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Elena. Storia di dolore e di fede. E un addio struggente

Elena Valle

Elena è morta: una non-notizia per i molti che non la conoscevano. Una notizia drammaticamente dolorosa per quelli che la conoscevano

 

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I funerali si sono svolti lunedì scorso a Grumello. E’ a Grumello che abitava Elena Valle, 58 anni, architetto. Aveva contribuito, con i suoi progetti, a molti lavori importanti. L’ultima realizzazione era stata la Cappella del Centro Polifunzionale della Fondazione Angelo Custode, a Bergamo.

 

 

 

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Di Elena, però, adesso che se ne è andata, tutti quelli che la ricordano raccontano soprattutto le sue sofferenze. Cinque anni fa se n’era andato Paolo Bellini, il marito di Elena: tumore. Il febbraio scorso il tumore aveva bussato anche alla porta di Elena. Da allora, il calvario. A casa, poi, tre mesi all’hospice, poi di nuovo a casa. Il corpo si paralizza a iniziare dal lato destro, poi la parola si blocca, poi il declino fino alla morte, venerdì scorso.

 

 

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Fino a che ha potuto Elena ha parlato, poi, quando la parola non le veniva più, riusciva solo a cantare. Ha continuato a disegnare, con la sinistra, perché la destra si era bloccata. Così ha regalato gli ultimi messaggi agli amici, soprattutto con i suoi disegni. Ne pubblichiamo alcuni qui.

 

 

 

Suggestione

Si sono sentite molte narrazioni su Elena.  Ognuno le ha rielaborate a modo suo. Devo tenere presente l'intensità delle emozioni di un saluto che brucia ancora.

Ma ho maturato una prima suggestione, tutta personale, tutta da rivedere. Ho sentito raccontare come Elena ha vissuto e, soprattutto, come è morta. Mi pare di intravedere in queste narrazioni alcuni - molti - degli elementi che noi cristiani collochiamo nell'ambito impegnativo della santità.

Nessuno ci può togliere la dolcissima sensazione di avere i nostri santi. Forse non sono di tutti ma sono certamente nostri.

Il Ricordo

Al funerale, che ha avuto luogo nella chiesa parrocchiale di Grumello, DON ALBERTO MONACI, con il quale Elena aveva collaborato in Azione Cattolica, ha tenuto l'omelia. Pubblichiamo qui il testo integrale

Chi viene a me e ascolta le mie parole e le mette in pratica, vi mostrerò a chi è simile: è simile a un uomo che, costruendo una casa, ha scavato molto profondo e ha posto le fondamenta sopra la roccia. Venuta la piena, il fiume irruppe contro quella casa, ma non riuscì a smuoverla perché era costruita bene (Lc 6, 47s)

Il vento ce l’ha messa tutta

Ce l’hanno messa tutta la pioggia, i fiumi, il vento ad abbattersi e a investire, per “smuoverla”, la casa della vita di Elena.

Più di tante parole lo diceva lei, con la sua ironia intelligente: “ultimamente se ci sono due possibilità, si realizza sempre quella peggiore”. Come darle torto?

Un accanimento di dolori e di perdite progressive e sempre più radicali che l’hanno letteralmente spogliata di ciò che le era più prezioso. Paolo prima e con lui l’avere l’appoggio sicuro, “dolcemente fermo” della sua vita e poi proprio quando sembrava riprendere quota, la malattia che ha progressivamente limitato il movimento e con esso non solo l’autonomia, ma soprattutto la possibilità di disegnare come avrebbe voluto, fino a toglierle la parola.

Ce l’ha messa tutta il vento e l’ha spogliata di tanto, ma non di tutto.

Sì, perché apparentemente qualcuno potrebbe dire: ce l’ha fatta il vento. Il fatto che siamo qui a celebrare il funerale dice che alla fine la casa, è venuta giù, come tutte le altre. Ma chi l’ha conosciuta bene sa che non è così.

Elena ci ha allenato a non accontentarci del primo sguardo, della superficie, ad andare

all’essenziale. Era una delle caratteristiche del suo modo anche di progettare: togliere, più che aggiungere, cercando via via l’essenziale. E forse per questo ha saputo vivere così anche questo tempo.

Che cosa è rimasto? Ciascuno potrà personalmente rispondere a questa domanda. Io do voce ad alcuni doni custoditi, che rimangono a noi come eredità.

Una fede provata

Il Vangelo di Luca che abbiamo ascoltato ha una sottolineatura solo sua: costruendo una casa, ha scavato molto profondo e ha posto le fondamenta sulla roccia.

