Una falsa accusa sulla Madonna di Aparecida riapre una domanda più grande: che cosa accade alla fede quando il sacro diventa strumento di propaganda politica?
La Madonna trascinata nella politica brasiliana
C’è qualcosa di quasi surreale nel vedere la Madonna trascinata dentro una campagna presidenziale. Eppure è esattamente ciò che è accaduto in Brasile, dove, dopo il primo turno del 4 ottobre, Luiz Inácio Lula da Silva e Flávio Bolsonaro si affronteranno al ballottaggio del 25 ottobre.
Nei giorni immediatamente precedenti al voto ha iniziato a circolare sui social una notizia destinata a toccare un nervo scoperto del Paese: secondo alcuni post, Flávio Bolsonaro avrebbe voluto togliere a Nostra Signora di Aparecida il titolo di patrona del Brasile. La notizia era falsa; non risultano dichiarazioni o proposte del candidato in questo senso e Bolsonaro l’ha smentita pubblicamente.
Come spesso accade con le fake news più efficaci, però, la storia conteneva un frammento di realtà. Nel 2007 il deputato Victorio Galli presentò davvero un progetto di legge per sostituire nella legislazione brasiliana l’espressione “Patrona del Brasile” con “patrona dei brasiliani cattolici apostolici romani”. Il progetto fu respinto e archiviato nel 2008. Bolsonaro non ne era l’autore, ma quel precedente è stato recuperato, decontestualizzato e agganciato alla campagna del 2026.
A rendere il terreno ancora più infiammabile aveva contribuito lo stesso Bolsonaro, dichiarando settimane prima che, se eletto, uno dei suoi primi atti sarebbe stato “decretare che il Brasile appartiene al Signore Gesù Cristo”. Una frase assieme politica e religiosa, inevitabilmente capace di alimentare interpretazioni e timori in un Paese nel quale il cattolicesimo resta maggioritario ma convive con una fortissima crescita evangelica.
Da quel momento la Madonna di Aparecida è diventata materiale elettorale. La falsa notizia è stata rilanciata, commentata, manipolata e usata contro Bolsonaro; dall’altra parte sono arrivate accuse alla Conferenza episcopale brasiliana, che ha dovuto precisare di non aver né prodotto né autorizzato informazioni false sul processo elettorale. La vicenda è arrivata anche davanti ai giudici, tra richieste di rimozione dei contenuti e decisioni sulla libertà di espressione.
La politicizzazione della fede
Il problema non è che la fede entri nello spazio pubblico; pretendere che un credente lasci Dio fuori dalla cabina elettorale sarebbe assurdo, in quanto la fede forma la coscienza, e la coscienza orienta inevitabilmente anche le scelte politiche. Il problema comincia quando la fede non illumina più le scelte politiche, ma viene utilizzata dalla politica.
Un candidato che condivide con il pubblico le proprie convinzioni morali derivate dalla sua confessione religiosa è un conto; una campagna elettorale che trasforma una devozione popolare in un’arma emotiva e scandalistica è ben altro. I simboli religiosi toccano qualcosa che per milioni di persone è intimo, identitario e sacro - e ciò che è sacro mobilita molto, molto più rapidamente di un programma economico o di una riforma amministrativa.
Per questo la disinformazione religiosa è particolarmente grave; non manipola soltanto un’opinione, ma la fiducia. Dice al fedele “stanno minacciando ciò che ami!”, facendo entrare in gioco la paura e quindi una reazione di pancia.
La risposta più cristiana, allora, forse l’ha formulata proprio la Conferenza Episcopale nella sua smentita: “La menzogna non si combatte con un’altra menzogna”. Un principio, questo, che vale molto oltre il Brasile e molto oltre questa elezione.
Un cristiano può votare a destra, a sinistra, al centro; può sostenere candidati diversi e giudicare diversamente le priorità di un Paese. Dovrebbe esserci tuttavia almeno un confine comune: Dio non è un testimonial, la Madonna non è un manifesto elettorale e la fede dell’avversario non è materiale da manipolare.
Quando il sacro diventa propaganda, forse la prima responsabilità dei credenti non è chiedersi “da che parte sta la Madonna?”, ma impedire che qualcuno pretenda di arruolarla.
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1 commento
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