Qualche giorno fa professori ed ex alunni del Liceo Mascheroni si ritrovano. Viene celebrata una Messa e si ricorda. Tra molta nostalgia e molta riconoscenza. Se qualcuno di noi è diventato prete è anche perché ha imparato il mestiere di uomini in quella scuola (nella foto: Alberto Varinelli con i professori Vavassori, Bellini e Goglio)
La rimpatriata di metà giugno
Sabato 14 giugno, ore 11. Presso la chiesa parrocchiale di Santa Caterina, mia parrocchia nativa, si celebra la Messa per i 40 anni del Liceo Scientifico Mascheroni, ricordando in particolare il preside fondatore, professor Letterio Di Mauro, uomo lungimirante e appassionato di scuola e di crescita umana oltre che culturale, insieme ai docenti defunti in questi anni.
Partecipo alla celebrazione, invitato dai docenti organizzatori come ex alunno (ho frequentato il Mascheroni dal 1998 al 2003) diventato prete. Presiede don Walter Pinessi, storico docente di religione al nostro liceo, concelebriamo io e don Marcello Crotti come ex alunni e il parroco don Pasquale; altri sacerdoti che hanno frequentato la nostra scuola, don Stefano, don Patrizio e il mio compagno di ordinazione don Paolo, teologo pastorale della nostra diocesi e docente, per impegni non hanno potuto essere presenti, ma sono nel cuore dei professori che li hanno formati e li ricordano.
Prendo la parola davanti ai "miei prof". Il ricordo di quelli che non ci sono più. Nostalgia
Al termine della bella celebrazione, partecipata da tanti docenti di ieri e di oggi, dopo un pensiero profondo offerto nell’omelia da don Walter, prima della benedizione finale, dopo alcune testimonianze e preghiere, prendo parola a nome degli ex alunni diventati preti. Lo faccio con commozione. Dinanzi a me, nei banchi, vedo dopo tanti anni persone care: la professoressa Bellini, di storia e filosofia, la professoressa Goglio, di matematica e fisica, il professor Tosetti di storia dell’arte, il professor Vavassori di religione.
Vedo anche altri docenti che conosco e ricordo anche se non sono stati miei insegnanti, il prof. Panseri, la prof. Duret, il prof. Panigada, la professoressa Kalb, la prof. Barzanò, il mitico prof. Verzeri, che ricordo sempre per quella volta che fece esercizi alle parallele dinanzi a noi ammutoliti e a bocca aperta. Nomi, volti, storie, riconoscenza. E nostalgia.
Prima di parlare, ho dovuto prender fiato, perchè il ricordo dei miei docenti di lettere, andati troppo presto in Paradiso, pesava sul cuore. Lassù, nell’abbraccio del Padre, ci sono la professoressa Ghilardi e quell’uomo che mi ha insegnato a credere in me stesso, oltre ad avermi trasmesso la passione per la lettura e la scrittura: il prof. Ricupito Pasquale. Non mi vergogno a scrivere che mi capita di piangere, pensando a lui, a quanto vorrei parlargli e chiedergli consigli, per la scuola e per la vita, soprattutto in questo periodo; tuttavia, so che è con me e che prega per me.
Ho dato un aiutino a uno studente in difficoltà. Restituzione
Guardo i miei profe e li ringrazio perchè per la nostra formazione e la nostra crescita sono stati decisivi. E aggiungo: “A scuola, parlando della storia della Chiesa o quando mi capita di leggere un testo di filosofia con qualche giovane, non posso non pensare alla passione della prof. Bellini. Quando provo a raccontare qualcosa di un dipinto o un’opera d’arte, penso alla precisione del professor Tosetti. Quando leggo o commento un testo letterario, non posso non pensare al professor Ricupito, che certamente è in Paradiso. Vi faccio una confidenza… poi andrò a confessarmi. Due giorni fa, nella scuola media nella quale insegno, mi hanno messo in assistenza all’esame di matematica della mia classe terza. Un’equazione ha messo in difficoltà i ragazzi e io.. che ho fatto il Mascheroni (risata dei docenti…)... ho dato un aiutino. Volontà di falsificare l’esito di un esame? No, umanità imparata e restituzione. L’esame lo fa lo studente, ma gente che ha sempre studiato non si lascia sola se, per tensione, fatica su un passaggio: certo, serve umanità per capire questo. Restituzione... perchè? Maturità 2003, prova scritta di matematica, sei ore di tempo, trentanove gradi di temperatura. Superato indenne lo studio di funzione, devo affrontare i cinque quesiti. Il primo è un integrale da risolvere. Sbaglio qualcosa, non esce... panico. Passa la professoressa Goglio, la guardo... : “profe, la vedo male...”. Mi fissa negli occhi, sposta lo sguardo sul foglio, tempo dieci secondi e mette il dito sull’errore di calcolo. Mi mette la mano sulla spalla, sorride e mi dice: “Dai Alberto, adesso vai avanti”.
Preti anche grazie al Mascheroni
Ecco, noi ex alunni che siamo diventati preti stiamo provando a fare questo. Da noi viene tanta gente, con le sue gioie e tanti dolori. Ascoltiamo problemi ben più gravi di un integrale da calcolare... lutti, separazioni, malattie… stanchezza nel vivere, crisi. Ciò che proviamo a fare è ascoltare, mettere mente, cuore e mani sul problema, aiutare e, mettendo la mano sulla spalla, dire: “Adesso vai avanti, con l’aiuto di Dio e la fraternità degli uomini!” Se siamo diventati preti e proviamo a fare del bene, è stato anche grazie a voi che ci avete formato così. Cari profe, siete nel nostro cuore!”.
È stato un momento davvero bello, di riconoscenza, di memoria, di incontri graditi. Il Signore custodisca il Mascheroni, i professori, gli alunni di tutte le scuole. E aiuti anche me, a sentire la sua mano sulla mia spalla quando la vita mostra il lato più faticoso.