Guadagnarsi una indulgenza, confessare dei peccati: gesti, per tanta gente, “fuori dal tempo”. Eppure, dietro indulgenza “ottenuta” e peccati perdonati, fa capolino l’esperienza unica della grazia, di ciò che non è dovuto. Ne parla Bruno Felice Duina, mentre il Giubileo sta chiudendo
“Indulgenza” e grazia
La festa del Natale e l’ormai imminente chiusura del Giubileo mi hanno spinto ad affrettarmi alla confessione in duomo di Milano: in questo mi sento molto italiano, ossia nel fare le cose impegnative sempre un po’ all’ultimo.
Un tempo si diceva “lucrare l’indulgenza”, un temine forse un po’ troppo stridente con la generosità della Grazia, ora la bolla papale di indizione del Giubileo di papa Francesco parla invece di “ottenere” l’indulgenza (“obtinere” nel testo latino originale), mentre la Penitenzieria Apostolica scrive “conseguire” l’indulgenza, mentre la stessa Penitenzieria, ancora per il grande Giubileo dell’anno 2000, parlava di “acquistare”(acquirere” nel testo latino originale) dell’indulgenza.
Tutto questo per sottolineare che anche lo sviluppo della terminologia è segno evidente di una maturazione del concetto stesso sotteso al “dono” della Grazia.
Confessarsi: uno sforzo
Accostarsi al confessionale è, almeno per me, sempre un po’ faticoso: forse ha ragione Gisbert Greshake (il noto teologo tedesco classe 1933) quando nella sua ultima opera - “Chiesa, dove vai? Guardare al futuro in prospettiva real-utopistica” - alla domanda del perché per la comunione c’è sempre un gran fila mentre davanti al confessionale non si vede quasi nessuno, scrive che per la comunione non devi fare nulla, mentre per confessarti uno sforzo comunque lo devi fare!
Recentemente, durante uno dei pranzi frugali ospite di don Alberto a Bergamo dove si parla per lo più dei massimi sistemi, don Alberto mi spiegò che rispetto ad una volta ci si confessa molto meno; tuttavia, i fedeli sono molto cambiati e il livello della confessione si è significativamente elevato.
Allora, anch’io vorrei aggiungere un tassello riflettendo sulla mia ultima confessione: anche i confessori sono molto cambiati, per fortuna!