Un'area dove i cani possono scorrazzare liberamente. Dove i loro proprietari non sempre sono attentissimi. Ma dove ci si può incontrare e perfino parlare con ancora più libertà di quella goduta dai nostri amici a quattro zampe
Dove i cani sono liberi
Tra le istituzioni più amate di Milano troviamo senz’altro l’Area cani: “free dogs area” in inglese, come riporta un vistoso cartello a caratteri verdi posto all’ingresso delle medesime: essendo questa una città internazionale (quasi) tutte le scritte sono bilingue, fanno eccezione: Toilet, Free WiFi, Rent a car, take away e simili.
I cani possono liberamente scorrazzare all’interno dell’Area, opportunamente protetta da apposita rete di recinzione verde, sempre però sotto la responsabilità civile e penale dei proprietari, i quali sono tenuti alla attenta vigilanza del rispettivo amico a quattro zampe.
Questa ultima misura è del resto stabilita, oltre che dal buon senso e dagli art. 23 e 24 del Regolamento Comunale, da innumerevoli Sentenze della Suprema Corte di Cassazione chiamata a deliberare - dopo ben due precedenti gradi di giudizio in sede penale - in merito all’agire di candidi padroni, solitamente con lo sguardo incollato allo schermo del cellulare anziché alle scorribande del simpaticone, la cui «bella vergine cuccia de le Grazie alunna, giovanilmente vezzeggiando, il piede del villan servo con l’eburneo dente segnò di lieve nota», come direbbe un gran poeta nonché mio illustre concittadino. Si, proprio lui, Giuseppe Parini, il cui bronzeo monumento in grandezza più che naturale domina la centralissima piazza Cordusio ma i cui resti mortali sono rimasti anonimamente sepolti tra le fondamenta di un palazzo posto al civico n. 1 di Piazzale Lagosta (costruito alla vigilia della Grande Guerra non senza aver prima raso al suolo, in nome del razionale espandersi della città industriale, il mite cimiterino della Mojazza), peraltro in silenziosa compagnia, tra gli altri illustrissimi, di Melchiorre Gioia e del buon Cesare Beccaria, lui sì, oltre che nonno di Alessandro Manzoni, grande esperto e dei delitti e delle pene!
Dove l'attenzione dei proprietari è inversamente proporzionale alle dimensioni del cucciolotto
Per chi ama le statistiche, confermo che: a) il livello di attenzione dei proprietari alle esuberanze del cucciolotto è inversamente proporzionale alla stazza del medesimo; b) nel 92,7% dei casi le pariniane “lievi note” al polpaccio del malcapitato sono precedute dal fatidico: «non si preoccupi: non fa niente».
Stante l’importanza, l’Area cani è tema di altissima attenzione nella mia città, anzi sensibilissimo, prova ne è che il 14 luglio 2015 (si, proprio il 14 luglio) l’allora Vicesindaco di Milano, nonché Assessora con delega all’Urbanistica Edilizia Privata e Agricoltura, rassegnò sdegnosamente le proprie dimissioni in quanto la sera precedente (almeno secondo quanto riportato da diversi e solitamente ben informati quotidiani) il Consiglio Comunale al termine di una concitata discussione aveva bocciato a maggioranza la sua proposta per la realizzazione di un’Area cani nel nuovo quartiere di Santa Giulia.
Dove - leggi Milano - le aree dei cani sono più numerose dei parcheggi
Recentemente, un mio coscritto bergamasco, che ogni tanto per qualche importante faccenda deve recarsi a Milano, lamentava che la città incomprensibilmente non offriva sufficienti parcheggi, neppure a pagamento, mentre pullula di aree cani: «i cani ricevono più attenzione degli sfortunati automobilisti che devono venire per lavoro in Città».
Non sono assolutamente d’accordo! da frequentatore dell’Area cani, attesto che, in fondo, le Aree cani non sono tanto per i cani ma per i padroni dei cani, si proprio così, anzi soprattutto per una particolare categoria di padroni di cani.
Ho scoperto infatti che le Aree cani, nel deserto cittadino di anonimi palazzi e deprimenti strisce di asfalto, costituiscono un’oasi di salvezza per molti: soprattutto persone anziane, sole, che trovano in quello spazio di verde, oltre ad un po’ di ombra, un punto di incontro gratuito, dove poter far due chiacchiere con gli altri padroni di cani, per non stare tutto il giorno in casa sole davanti alla televisione. Oltre ai frettolosi frequentatori, vi sono addirittura persone che, se anche da tempo non hanno più un cane, continuano a frequentare l’Area, si siedono su una panchina e aspettano che arrivi qualcuno: qui attaccare bottone è facilissimo, basta dire: «ma che bel cane! Quanti anni ha? Di che razza è? Da dove viene? Come si chiama? Anch’io avevo un cane così …».
Dove non ci sono soltanto i proprietari dei cani
Alcuni vi passano pomeriggi interi, nonostante l’afa opprimente e fastidiosi assalti di zanzare: vi sono persone senza mezzi, anziane, sole, che non possono permettersi neppure la più modesta vacanza, che non saprebbero dove andare, che non conoscono nessuno.
Ecco allora che l’Area cani mi ha permesso di avvicinare una umanità marginale, o forse meglio emarginata, che non avrei mai potuto incontrare nella mia quotidianità: persone umili, fragili, dove anche un saluto, un come va, uno scambio di battute sulla mia cagnolina, o ancora più semplicemente stare ad ascoltare quella storia che hai già sentito enne volte, può forse assumere il significato di un bicchiere d’acqua fresca dato da bere ai piccoli (Matteo 10, 42).
1 commento
Caro Bruno, che spasso l’articolo sulle aree cani!
Ho fatto in modo da ritagliarmi un momento per leggerlo con calma, sospettando una tematica molto interessante, e posso dire di aver fatto bene.
Nella prima metà, il tono leggero e le valutazioni sul comportamento dei padroni di amici a quattro zampe mi hanno fatta sorridere più volte. Alla (ahimè veritiera) osservazione su come gli incidenti di morsi siano puntualmente preceduti da ampie rassicurazioni dei proprietari, ho davvero sghignazzato.
Esistono d’altronde meme e reel sui social media su come cagnolini bisbetici terrorizzino giganti miti e pacati!
Ti ringrazio, però, oltre che per i sorrisi, anche per la riflessione finale, delicatissima, sul ruolo benefico che uno spazio aggregativo può avere nelle vite dei più fragili e soli, soprattutto in una metropoli affollata di sconosciuti. Nonostante le tante disgrazie del mondo, non sono solo i grandi gesti a contare. La quotidianità e le piccole cose agli occhi di Dio sono come montagne.