Cronache da un tavolo sinodale

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Il gruppo si trova: otto persone. Tutti maturi, tutti credenti e impegnati.
Si teme di sentire le solite lamentele. E invece…
Sono i “Cenacoli della Parola”. I protagonisti sono i laici

L’incontro si tiene in parrocchia. Abbiamo organizzato due serate sulla seconda fase del cammino sinodale, quella del discernimento. Seguendo le indicazioni della diocesi proponiamo per uno dei temi riportati nel  vademecum, la “stella” numero 2: “Spiritualità – Cura della vita spirituale e liturgia nella comunità”. 

Un gruppo “solito”. Una sorprendente freschezza

Il gruppo è formato da 8 persone, uomini e donne in uguale misura, di un’età che va dai 50 ad oltre 80 anni.  Non stupisco nessuno nel ricordare che da noi in bergamasca la presenza di giovani e adulti è marginale anche nel cammino sinodale. I partecipanti sono tutti cristiani di sana e robusta costituzione, assidui praticanti, la maggior parte attivamente impegnata a vario titolo nella comunità. Come dice Don Giuliano Zanchi non c’è quasi traccia di “cananei, pagani, stranieri, lebbrosi”, insomma di coloro che stanno ai margini della Chiesa, in quella periferia di cui continuiamo a non  ascoltare la voce. 

Il mio timore era che il discorso potesse incanalarsi sulle solite lamentele e recriminazioni del tipo: “dobbiamo pregare di più, la Messa deve essere curata meglio, l’omelia non parla alla vita della gente”, ecc. E invece succede qualcosa che in una certa misura mi sorprende e che invita ad una lettura in profondità.

Si sta vivendo un’esperienza interessante: i “Cenacoli della Parola”

Dal discernimento emerge che sono tutti concordi che in merito alla spiritualità l’esperienza più significativa e ricca che la comunità parrocchiale sta vivendo da alcuni anni è quella dei Cenacoli della Parola. Sono gruppi di una decina di persone, anche in questo caso i soliti noti più qualche coppia di giovani sposi, che durante l’avvento e la quaresima si incontrano nelle case per pregare, leggere insieme le letture di quel periodo liturgico, scambiare le proprie riflessioni mettendo a confronto la scrittura con la propria esperienza.

La Parola incontra le parole

Beh, niente di nuovo, o no? Abbozzo qualche considerazione che spero altri vogliano riprendere e approfondire.

E’ una liturgia di laici. Ai Cenacoli il prete non è presente

La Parola incontra le parole. Quante altre occasioni ci sono in parrocchia in cui il singolo fedele possa dire la sua sulla scrittura e condividere con altri come essa sta interrogando e dando forma alla propria vita? Questo non avviene ovviamente nelle celebrazioni, di norma non avviene o poco nella catechesi ed è raro che si diano altre occasioni. Soprattutto non è una prassi che nelle nostre parrocchie i cristiani si confrontino tra loro in merito alla propria fede. 

Una liturgia di laici. Ai Cenacoli il prete non è presente. Si riflette e si commenta la Scrittura, ci si interroga su cosa voglia dire credere oggi, su come possiamo e dobbiamo essere presenti da cristiani nel mondo. E si prega. Una liturgia senza clero. 

Una comunità di comunità

Una Comunità di comunità. I Cenacoli si svolgono nelle case e quindi al di fuori dei luoghi deputati per il ritrovo dei fedeli.  L’esperienza di questi semplici incontri fa maturare rapidamente legami significativi, di una certa profondità. Capita che dopo solo qualche serata si giunga a tratti di intimità con sorelle e fratelli parrocchiani con i quali abbiamo partecipato alla Messa per decenni senza conoscerci. Si ha la consapevolezza di vivere un abbozzo di piccola comunità all’interno di quella più grande della parrocchia.

Laici che in una certa misura “predicano” il Vangelo, presiedono la liturgia, decentralizzano la parrocchia

Sembra poco, ma un piccolo esperimento come questo manifesta il suo potenziale di superamento del clericalismo, il limite della Chiesa attuale continuamente denunciato da Papa Francesco. Laici che in una certa misura “predicano” il Vangelo, presiedono la liturgia, decentralizzano la parrocchia. Chissà poi che questi abbozzi di esperienze ecclesiali non possano essere una forma attraente di essere cristiani anche per chi vive l’esperienza della fede e della Chiesa da lontano.  

Chi è su posizioni conservatrici ha ragione ad essere molto preoccupato dei possibili sviluppi del Sinodo; forse possono davvero cambiare qualcosa del volto della Chiesa.

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