Se la prova si è accanita, Elena però è stata ostinatamente credente. Sì, sempre ostinatamente attaccata a Dio contro ogni evidenza. Non un affidamento spensierato il suo, ma sofferto, combattuto.
Una delle parole che usava per descrivere il suo stato d’animo era la parola “buio”; un’oscurità da cui si sentiva avvolta soprattutto negli ultimi cinque anni e che in certi momenti si poteva toccare.
A dicembre dello scorso anno, prima ancora della malattia, avevo condiviso con lei un passaggio di Carlo Carretto in cui la rivedevo. Dice così:
"Quando sopporto nella fede oscura l’attesa prolungata di Dio che viene, Lui è già venuto in me e mi abbraccia silenziosamente con lo stesso abbraccio con cui io abbraccio Lui con la mia fedeltà". (C. Carretto, il Dio che viene)
E lei di rimando: “lo devo ingrandire a caratteri cubitali che, magari, a forza di leggerlo, mi riappacifica coi piani alti!!!” (1 dicembre 2024)
Scavare molto profondo è stato coltivare sempre, anche con fatica, la preghiera cercando nuove forme, parole, tempi che si adattassero a quello che viveva. Ricevere spesso i sacramenti: la Comunione frequente con il tempo del ringraziamento in cui si arrivava al cuore di questo scavo, la celebrazione dell’Unzione degli infermi all’inizio della malattia e negli ultimi giorni.
Confrontarsi, confidarsi e affidarsi con persone fidate e amiche. Le piacevano molto gli inni e, soprattutto nell’ultimo periodo, il canto. Si faceva ripetere alcune frasi che ridiceva ad alta voce come a gustale e interiorizzarle. Anche qui parole sempre più
essenziali, poche ma gustose come quelle che potrebbero essere il suo testamento spirituale.
Più o meno a metà del percorso di cura, sul crinale tra sperare e resistere per la guarigione e arrendersi e godere il tempo che restava ripeteva: “secondo il suo cuore…qualsiasi cosa secondo il suo cuore”.

“È stato il suo sì alla Vita e al Dio della Vita. Un sì ripetuto sempre e portato avanti lottando e cantando” per attraversare così la valle oscura.

Oggi benediciamo Dio per questa fede, e ne chiediamo un poco in dono.

Una creatività colorata e generosa

Ma se il buio ha circondato vita di Elena e abitato il suo cuore, sono il colore e la generosità ad aver caratterizzato la sua presenza. Perché Elena è stata veramente “tanto” altro. Così tanto che in questi giorni ascoltandolo è impossibile da sintetizzare.

Non c’era grafica da preparare, copertina da pensare, libretto da realizzare, casa da arredare, segno liturgico o “bomboniera” da immaginare, oratorio da ristrutturare, che non la vedesse entusiasta fino al progetto e alla realizzazione di una nuova cappella per la Fondazione Angelo custode dove fede, essenzialità e gusto del bello sono stati condensati.
Dove serviva creatività, gusto, finezza e perché no un poco di puntiglio lei c’era con grande disponibilità, ma anche discrezione. “Il suo nome non prevaleva mai sul progetto, eppure chi la conosceva, riconosceva il suo tocco”.
Quanto bisogno abbiamo di questo stile.

In azione cattolica parrocchiale e diocesana, a Grumello nel gruppo liturgico, nel gruppo di acquisto solidale, nei “colori del mondo” (e con fileo e la diocesi), nella Cet e certamente dimentico tanti altri pezzi che potreste aggiungere voi. Questa abbondanza diceva anche una propensione a non rinchiudersi in un piccolo spazio come scriveva in un disegno recente: “ho in mente finestre spalancate.”

"Nel dubbio disegna"

Elena ha disegnato e colorato, fino all’ultimo. Ripeteva: “nel dubbio, disegna!”
“Colori brillanti, scelti con cura, meticolosamente accostati” a ricordare che il buio più buio può essere abitato e attraversato da un raggio di luce, di colore, di meraviglia.
Una vita, la sua, in cui ha sempre cercato e dato forma alla bellezza.
La prima lettura ci ha consegnato una rilettura della creazione parlandoci di un architetto-bimbo che gioca con Dio a disegnare e ridisegnare il mondo ponendo un limite al caos.
Noi oggi benediciamo il Signore per il dono di questa creatività generosa che Dio le ha donato e che lei ha coltivato per la gioia di tanti, anzitutto delle sue amate Giulia e Anna di cui; come hanno detto le educatrici di Predore, era “una nonna speciale”.
Non ci sarà più buio. Potremmo continuare con le amicizie, l’amore sconfinato per la sua famiglia, la baita e molto altro, ma è tempo di riconsegnare a Dio il dono che Lui ci ha fatto. E sappiamo quanto ci sosta.
Vorremmo che ci accarezzassero le parole di Apocalisse e che soprattutto accarezzassero il cuore di Carla, Laura, Habib, Federica, Stefano, di chi l’ha amata, di tutti noi che siamo nel dolore.
Affidiamo la sua vita alle mani del Pastore buono perché, dopo che lei gli ha preparato tante volte con cura la tenda provvisoria qui sulla terra, ora la accolga nella sua tenda definitiva.
In quella città dove non ci sono più progetti da fare, non più lavori da terminare, non sofferenze da sopportare, nemmeno chiese da costruire, perché c’è Colui di cui ogni bellezza è segno.
Siamo certi nella speranza che in quella casa Elena avrà ritrovato Paolo e che insieme si lasceranno abbracciare da Dio che asciugherà ogni lacrima e darà compimento a ogni bene.
Chiediamo che per Elena si avveri ora la promessa: non vi sarà più notte.
Chiediamo che possa essere adesso così per lei, e per noi di camminare illuminati dalla scia di colore che la sua vita continua a riflettere. E così sia.

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