma, la piccola croce d’oro che è Gesù.

Ed ecco che Gesù non è più “solo” Dio, ma è già un bimbo vero, perché la crocetta che è lui disegna dietro di sé una piccola ombra che né l’angelo né la colomba hanno. Un leggero tratto posato con una pennellata piccola di scuro… e Arcabas ci dice la verità della fede  senza alcun dubbio. Come facevano, guidati dalla Chiesa, i frescanti della Biblia Pauperum nel medioevo...

Una donna vestita di sole, si dice nell’Apocalisse di Giovanni. L’immagine di Arcabas ci mostra invece una donna che il sole lo porta dentro di sé, in grembo…e lo trattiene con le mani morbide e dolcissime, quasi a proteggerlo, da tutto e da tutti.

La storia di questa immagine è dolcissima. Isabelle, la figlia di Arcabas, era finalmente riuscita a portare a termine la gravidanza e si era trasferita dai suoi genitori per aver accanto la sua mamma nel momento più importante della sua vita. Un giorno era salita nell’atelier del suo papà a chiamarlo per il pranzo. Aveva bussato piano allo stipite della porta per non disturbarlo mentre lavorava e lui, voltandosi, l’aveva vista così. Fulminato, le aveva chiesto di fermarsi lì, aveva tolto la tela dal cavalletto e ne aveva cercata un’altra; nessuna però andava bene, nessuna era adatta. Preso dalla smania di dover dipingere l’immagine che aveva nel cuore, prese un pezzo di cartone che aveva contenuto delle tele  nuove e su quel cartone, di getto, aveva dipinto questa immagine strepitosa.

Isabelle-Maria ha un corpo leggero, etereo, quasi evanescente. Solo le mani sono corporee, decisamente umane. E, come Isabelle aveva fatto per l’intera gravidanza, sono appoggiate delicatamente sul grembo, per trattenere quel bimbo che finalmente stava per arrivare, ormai, per non lasciarlo andare via… i due cerchi leggeri che dicono il seno sono dipinti con un bianco del colore del latte mentre il bellissimo volto, appena tratteggiato,  riesce a regalarci le sensazioni che ogni donna che sta per diventare mamma conosce bene: fierezza, incredulità, consapevolezza, gratitudine, timore, preoccupazione, fiducia, serenità, e un’immensità d’amore. Dietro le gambe della fanciulla vediamo la forma che abbiamo imparato a conoscere, quel grosso cerchio scuso, aperto, dal quale è uscita la sfera d’oro che ha trovato posto nel cuore e nel grembo di una fanciulla che ha saputo fidarsi e affidarsi.

In alto, la natura festeggia il suo creatore col volo di alcuni uccellini.

Un’opera che non durerà per sempre, visto il supporto sul quale è stata dipinta. Un’opera “povera”, per la quale Arcabas ha usato pochissimi colori: l’azzurro, il bianco, il nero e  l’oro. Un’opera che, io credo, non potrà essere dimenticata. Mai.

La fede di Giuseppe

 

sogno di giuseppe

 

Sono sempre stata convinta che Giuseppe abbia avuto più fede di Maria, in merito all’incarnazione.

Preciso: so quanta fede abbia avuto Maria nell’accogliere il volere di Dio ma, umanamente, sono convinta che per Giuseppe sia stato davvero più arduo. Maria sapeva di non aver fatto nulla per avere quel bambino, ma lui ha  dovuto credere a quello che lei gli diceva; che era – diciamolo – umanamente e totalmente incredibile. Lasciamo stare tutta la questione della prova dell’acqua amara alla quale, secondo i testi apocrifi, sarebbero stati sottoposti i due sposi. Quello che vogliamo ricordare è che Giuseppe, deluso, amareggiato, profondamente addolorato, se non disperato, sa da subito di non voler far del male a Maria, nonostante la “colpa” evidente di lei. E poiché tale colpa avrebbe avuto come punizione la morte per lapidazione, decide di ripudiarla in segreto, per cercare di salvarle la vita.

Mettiamoci nei panni di quest’uomo, che si è trovato in casa una moglie che non voleva, che si è preso cura di lei, che si sente tradito quando scopre che lei è incinta, che ascolta dalla voce di lei parole alle quali nessuno al mondo potrebbe credere. Di quest’uomo che dopo una notte insonne, dopo aver preso la sua decisione crolla, sfinito, in un sonno tormentato, come vediamo dalla sua espressione e dagli occhi cerchiati.

E’ allora che l’angelo del Signore scende nella sua casa, gli si avvicina e gli sussurra all’orecchio cosa fare: non temere, tienila con te, fidati. Abbi fiducia in lei e nel Signore. Sappiamo cosa accadrà. Giuseppe si sveglierà e dirà a Maria che può restare,  che sarà sempre la sua sposa, che egli l’aiuterà a crescere il suo bambino, il bambino di Dio.

Maria ha creduto all’angelo, certa di non aver mai mancato nei confronti di Giuseppe; Giuseppe ha creduto all’angelo e a Maria, nonostante l’assurdità delle cose che lei gli diceva.

Un uomo dalla fede immensa, capace di accogliere un figlio non suo e di essergli padre davanti agli uomini e davanti a Dio.

Un bambino è nato per noi

Poi la vita che continua, il parto che si avvicina, la questione del censimento, un viaggio davvero non opportuno, per una donna al termine della gravidanza. I due che partono e incontrano tutte le difficoltà che i testi canonici e quelli apocrifi ci racconto: tutto rema contro di loro.

Alla fine però Giuseppe riesce ad accompagnare Maria in una grotta, appena intiepidita dal fiato caldo di un animale che era già lì e del loro asino. Poi corre a cercare la levatrice ma improvvisamente tutto si ferma, si immobilizza. E’ uno dei brani più poetici dei testi apocrifi, secondo me, ripreso quasi identico da Diego Valeri in una poesia. Quando ogni cosa riprende il suo corso, quella della Storia è cambiato per sempre: Gesù è nato. Il Figlio di Dio è nato. Per noi.

 

natività a betlemme

 

Ed ecco che Arcabas ci fa entrare in quella grotta, dove Giuseppe ha creato, come ha potuto, un giaciglio per Maria e il bambino. L’ha rivestito di paglia, ci ha appoggiato il mantello color del cielo di Maria e quando lei, col piccolo in braccio, vi si è sdraiata, li ha coperti col suo mantello color della terra.

E poi è rimasto lì a guardare la meraviglia sotto i suoi occhi. Una fanciulla-mamma che stringe tra le braccia il suo bambino. Il loro bambino, il loro Gesù.

La figura di Giuseppe che Arcabas ci regala è incorporea, inconsistente quasi. Sembra fatta di carta ritagliata e piegata. Ma ha il colore caldo dell’amore. Lo stesso amore che traspare dai pochissimi tocchi di pennello usati per disegnare il volto dell’uomo fedele, buono, giusto. Che regge una piccola luce e la scherma, per non disturbare il sonno della sua famiglia.

Giuseppe che accoglie, che protegge, che ama. Giuseppe, che Gesù chiamerà Abbà. Papà.

Un’immagine stupenda, che è l’augurio di buon Natale di Jean Marie Pirot, Arcabas, per ciascuno di noi.

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