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Maturità 2025. Il tema tra ricordi e nostalgie

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"Non scervellatevi", ci raccomandava la professoressa di Italiano. Allora avevo preferito un testo che mi permetteva di esprimere le mie idee. Oggi avrei preferito un testo poetico

La mia professoressa aveva ragione

“Non scervellatevi nemmeno per queste tracce, nessuno le indovina mai”. Indimenticabile la voce della mia professoressa di italiano che con l’avvicinarsi dell’esame di Stato continuava a ripetere questa frase con tono quasi ironico mentre ci guardava ipotizzare le infinite possibilità di argomenti.

Magari sarebbero stati scelti autori in base ai centenari dalle loro nascite, morti, o pubblicazioni delle loro opere, per le possibili tracce di tipologia A, ovvero l’analisi di un testo letterario; invece per le tracce di tipologie B e C, cioè la redazione testo espositivo-argomentativo, in cui poter esprimere la propria opinione su varie tematiche di attualità, ad esempio, sarebbero potuti essere un ottimo spunto di riflessione i conflitti mondiali attuali, oppure all’arrivo dell’intelligenza artificiale.

Inutile dire che la mia professoressa alla fine aveva avuto pienamente ragione. E come ormai due anni fa dalla mia maturità, anche quest’ anno la situazione è la stessa. 

Avevo scelto un "testo argomentativo" di Piero Angela

Ricordo che, come traccia, scelsi la B2, un testo argomentativo di Piero Angela riguardante l’evoluzione della tecnologia e della ricchezza immateriale. Un testo dove mi era concesso di pronunciare liberamente la mia opinione; sentivo che quella traccia poteva essere quella giusta per esprimere al meglio la mia personalità.

Se però avessi dovuto affrontare la maturità quest’anno, probabilmente avrei scelto come traccia quella della tipologia A. Allora non la presi nemmeno in considerazione, anche perché i volti sconsolati dei miei compagni al vedere i nomi di autori citati forse una volta per caso a lezione, non erano un buon incoraggiamento. Inoltre, trattandosi di poesia, mi premeva l’idea di non comprendere appieno il significato dei versi, quindi di poter finire facilmente fuori tema. Ero così intimorita da questi ostacoli, che non feci nemmeno caso al fatto che la richiesta della traccia d’esame fosse una semplice comprensione del testo.

Con la poesia avrei gustato più libertà di espressione

Io oggi sono una studentessa del secondo anno di lettere moderne e seguendo il corso di Filologia, disciplina che si occupa dei testi e della loro corretta interpretazione, ho avuto modo di apprendere che per una buona comprensione del testo non sono necessarie grandi capacità intellettive, o una stretta conoscenza dell’autore, bensì una buona e attenta lettura del testo.

Un atto che molto spesso viene dato per scontato, anche per “mancanza di tempo”, eppure risulta così necessario per potersi ritrovare già a metà dell’opera. Infatti, proseguendo con una lettura attenta della traccia avrei scoperto inoltre che la grande comodità di questa tipologia di testo sta nel fatto che l’analisi, che tanto temevo dal momento che la metrica non era mai stata il mio forte, venisse in realtà guidata passo dopo passo da specifiche domande riguardanti il testo. Già con le risposte a quelle domande avrei potuto dare la mia personale interpretazione, dalla quale poi sarebbe risultato più facile mettere a frutto le mie conoscenze e raccontare forse un po’ di più riguardo alla mia persona.   

Forse, ero così restia all’idea di affrontare un testo così oscuro e schematico come può essere il testo di una poesia, che non mi ero resa conto che semplicemente leggendo, dietro quei versi ricchi di metafore, rime, metonimie e ossimori, avrei trovato molta più libertà di espressione rispetto a un testo in prosa in cui poter rendere pubblica la propria opinione.  

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