L’ultima versione regressiva del linguaggio apocalittico l’ha percorsa Donald Trump, alcuni giorni fa, quando ha dichiarato, tra il lusco e il brusco, che nel giro di poche ore avrebbe posto fine a una civiltà, quella che oggi è momentaneamente “occupata” dagli Ayatollah iraniani. Bei tempi, quando nel 538 a.C. il re persiano Ciro liberava gli Ebrei deportati a Babilonia nel 597 a. C. da Nabucodonosor, il Nabucco verdiano
Gli uomini di oggi sono in fibrillazione
Ma, per tornare nel nostro secolo, perché sono ritornate nel nostro linguaggio parole quali “Apocalisse” o “Katéchōn”? La Storia, una maestra che da sempre si trova davanti scolari troppo distratti, ci racconta che quando gli uomini attraversano “epoche di cambiamento” – o “di cambiamento d’epoca”, come suggeriva Papa Francesco – i loro pensieri entrano in fibrillazione, compaiono pensieri e parole apocalittici.
Sotto la loro superficie si fondono l’angoscia del declino delle civiltà, la paura del futuro, la speranza di “cielo nuovo e di terra nuova”, come appunto scrivono Giovanni nell’Apocalisse e, prima ancora, il profeta Isaia, all’indomani della liberazione degli Ebrei dalla “cattività babilonese”.
“Apocalisse”, dal Greco ἀποκάλυψις (apokálypsis), significa “rivelazione/disvelamento”. L’oggetto di questa conoscenza per rivelazione è la catastrofe del vecchio mondo e la nascita di un mondo nuovo e di una terra nuova.
Alla catastrofe è collegata un’altra parola: “Katéchōn “. Tradotto dal Greco, κατέχων (katéchōn) significa “colui che trattiene” oppure “ciò che impedisce” la rovina. Esso compare nella Seconda Lettera di San Paolo ai Cristiani di Tessalonica, oggi Salonicco, per indicare il Chi o Cosa impedisce all’Anticristo di impadronirsi del mondo.
L’immagine dell’Apocalisse e la sua evoluzione
Il ritorno del pensiero apocalittico è ciclico. Senza riandare fino ai tempi di Isaia, che parlava a nome del popolo ebraico sconvolto dalla distruzione del Tempio – equivarrebbe oggi per i Cristiani a quella della Basilica di San Pietro – e che tornava in una Gerusalemme tutta da ricostruire, partiamo da San Paolo. Per lui e per i Cristiani del suo tempo agiva l’escatologia dell’imminente: la Fine/Nuovo Inizio era vicina.
Poi venne Sant’Agostino. Dopo il Sacco di Roma del 410 ad opera dei Visigoti di Alarico, scrive il “De Civitate Dei” tra il 413 e il 426, per rielaborare il lutto della caduta ormai imminente dell’Impero romano - la Città dell’uomo - e per fornire una speranza: la Città di Dio.
E’ attorno all’Anno Mille che risorge il pensiero apocalittico, nella forma del Millenarismo. l millenarismo attinge al Capitolo 20 dell’Apocalisse di Giovanni, nel quale si parla di “un regno di mille anni”. Sulla terra avverrà un rinnovamento radicale, regneranno la pace, la giustizia, e l’amore tra gli esseri umani. Un Salvatore o un Messia ci porterà in questa nuova era del mondo. Dopo l’Anno Mille questo filone sarà sviluppato da Gioachino da Fiore, morto nel 1202, che teorizzerà l’avvento di una Terza età, quello dello Spirito Santo, dopo l’Età del Padre e l’Età del Figlio. I movimenti ereticali medievali, i Catari, gli Anabattisti, la corrente degli Spirituali francescani, i Taboriti ispireranno tutto il pensiero utopico moderno fino a nostri giorni, passando per Karl Marx. Anche Hitler, d’altronde, parlerà di “Tausendjährige Reich”, appunto il “Regno dei Mille anni”.
L’Apocalisse oggi tra Kyrill, Trump e Xi Jin-ping
Perché, quasi d’improvviso, torna la lingua dell’Apocalisse? La risposta la danno Putin, Trump e Xi Jin-ping.
Poiché il mondo del dopo-’45 si sta sbriciolando - i tre ne portano qualche responsabilità - i loro intellettuali organici hanno consapevolmente chiamato in causa le categorie dell’Apocalisse.
Ha incominciato Kyrill, Patriarca di tutte le Russie: “Dal punto di vista morale e spirituale, l’operazione militare speciale in Ucraina è una Guerra santa, nella quale la Russia e il suo popolo, difendendo l’unico spazio spirituale della Santa Rus’, adempiono alla loro missione di Katéchon, difendendo il mondo dall’irrompere del globalismo e dalla vittoria dell’Occidente, preda del satanismo”. Il Katéchon è Putin.
Trump si attribuisce più ambiziosamente un altro ruolo sulla scena: quello di essere il disvelatore di un’età dell’oro, intesa, a quanto pare, anche come l’età delle criptovalute. Dietro sta il neo-evangelismo Maga: Trump costruirà la nuova città sulla collina, la “Città di Dio”.
Xi Jin-ping, per non essere da meno, ha proposto ”il Sogno cinese”.
Che dire? La Storia insegna che l’apocalittica è il sintomo culturale della crisi degli Imperi. Ed è ciò che stiamo constatando.
E il “Katechon”? Siamo noi!