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Dopo le olimpiadi. Imparare dai giochi

olimpiadi invernali

 

I Giochi Olimpici invernali di Milano-Cortina 2026 si sono chiusi (a breve inizieranno quelli paralimpici, degni di altrettanta se non di maggiore considerazione, nel rispetto delle umanità coinvolte, segnate dal dolore e motivate dall’orgoglio del riscatto).

 

 

Le molte, preziose verità che le Olimpiadi ci hanno insegnato

Cosa hanno insegnato a tutti noi e in particolare ai giovani questi giochi? Hanno insegnato che millantare credito è stupido e inutile, perché la verità viene a galla, sempre, ed è crudele (vedi la vicenda del vicedirettore di Rai Sport che ha preteso di fare l’esperto senza esserlo ed è stato sbugiardato dalla sua stessa redazione).

Ci hanno insegnato che nella vita si può cadere, anche pesantemente, ma che ci si può sempre rialzare, forti tanto quanto prima (mi riferisco alla straordinaria vicenda umana di Federica Brignone, precipitata nell’inferno della sofferenza e della frustrazione pochi mesi prima dei Giochi e poi, grazie alla sua straordinaria volontà, ascesa fino al paradiso della doppia medaglia d’oro, in un percorso di rinascita che ha del miracoloso).

Ci hanno dimostrato, queste Olimpiadi, che anche chi è sull’Olimpo ed è ritenuto il più bravo di tutti può cadere e fallire, in quanto la perfezione non appartiene all’umano e la possibilità di scivolare è per tutti dietro l’angolo (è questa la vicenda del pattinatore di figura americano Ilia Malinin, soprannominato "Quad God" ossia “dio del salto quadruplo”, caduto ben due volte durante la prova finale e scoppiato in lacrime al termine della sua disastrosa performance).

Ci hanno insegnato, le Olimpiadi, che la frustrazione provoca malessere e che, di fronte alla sconfitta, si cerca la solitudine per piangere sui propri errori (è stato così per lo sciatore norvegese Atle McGrath, che, avendo inforcato la porta nella seconda manche quando era in testa, è corso via dalla pista volendo restare da solo e si è gettato nella neve dando sfogo alla sua rabbia e alla sua delusione).

Abilità sportive e spessore umano

Ancora, abbiamo avuto la conferma che i buoni risultati si conseguono solo grazie a un lavoro duro e costante, personale e di équipe, nella fatica quotidiana e nella pazienza, nella fiducia in se stessi e negli altri, nella serena disponibilità a mettersi alla prova (in altro modo non si spiegherebbero i successi straordinari della nostra pattinatrice trentacinquenne Francesca Lollobrigida e del fondista, anch’egli trentacinquenne, Federico Pellegrino).

Abbiamo imparato che si può gareggiare, vincere e poi piangere nel ricordo di una persona cara, alla quale viene dedicata la vittoria, perché ciò che facciamo non lo facciamo necessariamente solo per noi stessi (è il caso dello sciatore bergamasco Federico Tomasoni, che ha vinto l’argento e lo ha dedicato tra le lacrime alla sua fidanzata Matilde Lorenzi, morta in allenamento; Federico ha sciato per lei e la medaglia è di entrambi, condivisa nell’amore reciproco).

I giochi, la vita, la festa

L’Olimpiade ci consegna numerose testimonianze di sorprese sportive e di altrettanti fallimenti, a dimostrazione che le cose non sempre vanno come noi vorremmo o gli altri vorrebbero, che la vita ci mette davanti a successi insperati e a sconfitte inattese; ma, la vita, è sempre pronta a tenderci la mano (o a farci lo sgambetto), per consolarci delle delusioni e ridimensionarci in caso di eccessi di autostima o di esaltazione.

Che belli poi i momenti di festa collettivi, le sfilate di apertura e chiusura dei giochi, con fiumi di ragazze e ragazzi sorridenti, tutti insieme, felici di esserci e di partecipare a un evento straordinario. Le Olimpiadi ci consegnano la testimonianza preziosa e coinvolgente di una gioventù che, a fronte di sacrifici quotidiani, vive la sua passione, coltiva i suoi sogni, si mette alla prova con fiducia e speranze, gioisce per i successi ed è disposta ad accettare gli insuccessi; certo, una gioventù fortunata, ma che sa apprezzare la sua fortuna facendola fruttare grazie all’impegno e alla serietà.

In questo atteggiamento spontaneo e costruttivo i giovani insegnano alla società che vivere significa anche sorridere e affrontare le prove col sorriso; di tutto questo dobbiamo dire grazie a loro.

Ma alla fine  l’economia governa anche le Olimpiadi

Certo, l’Olimpiade ha mostrato ancora una volta come sia l’economia a muovere il mondo e come sia l’interesse a condizionarne le leggi (pensiamo ai costi folli per poter partecipare agli eventi: anche l’Olimpiade diventa dunque una “cosa da ricchi”?). Ha dimostrato come gli sport non siano tutti uguali e quindi non lo siano neppure gli atleti, che non tutti i paesi hanno gli stessi budget da investire in strutture ed attrezzature, che lo sport non è vissuto allo stesso modo ovunque.

Anche l’Olimpiade ha rimarcato le differenze e gli squilibri, e questo è un altro insegnamento che consegna alla nostra riflessione.

Ora però l’attenzione va agli atleti paralimpici, che mettono in gioco qualcosa in più dei loro colleghi olimpici: la loro disabilità, la loro “diversità” intesa come risorsa; l’insegnamento in assoluto più prezioso.

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