Una voce da Gerusalemme: una testimonianza ecumenica per l’uguaglianza e una pace giusta in Palestina/Israele
Il 14 maggio ricorda la fine del mandato inglese nel 1948, quando il nostro popolo venne cacciato dalle proprie case (il Nakba). Oggi, nel ricordare l’occupazione di Gerusalemme, migliaia di ebrei radicali attraversano la città seminando paura.
Molti nostri figli e persone care in questa terra santa e benedetta vivono in uno stato di agitazione, paura, ansia di fronte a un futuro incerto. Si chiedono: Il nostro destino è una guerra continua, che porta con sé una interminabile scia di sangue, sofferenza, dolore, distruzione?
Noi cristiani, il Vangelo, la guerra
Come cristiani siamo impegnati nel messaggio del Vangelo. Abbiamo più volte affermato che rifiutiamo la guerra in tutte le sue forme. Rifiutiamo il conflitto armato e chiediamo con insistenza soluzioni pacifiche, ragione, dialogo che risparmino alla nostra terra altra guerra, sangue, distruzione e dolore.
Abbiamo sperato che la guerra scoppiata tra Stati Uniti d’America, Israele e Iran potesse essere evitata. Continuiamo a sperare che si possano raggiungere accordi attraverso negoziati e canali diplomatici. Ancora oggi, sentiamo proclami minacciosi che dicono che la guerra continuerà “fino alla vittoria”. Chiediamo: quale vittoria possono essere morte, distruzione e desolazione?
A coloro che promuovono la guerra come l’unica via, diciamo: la guerra non è una via. Ripetiamo il nostro appello perché finiscano sangue e distruzione. Rifiutiamo la guerra e le minacce di guerra, perché crediamo che la guerra è un assoluto peccato che porta beneficio soltanto ai guerrafondai. Coloro che perdono sono i civili e, tra i civili, i più deboli. Sono costoro che pagano un prezzo pesante di sangue alla ricerca degli interessi economici e politici dei guerrafondai.
Il tema più urgente: il popolo palestinese
Se vogliamo veramente la fine della guerra in Medio Oriente, dobbiamo tutti mettere l’accento sulla posta in gioco centrale: la grave condizione del popolo palestinese, che sta soffrendo dal 1948. Dopo l’ottobre del 2023 la catastrofe che i Palestinesi devono subire si è ingigantita con la perdurante guerra di Gaza, dichiarata per eliminare e la Palestina e i Palestinesi.
E la guerra ha tracimato in Cisgioradania, nel Libano e oltre. Lo ricordiamo a coloro che in questo mondo devono sapere che la nostra Terra Santa aspira all'uguaglianza, alla giustizia, alla pace. La pace di cui parliamo è una pace che garantisce la libertà e la dignità di ogni essere umano.
Ogni goccia di sangue versato è sangue nostro
Per noi l’umanità è indivisibile. Ogni goccia di sangue umano versato è sangue nostro, prezioso e unico. L’umanità è stata creata a immagine e somiglianza di Dio. Dio chiede per ciascuno di noi vita, sicurezza, pace.
Chiediamo agli uomini saggi e ragionevoli di continuare a lavorare instancabilmente per la pace. Facciamo tacere il linguaggio delle minacce, della intimidazione e della violenza per la salvaguardia dei nostri figli, che sono la generazione a venire e il cui futuro stiamo oggi devastando.
Non possiamo restare in silenzio. Il nostro popolo sta soffrendo. Viene attaccato ogni giorno dalla polizia, dai soldati, dai coloni. Vengono presi di mira tra tutti coloro che portano il peso della violenza. Coloro che portano abiti e simboli religiosi non vengono risparmiati dalla violenza diffusa. Il razzismo viene giustificato nella logica della guerra. Dobbiamo instancabilmente rifiutare questo linguaggio di odio e di guerra.
Gerusalemme città della pace che è lontana dalla pace
Geursalemme è città santa. È venerata dai Mussulmani, dagli Ebrei e dai Cristiani. È anche il centro della vita, della cultura e della società palestinese. E’ una città nella quale diversi popoli, religioni e comunità si incontrano. L’odio e il razzismo che vi regnano ne mettono in pericolo l’identità e la vocazione. Geusalemme è chiamata ad essere una città di pace, ma oggi è lontana dalla pace.
Come cristiani di questa terra, intensamente preghiamo per essa per la sua pace, per ogni persona che patisce sofferenza e oppressione. Come cristiani siamo chiamati oggi più che mai a essere voce per ogni persona che soffre, che è oppressa, che subisce tormenti. Dobbiamo essere voce di chi non ha voce.
Questa terra benedetta è la nostra casa. E’ anche terra santa per luoghi sacri, dove Gesù è nato, dove ha vissuto e insegnato, dove ha sofferto ed è morto, dove è risorto. Siamo chiamati a far sentire la sua voce. Attraverso di noi, egli continua a insegnare uguaglianza, giustizia, pace, perdono e riconciliazione.
“Beati gli operatori di pace perché saranno chiamati figli di Dio”.
Firmatari:
Il Patriarca latino di Gerusalemme Michel Sabbah (emerito)
Il vescovo luterano della Terra Santa Land Munib Younan (emerito)
L’arcivescovo Greco Ortodoasse Attallah Hanna
Mr. Yusef Daher
Ms. Sawsan Bitar
Mr. Samuel Munayer
Ms. Dina Nasser
Mr. John Munayer
Ms. Sandra Khoury
Rev. David Neuhaus SJ
Rev. Frans Bouwen MAfr
Rev. Firas Abdrabbo
Mr. Rafi Ghattas
Rev. Alessandro Barchi
(traduzione nostra dall’originale in lingua inglese)
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