Search on this blog

La fretta della politica. La resistenza delle abitudini

Note e appunti su notizie e parole che corrono.
Trump e Musk. Le cose promesse, le cose che si faranno. Forse.
Una nota sul desiderio inconfessato che le cose restino come sono

I temi di Trump e di Musk

La guerra in Ucraina deve finire in quarant’otto ore. Ma ce ne vorranno un po’ di più. Gli immigrati clandestini verranno espulsi subito. La Colombia si è già opposta. Altri paesi sudamericani ci stanno pensando. Si va su Marte. Ma per andare su Marte ci vogliono dai 6 agli 8 mesi e altrettanti per tornare. Una volta arrivati bisogna starci per un anno in attesa che Marte torni nella distanza migliore per reimbarcarsi in direzione Terra. Le informazioni dalla Terra a Marte impiegano un quarto d’ora per arrivarci. Un quarto d’ora per avvisare di un eventuale incidente e un quarto d’ora per ricevere la risposta. Il tempo sufficiente per una catastrofe. Le temperature sul pianeta rosso sono di circa meno 70 gradi e ci sono fortissime radiazioni. Eccetera eccetera. Dunque: le informazioni che si trovano sui siti parlano, nelle migliori delle ipotesi, del 2040 come anno della possibile spedizione. Dunque: tempi lunghi e difficoltà enormi. 

La buona politica tiene conto delle difficoltà. La cattiva politica le cancella. Sognare le grandi imprese è possibile, ma non basta sognarle per poterle realizzare. 

Lo spettro dell’uniformità

Ne parla Sylvain Tesson nel “Piccolo trattato sull’immensità del mondo”, Feltrinelli. Ne ho avuto notizia dal Sole24Ore di ieri. I fenomeni del cosmo, dice Tesson, sono sempre diversi. Gli umani, invece, pensano sempre e soltanto a “crescere e durare”.  “Dimenticano” il loro corpo e si lasciano schiavizzare dai loro smartphone. Tesson, di conseguenza, è preoccupato per quello che chiama “lo spettro dell’uniformità”, la “McDonald’s-izzazione del mondo”, il trionfo del tutto uguale. 

Spunto discutibile, certo, ma interessante. Mi domando se il trionfo del tutto uguale non sia uno dei rischi più gravi che corre la Chiesa. Il tutto uguale che cancella il corso del tempo e le dimensioni dello spazio. Oggi deve essere come ieri, in città come nelle alte valli, in Italia come in Patagonia. Il rischio che corre la Chiesa è doppio: non solo di fare come fanno tutti, ma di teologizzarlo. E quindi, non solo si fa perché lo fanno tutti, ma si fa perché si deve fare, è imposto dalla nostra superiore regola di vita. A quel punto una cultura siffatta diventa irriformabile. Ed è forse il rischio più grande che la Chiesa di oggi sta correndo: non solo non riesce a fare ancora riforme, ma non riesce a trovare le ragioni per farle. 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *