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Lo sdegno del Mar Mediterraneo

Nonostante lo strano ottimismo del governo Meloni, nel Mediterraneo si continua a morire

 

 

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Il 3 ottobre di ogni anno è la Giornata della Memoria e dell’Accoglienza, su proclamazione dell’UNHCR agenzia dell’ONU nel 2016, al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica sul grave problema dei migranti finiti in fondo al Mar Mediterraneo e che continua ancor oggi.

23.499 morti in cinque anni

Il 3 ottobre del 2013, a poche miglia da Lampedusa, 338 persone morirono in mare mentre cercavano di raggiungere l’Europa. Una tragedia che occupò, per pochi giorni, le pagine interne dei quotidiani e che fu presto dimenticata. La ricorrenza ci ricorda che non deve succedere mai più, ma non è così. Dobbiamo avere il coraggio di guardare con attenzione quotidiana a cosa accade ancor oggi nel Mediterraneo Centrale. Anche il Mare si mostra sdegnato. Nel corso di quest’anno sono già 885 le persone che hanno perso la vita annegando in naufragi di precarie imbarcazioni di fortuna, spesso senza soccorso.

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Tra il 2019 e il 2024, Frontex ha individuato almeno 452 casi di imbarcazioni in difficoltà, segnalando la posizione alle capitanerie di porto e in particolare alle forze marittime della Libia. Appelli spesso ignorati e destinati, nei casi dei più “fortunati” sopravvissuti, a riportare i migranti nel paese delle torture e delle violenze. Gli inesorabili conteggi dei morti in mare, registrano in questi ultimi cinque anni, la cifra drammatica di 23.499 persone, morti spesso senza nome.

“Gli sbarchi diminuiscono”, dice il governo

“Gli sbarchi diminuiscono” afferma con tracotanza il governo Meloni. Ma in mare si continua a morire. A meno sbarchi corrisponde un alto rischio di morire. Persone che perdono la vita in un sistema inumano che intercetta, respinge e allontana. Le statistiche registrano che ogni giorno circa una persona ogni 38 risulta dispersa nel tentativo di una traversata del Mediterraneo. I molti sostenitori della remigrazione sostengono che le navi ong dovrebbero essere sanzionate o eliminate dal globo “terracqueo”. Ma l’emigrazione non coincide solo con gli sbarchi ma con serie iniziative politiche di accoglienza e tutela che non facciano leva sulla paura indotta dello straniero.

 

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Pochi giorni fa, dalla nave di soccorso Ocean Viking hanno scorto in lontananza un gommone in difficoltà con circa ottanta persone a bordo, tra loro donne e bambini. Prima sul radar, poi davanti alla nave hanno visto arrivare una motovedetta della Guardia Costiera libica. I soccorritori sono stati minacciati e non hanno potuto fare altro che guardare quelle persone intercettate e riportate in Libia.

 

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