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Draghi vs Leone XIV. Due discorsi, due prospettive e i diversi commenti

papa Leone XIV Mario Draghi

Avevo preparato un pezzo sull’esordio della nuova legge elettorale, quando oggi (15 maggio) sono stato colpito da due eventi presentati da tutti i giornali: il discorso di Draghi ad Aquisgrana e quello di papa Leone all’Università “La Sapienza” di Roma.

 

 

I due discorsi. Draghi non parla di riarmo. Ne parla il Papa

E sono stato colpito dal modo diverso di approccio che hanno avuto dalla stampa. Mi sono concentrato su due organi cattolici (Eco di Bergamo e Avvenire) e su un organo laico (Corriere della Sera), e ne ho tratto impressioni che giudico istruttive.

Dirò che sono due discorsi importanti, di due esponenti del mondo cattolico: uno è addirittura il Papa e l’altro è un politico di alto bordo, che ha sempre goduto di riconoscimenti nel mondo cattolico per via della sua formazione e della sua appartenenza esplicita. Ma in quei due discorsi c’è un punto divergente di tale portata che non poteva sfuggire a nessuno perchè era centrale in entrambi: il riarmo.

L’Eco titola “sferzata di Draghi all’Europa” (da un po’ di tempo Mattarella e Draghi sono armati di fruste svegliarine per molta stampa!) e riferisce che per Draghi noi Europei !ci troviamo di fronte a sfide veramente comuni, come l’energia e la difesa” e “dovremmo rimanere aperti a un indebitamento europeo comune”. Perciò nessuno spazio “per i Frugali”.

Oh, sia ben chiaro, nel suo lungo discorso Draghi non nomina mai la parola “riarmo”. Troppo banale il riferimento, troppo aperto! Parle sempre di “difesa”. E però ci pensa papa Leone a smascherare il gioco, pur senza conoscere il testo contemporaneo di Draghi. Leone XIV parla di spesa militare “enorme” in Europa e sembra quasi alludere a Draghi: “Non si chiami difesa un riarmo che aumenta tensioni e insicurezza, depaupera gli investimenti in educazione e salute. Smentisce la fiducia nella diplomazia, arricchisce élite cui nulla importa del bene comune”.

L’Eco di Bergamo e la paura del confronto. L'Avvenire e il rischio della confusione

Ebbene i due discorsi, contemporanei e paralleli, non stimolano un confronto ne L’Eco: un confronto che, chiunque legga, coglie al volo e meriterebbe di essere rilevato. L’Eco invece fa un editoriale che è incentrato sul discorso di Draghi, nuovo Papa laico che. oltre alla sferzata, dà “nuova sveglia” all’Europa; e lo riferisce insistendo sulla difesa comune (che neanche l’editorialista chiama “riarmo”); anzi se la prende col pacifismo e con lo stesso Welfare che fu “un lusso”; e approva il Draghi che collega difesa comune e debito comune. E giudica il suo discorso come più importante di tanti manifesti europeisti. L’editorialista deve dire quel che pensa, ma perché non confrontarsi col parallelo discorso del Papa?

Pure l’Avvenire riferisce i due discorsi a distanza, senza il minimo raffronto interno. Quello di Draghi stavolta non suona la sveglia ma “dà la carica”. E però dedica la prima pagina al Papa, col titolo: “Non si chiami difesa il riarmo dell’Europa”, implicitamente riportando – a buon intenditor- la differenza tra il Papa e Draghi. Poi il giornale si premura di fare un editoriale che sembra costretto a malincuore a raffrontare i due discorsi, e che, per quasi un senso di sudditanza, dà maggiore importanza a quella che Draghi chiama la “solitudine dell’Europa”. Solitudine che l’editorialista però riempie con le ricette del Papa, non con le ricette di Draghi: l’Europa deve discutere sugli strumenti di pace non sugli investimenti in armi. Ne esce un ircocervo dove coabitano due esseri diversi e dove sul pensiero dell’uno (Draghi) si versano le parole che in realtà ha detto l’altro (il Papa). Sicché ne risulta o un Draghi “Nicodemo” reticente o, forse meglio, un Draghi che si ritrova “battezzato” a sua insaputa.

Il Corriere, Galli della Loggia e la strana miopia

Diversa la storia del Corriere della Sera.  Come i suoi confratelli, riporta i due interventi. Naturalmente anche qua, Draghi “scuote l’Europa” e la ridesta alla necessità della difesa; e dall’altra parte titola: “Il riarmo arricchisce l’élite”, e riporta passi intensi del Papa contro il riamo.

Ma il peggio sta nell’editoriale di Galli della Loggia. Il quale forse è stato scritto prima e indipendentemente dai due fatti di cronaca che ci interessano. E però si lega strettamente alla situazione europea quasi facendo il verso all’intervento di Draghi. Ma le posizioni di Galli della Loggia rendono Draghi un pallido pacifista e ignorano del tutto il pensiero del papa. “Occasione storica” per l’Europa è, secondo lui, il distacco dagli USA, che permette al nostro Continente di riversare “su Kiev tutto l’aiuto possibile, di mirare a conseguire un risultato di enorme importanza storica: la sconfitta militare della Russia”. E dopo altre frasi che rinforzano il concetto e sonorizzano lo stile, finisce con un appello dannunziano o da bollettino della vittoria: “È l’odierna vittoria sulla Russia, conquistata anche per merito dell’Europa, che oggi costituirebbe il vero stato di nascita dell’Europa politica”.

Nella mia lunga frequentazione accademica soprattutto con il mondo degli studiosi del passato, ho conosciuto tanti colleghi capaci di giudicare con acume sovrano la storia passata, ma che si trovavano pulcini implumi di fronte alle dinamiche del presente: li chiamavo “presbiti”. Galli della Loggia però è uno studioso di modernità e addirittura di contemporaneità, sicché il difetto ottico è la “miopia”.

Come si fa a non capire che un intervento militare dell’Europa così invasivo non alla vittoria porterebbe, ma dritti dritti alla Guerra Mondiale, e nucleare? Galli della Loggia conosce l’evoluzione antropologica dei nostri giovani europei che anni di pace e di scambi hanno reso fiduciosi nel dialogo e nel rapporto pacifico? Ci va lui a combattere gridando “Procomberò sol io” oppure griderà: “armiamoci e partite”? Non immagina che una costruzione dell’Europa su una rivincita manu militari sarebbe tradire la vocazione stessa dell’Europa, nata sul ripudio della guerra? Per non dire della vocazione del Cristianesimo, ammesso che gli interessi.

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Pizzolato

1 commento

  1. Grazie!!!
    E se finalmente si facesse vincere la pace, ovvero la ragione della pace anziché il pensiero unico bellicista, ovvero l’irragionevolezza della guerra?

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