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Cavallini/Il cristiano non è un bravo ragazzo

Nell’accompagnamento spirituale dei ragazzi ho sempre più preso consapevolezza
che l’essere cristiano non vuol dire essere bravi ragazzi.
Nel senso che non è la caratteristica principale e qualificante.

Perché l’essere cristiano, in ascolto della Parola di Dio e alla scuola del Maestro Gesù di Nazareth, vuol dire essere docili all’azione dello Spirito Santo in noi.  Riflettendo e “attualizzando”su alcuni personaggi biblici possiamo fare alcune constatazioni.

Abramo, Mosè, Maria, Giuseppe non sono stati “bravi ragazzi"

Abramo, se a Carran non avesse ascoltato o non avesse assecondato la voce che lo metteva in marcia verso l’ignoto di una nuova terra, avrebbe fatto comunque una buona vita, lavorando, facendo elemosine e magari adottando un bambino a distanza.

Così Mosè, se non avesse assecondato ciò che attraverso l’esperienza del roveto ardente ha inspirato nel suo cure e non avesse accettato di mettersi in gioco radicalmente per guidare il suo popolo verso la liberà, avrebbe continuato in una vita onesta, fatta di lavoro, famiglia e volontariato in “parrocchia”.

Maria, se non avesse detto il suo “si” si sarebbe sposata, avuto vari figli, avrebbe fatto la brava mamma e moglie e avrebbe fatto anche la catechista.

Giuseppe, avrebbe potuto ripudiare Maria ed essere un bravo uomo. Anzi, avrebbe assecondato la tradizione, la religione e il buon senso. Si sarebbe sposato con una brava ragazza, sarebbe stato una persona onesta e impegnata nel villaggio e magari avrebbe anche fatto l’allenatore della squadra dell’Oratorio oltre che servizio alla mensa dei poveri o al dormitorio popolare.

E così potremmo citare tanti altri personaggi della Bibbia e della Storia.

Non basta il catechismo. Ci vuole di più, molto di più

Si può essere brave persone e “bravi cristiani” senza essere autentici e senza riconoscere ed assecondare l’azione dello Spirito Santo in noi.

Vivere in sintonia con lo Spirito vuol  dire poter vivere liberati dai condizionamenti delle diverse paure, dall’ansia di prestazione circa la vita, dai condizionamenti degli altri. Vuol dire  prendere decisioni ispirate dallo Spirito che è sempre creativo, generativo, che consola, rialza e rilancia una vita. E’ lo Spirito che fa nuove tutte le cose, che è il vino nuovo che rompe gli otri vecchi.

E credo che la Chiesa intesa come comunità dovrebbe essere capace di educare le persone alla vita spirituale. Vita spirituale intesa però come capacità di ascoltare e riconoscere l’azione di Dio in noi (veicolando gli strumenti adatti). Vuol dire che le persone animate dallo Spirito devono essere libere, autentiche, piene di coraggio, di amore vero, di creatività e di fecondità.

Purtroppo spesso l’iniziazione cristiana si risolve solo nell’insegnare il catechismo, i comandamenti e l’etica che ne deriva. Ma la vita spirituale è qualcosa di molto di più, non in alternativa ovviamente, ma un di più. Più bella, più ricca, più avvincente, più feconda. Ma può anche essere destabilizzante. E allora allevare “bravi ragazzi” va bene a tutti.

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